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Città dei Bambini 2018:
due weekend, un
cammino e tanta energia

Il motto è sempre quello dell'inizio: una città a misura di bambino è una città a misura di tutti. L'idea si espande a tutto il territorio, ed è esportabile
CASALMAGGIORE – Una trentina tra commercianti e soggetti attivi. Non solo i soliti noti, quelli che si vedono sempre ogni volta che c’è un’iniziativa, quelli che hanno imparato già da tempo che la forza vera del commercio è nel commercio stesso, è in ogni singola persona e in quello che può portare al bene comune e al contempo al proprio bene.
Non sono entità distinte: lavorare per le proprie vie è lavorare per la propria attività. C’erano volti nuovi, a partire da alcuni commercianti di Quattrocase e di Vicobellignano, frazioni che da quest’anno saranno parte integrante delle iniziative. Il primo incontro organizzativo de ‘La città dei bambini 2018’ è andato oltre le aspettative.
Non si è parlato di programmi, se non a livello molto generale. Perché i programmi poi li faranno le vie stesse, organizzandosi come meglio valuteranno, tenendo conto del tema principe dell’iniziativa. I bambini al centro di tutto. Le iniziative – come ha ben spiegato Giancarlo Simoni, responsabile di Slow Town – non sono fini a se stesse. Sono solo un passo per dimostrare, in maniera forte e incontrovertibile, che un modello di città slow, di una città che mette in primo piano le sue botteghe, i suoi commercianti, i suoi bambini è possibile, come possibili sono altre sperimentazioni.
Oltre agli argomenti già preannunciati, la biciclettata dei bambini, l’inaugurazione del cammino delle tre chiese con tanto di cartellonistica, il raddoppio delle giornate dedicate ai bambini (6 giorni invece dei 3 dell’edizione 2017) spalmate su due weekend, si è parlato di altro. Di un’ipotesi di città futura.
LE SCUOLE – La rigenerazione urbana – grazie a Slow Town – è entrata nei programmi scolastici. Saranno gli stessi ragazzi a progettare gli spazi davanti ai plessi Marconi e Diotti e ad evidenziare i pericoli sui percorsi a piedi e in bici. Il progetto dei ragazzi verrà presentato venerdì 11 maggio in via Favagrossa. Servirà da base insieme a quello stradale realizzato da Matteo Dondé – per un progetto complessivo di mobilità casa-scuola (in questo caso anche scuola-scuola) che verrà poi presentato all’amministrazione e messo in lizza per i bandi. “Dopo tutti i riconoscimenti ottenuti e per un progetto del genere siamo sicuri di poter vincere ogni bando al quale il progetto verrà presentato” ha spiegato Simoni. Sarà una delle novità di quest’anno quella di aver coinvolto nella progettualità gli stessi istituti scolastici. E le scommesse sui bandi, quelli di slow town, amano vincerle.
LA SPERIMENTAZIONE – Via Baldesio è stata solo l’inizio. Nei prossimi giorni dovrebbero iniziare i lavori finanziati grazie alla vittoria del bando di Fondazione Cariplo. “Quando via Badesio sarà terminata la strada sarà tutta in discesa anche per il resto. Perché a quel punto anche le altre vie potranno fare lo stesso, partendo da una sperimentazione e da un progetto. Ci auguriamo che a maggio si possano inaugurare le due rigenerazioni del parco di via Italia e della via Baldesio come zona 30”. La prossima via in cui sperimentare potrebbe essere la via Cavour, o via Favagrossa. E’ solo un’ipotesi, ma anche via Baldesio prima della sperimentazione lo era.
LA SOCIAL STREET – Si è partiti da via Baldesio, via Favagrossa e via Cavour. Ma presto potrebbero essercene altre. E potrebbero esserci frazioni social, Quattrocase Social, Vicobellignano Social e Vicomoscano Social. Il logo delle social street è già pronto, starà anche in questo caso ai commercianti decidere se utilizzarlo per le loro iniziative in maniera assolutamente gratuita.Slow Town e i negozi della rete, nell’eventualità di altre iniziative, fungeranno da supporto. La solidarietà tra commercianti, il coinvolgimento di numerose associazioni del territorio e delle scuole potranno fungere da fulcro ad ulteriori momenti ‘social’. Per le vie con poche attività commerciali, o le frazioni, si potranno studiare iniziative ad hoc. Con un unico punto fermo: ad organizzare, a mettere sul tavolo le idee saranno i commercianti stessi. Stop alle iniziative calate dall’alto. Nelle prossime settimane saranno le vie stesse a pensare a quel che si può fare.
LE BOTTEGHE – Le zone 30, la slow Town, la rigenerazione urbana come motore anche per la crescita delle botteghe di prossimità, punto di riferimento anche per i più piccoli. “Una via Slow – ha spiegato Simoni – non è solo una strada più sicura. E’ una strada in cui i bambini possono avere come punto di riferimento i negozi, chiedere loro un bicchier d’acqua, o di poter telefonare a casa. Una strada sicura è quella in cui lascerei andare anche da soli i miei figli, certo per loro che in ogni strada, in ogni via della città possono entrare dal commerciante amico per farsi dare una mano”. Anche questo è uno degli aspetti – la socialità – sul quale si punta molto quest’anno. Dove vanno i bambini, ci sono anche genitori. Dove i marciapiedi sono più larghi, le biciclette circolano, le persone si fermano ecco che le possibilità per i negozi aumentano. I negozi della rete dei negozi amici della città dei bambini sono 120, a cui viene richiesto un contributo annuale di 20 euro che poi servono, con qualche integrazione, all’organizzazione della festa, alla cartellonistica, ai vari progetti.
IL PROGRAMMA – Nelle prossime settimane le vie si riuniranno per conto proprio per mettere giù le iniziative. Entro fine marzo, metà aprile il programma de ‘La città dei bambini’ dovrebbe essere definitivo e reso noto: sarà spalmato nei due wekend centrali di maggio. Un occhio di riguardo ai più piccoli – in fondo la festa nasce per loro – senza dimenticare i più grandi. Musica, sport, giochi, cibo. La riscoperta della strada come punto di incontro, luogo di filos. Saranno due weekend intensi in cui sempre più importante e decisivo, oltre all’immaginazione dei commercianti stessi, sarà il ruolo e l’impegno delle associazioni (CRI, AVIS, Atletica Interflumina, GEV, Associazione Persona Ambiente tra le altre) e il ruolo delle scuole.
IL CAMMINO – Tra le novità importanti quella del cammino delle Chiese (da San Rocco a San Serafino di Martignana, passando per Santa Lucia e magari terminando il percorso a San Benedetto di Borgolieto a Gussola) nelle due versioni, quella tratto tangenziale ed argine maestro ed uno più ‘naturalistico’ via Golena. Il 2019 sarà l’anno dei Cammini e Slow Town gioca d’anticipo. Veri e propri percorsi ben tracciati, adatti a famiglie e a sportivi, amanti di fotografia e di trekking. Ma anche un modo per poi chiedere l’accesso a bandi, per i cammini e per il recupero di beni territoriali importanti. Un’altra scommessa di Slow Town sulla quale é utile portarsi avanti, anticipando i tempi. Sui cammini il Listone di Casalmaggiore per bocca di Alessandro Rosa, presente alla riunione organizzativa (come tutti gli anni il Listone anche in questo non ha fatto mancare il proprio appoggio e Carlo Sante Gardani é da sempre uno dei più convinti amanti della città slow) ha promesso un proprio contributo. Un’azione ‘politica’ di quelle che i ragazzi amano fare, ripulire, ridare dignità al percorso stesso ove ve ne fosse la necessità.
LA STRADA – E’ quella tracciata, la stessa che ormai da anni caratterizza il lavoro sul territorio del gruppo legato a Slow Town. Un lavoro costante per ridare alla città, e più in generale al territorio una vivibilità maggiore. “La città – spiega Simoni – senza un processo di rigenerazione radicale é morta, o destinata a spegnersi”. Il motto è sempre quello dell’inizio: una città a misura di bambino è una città a misura di tutti. L’idea si espande a tutto il territorio, ed è esportabile. Una realtà a misura di bambino è una realtà a misura di tutti. Sembrano passati secoli da quando quattro pionieri – i pasdaran della mobilità dolce – cercavano di spiegare concetti semplici a pochi uditori. Una città migliore è possibile. E non è solo un comitato a crederci. Ma tante persone che l’abbozzo di quella città migliore l’hanno visto disegnato nelle numerose iniziative e vissuto sulla propria pelle.
Nazzareno Condina

 

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