Un commento

Un ponte, la malattia
e l'amore. "Insostenibile
una vita così!"

Quella di S. è una storia particolare. Commerciante a Casalmaggiore, dove ha pure residenza, ha un compagno di Coltaro. Un compagno di vita
Foto: Stefano Superchi

CASALMAGGIORE – “Nessun luogo è lontano per un volo d’amore” cantavano gli Stadio. La canzone era dedicata a Bosko e Admira, due giovani fidanzati uccisi nel conflitto serbo/bosniaco durante la guerra in Jugoslavia nel 1993.

Nessun luogo è lontano, quando l’amore c’è. Ma se di mezzo c’è un ponte, chiuso, tutto diventa più complesso, più difficile. Di storie, in questi mesi – parentesi di vita di chi la vita l’ha vista cambiare da un giorno all’altro da quel 7 settembre scorso – ne abbiamo raccontate tante. Quella di S. è una storia particolare. Commerciante a Casalmaggiore, dove ha pure residenza, ha un compagno di Coltaro. Un compagno di vita. E questa mattina ha vissuto una storia pesante, legata a chi, nel casalasco è ancora di casa ed ha bisogno di cure ed attenzioni.

Amore e malattia. S. ha ancora gli anziani genitori che vivono a Roncadello. La mamma è malata da un po’. Ha una malattia rara, di quelle che ti fanno sempre stare in apprensione. “Questa mattina alle cinque – ci racconta – mi ha chiamato mio padre che la mamma stava male. Un’emorragia che ne ha richiesto il ricovero immediato in ospedale. Ero a Coltaro, a casa del mio compagno, sono corsa per prendere il treno delle 5.29 per arrivare a Casalmaggiore. In stazione il treno non c’era, ho dovuto aspettare quello delle 5.51. Dalla tensione sono scoppiata a piangere”.

Nella testa la chiamata del padre e quell’ansia che ti prende quando non sai come stanno, o come possono stare le persone che più ami. Quando ti dicono che una persona è in ospedale e non puoi sentirla, i pensieri spesso hanno il sopravvento, e sono pensieri pesanti: “Ero lì, ad aspettare un treno perché anche prendendo la macchina ci avrei messo lo stesso tempo, con il pensiero di non arrivare in tempo da chi in quel momento aveva bisogno di me. Non riesco più a vivere una vita tranquilla, non ce la faccio più”.

Alla fine la corsa in ospedale, dove la mamma era tenuta sotto osservazione. “Ero andata nel panico, questo terrore lo vivo quotidianamente. E questa vita non è sostenibile per lungo tempo”.

A Coltaro vive il suo compagno, che nella città parmense lavora: “A volte viene qui lui, ed altre vado lì io, almeno per trascorrere la notte insieme. Alla sera uno dei due è costretto a fare il pendolare nelle condizioni in cui siamo adesso, con un ponte chiuso ed i treni che ci sono. Ho cominciato a prendere il treno quando hanno chiuso il ponte e dico che un servizio così è anche difficile da spiegare. Difficile da capire se un treno non sei costretto a prenderlo. Quando il mio compagno viene qui dove vivo, spesso lascia la macchina al di là del ponte e viene a piedi, facendosi i due chilometri di ponte al buio. Io non mi fido a farlo da sola nella notte”.

Una storia come tante, legata alla chiusura di un ponte e alla precarietà dei servizi sostitutivi. S. ci ha chiesto l’anonimato, proprio per la vicenda strettamente personale che la riguarda. Qualcuno le sta rubando il tempo. Il tempo degli affetti più cari, il tempo del relax e il tempo dell’amore. Nessuno ha il diritto di farlo ma qui, da settembre funziona così. Con gente che vive nell’attesa e nell’angoscia, con poche speranze per il domani. E con istituzioni che non riescono a dare nessuna risposta. Neppure nell’oggi.

Nazzareno Condina

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Commenti
  • Emilio Lantieri

    Istituzioni di sciacalli!!! Vergognatevi politicanti!!! Vergognatevi pseudo-dirigenti!!! Di fronte a situazioni come questa dovreste domandarvi con che diritto vi viene ancora lasciata la possibilità di vivere nell’agio anziché strisciare tra i vermi… Parassiti!!!