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Nicola Busi e il suo Giro d'Italia
in bici. "Ma sul cicloturismo di
certo molto è ancora da fare"

Dove dormi durante questi spostamenti? “In genere mi appoggio ad amici o a persone iscritte su particolari piattaforme: una sorta di bed and breakfast ma molto più informale. E non prenoto mai a lungo termine".

COMMESSAGGIO – Il suo Giro d’Italia in bicicletta potrebbe avere come sottofondo musicale “Il mare d’inverno” della Bertè. Perché girare il Belpaese sulla costa a gennaio regala bellezza e un po’ di solitudine e di sicuro offre un’immagine differente da quella che siamo abituati a osservare in alta stagione in Romagna, in Puglia o  in Calabria e in generale sulla costa Tirrenica. Insomma, meno caos e più serenità.

Sì, ma perché Nicola Busi, classe 1990 di Commessaggio, ha deciso di partire proprio ora, anziché in primavera? “Anzitutto devo dire – sorride Nicola, che contattiamo mentre si trova a Silvi Marina, vicino a Pescara, capolinea della quarta tappa del giro partito dalla sua Commessaggio – che sin qui il meteo mi sta assistendo: 15° C fissi quasi tutto il giorno, o almeno nelle ore in cui mi metto in sella: in genere corro dalle 9 alle 13.30 e poi mi fermo. Sfrutto la mattina, quando la luce è buona e c’è un po’ meno freddo, per spostarmi, mentre nel pomeriggio, dopo pranzo, visito un po’ le città dove mi fermo. Tornando alla domanda: mi è scaduto il contratto di lavoro ed ero indeciso, un paio di settimane fa, se rimanere in Italia o andare all’estero. Nel dubbio, mi sono preso questi due mesi per girare l’Italia”.

Le tappe sono già tutte fissate? “No, ma le programmo due giorni prima. In sostanza oggi (mercoledì, ndr) so già che tra 24 ore sarò a Termoli e poi scenderò ancora di qualche chilometro. E’ chiaro che in questo periodo dell’anno alle ore 16 c’è già buio e non me la sento di rischiare: in media percorro un centinaio di km al giorno, senza forzare. Sono abituato a fatiche più pesanti, come ad esempio l’Ironman di Cervia e i vari Triathlon che ho sostenuto negli ultimi anni: mi reputo un drogato di sport, nel senso più positivo possibile. Così, quando scendo dalla bicicletta, dopo pranzo, mi muovo a piedi e visito i paesi in cui mi trovo”.

Dove dormi durante questi spostamenti? “In genere mi appoggio ad amici o a persone iscritte su particolari piattaforme: una sorta di bed and breakfast ma molto più informale. Non prenoto mai a lungo termine, in genere lo faccio 2-3 giorni prima. Quindi il pomeriggio mi serve anche per cercare una sistemazione nelle tappe a venire. Mando qualche mail e vedo chi risponde prima e ovviamente valuto poi l’offerta migliore. E’ un turismo assolutamente sostenibile: chiaramente non cerco hotel a 5 stelle”.

Già, ma l’Italia è pronta alla tanto reclamizzata “rivoluzione del cicloturismo”? “La verità? Abbiamo enormi potenzialità e personalmente ho scelto di girare l’Italia, e non l’Europa, in bicicletta, perché sono convinto che sia prima di tutto giusto conoscere meglio il nostro Paese, che non ha nulla da invidiare al resto del Mondo. Tuttavia in questi quattro giorni in bici ho già rischiato tre incidenti, con auto che in qualche caso mi hanno tagliato la strada. Capisco che una Statale come l’Adriatica non sia il massimo per una bicicletta, ma per percorrere l’Italia dalla costa con un velocipede da corsa, non abbiamo grandi alternative. Insomma, qualcosa di meglio si può fare senza dubbio. Servirà tempo, ma meglio iniziare”.

Due mesi e poi il ritorno: tempi rispettati, sin qui? “Me la sono presa comoda: in totale, per percorrere 3100 km, credo di impiegare sei settimane ma, tenendo conto di eventuali contrattempi, del maltempo e del fatto che comunque nessuno mi corre dietro e la mia non è una gara, ho preferito prevedere il ritorno nel giro di due mesi. Dovrei farcela con tranquillità molto prima: ma non ci penso, ora voglio godermi l’Italia, giorno dopo giorno”.

Giovanni Gardani

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