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Scacco alla 'ndrangheta:
arresto-bis per Nicolino
Grande Aracri e Antonio Rocca

Il provvedimento in questione recepisce i motivi in tema di esigenze cautelari e di pericolosità sociale evidenziati nei confronti degli imputati nella richiesta di applicazione della misura cautelare personale.

MANTOVA – Il 16 aprile, nell’ambito della complessa e articolata attività di indagine avviata a seguito della recrudescenza di episodi incendiari di origine dolosa che hanno interessato la Provincia di Mantova nell’estate del 2011, il dipendente nucleo investigativo dei Carabinieri ha proceduto all’arresto di Nicolino Grande Aracri nato a Cutro (Kr) il 20 gennaio 1959 e di Antonio Rocca nato a Cutro (Kr) il 16 settembre 1970, in esecuzione dell’ordinanza applicativa di musura cautelare emessa il 12 aprile dal Tribunale di Mantova, per il reato di associazione per delinquere di stampo ‘ndranghetistico e reati fine aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose (estorsioni, detenzione abusiva di armi da fuoco ed altri reati). Entrambi erano già stati rispettivamente condannati in primo grado dal Tribunale di Mantova alla pena di 28 anni di reclusione il primo, ed alla pena di 26 anni e 10 mesi di reclusione il secondo. 

Il provvedimento in questione recepisce i motivi in tema di esigenze cautelari e di pericolosità sociale evidenziati nei confronti degli imputati nella richiesta di applicazione della misura cautelare personale della Procura Distettuale Antimafia di Brescia, dovuta al persistere – stante la posizione di vertice occupata da Grande Aracri nell’omonimo sodalizio di ‘ndrangheta e del corrispettivo ruolo di capo promotore svolto da Antonio Rocca in seno alla compagine criminale – di elementi che hanno evidenziato l’attualità del pericolo di reiterazione dei reati, per i quali gli stessi, nel processo ‘Pesci’, hanno riportato la condanna emessa il 21 settembre 2017 dal Tribunale di Mantova in quanto ritenuti responsabili di aver promosso costituito, e diretto un sodalizio criminale armato, di stampo ‘ndranghetistico, strutturato come propaggine autonoma del clan Grande Aracri di Cutro, finalizzato alla commissione di delitti sia contro la pubblicazione amministrazione, che contro il patrimonio e la persona per assumere il controllo dei più remunerativi settori economici del territorio e il predominio delle istituzioni e delle comunità mantovane e cremonesi. Gli arrestati sono stati associati alle carceri di Opera (Grande Aracri) e Voghera (Rocca) presso le quali erano già detenuti. 

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