Un commento

Gussola, ecco le prime "botte"
elettorali. Belli Franzini a Voltini:
"Dica che è appoggiata da Casapound"

"Basta sfogliare un qualsiasi libro di storia per capire che quel simbolo esprime concetti vecchi e bocciati dagli eventi e dalle persone, anche se si tenta disperatamente di spacciarlo per una novità" spiega il sindaco uscente.

GUSSOLA – Non è ancora ufficialmente campagna elettorale, ma poco ci manca. E del resto era inevitabile, tenendo conto dell’anomalia che si è verificata a Gussola già in fase di candidatura col sindaco Stefano Belli Franzini che si ricandida e viene sfidato da Miriam Voltini, che fino a tre anni fa era assessore nella stessa giunta.

E’ evidente che gli screzi non sono stati pochi, se addirittura, un solo mandato dopo, due ex compagni di vedute e di avventura amministrativa arrivano a strappare e a sfidarsi, ma le parole di Voltini hanno stimolato una prima replica e riflessione di Belli Franzini. “Abbiamo cercato – e crediamo anche di essere in parte riusciti – di smorzare le contrapposizioni ideologiche che nel passato sono state piuttosto accese e ci siamo concentrati sull’agire esclusivamente nell’interesse del paese. Cercando di sopire e spegnere tensioni passate e ponendo come fine principale il bene comune. Abbiamo cercato di alleggerire il più possibile le animosità cercando una sempre maggiore concordia tra i cittadini. Concordia che si è espressa anche nelle votazioni pressoché unanimistiche nei numerosi consigli comunali degli ultimi anni. Pertanto, crediamo di avere testimoniato il più possibile, col nostro operato, con i nostri comportamenti ed anche con tutto quanto realizzato, un corretto approccio all’amministrazione di una piccola realtà come la nostra. Realtà ove riteniamo poco utile accendere o rinfocolare contrapposizioni ideologiche o politiche, perché l’asfaltatura di una strada, una scuola pulita e decorosa, degli impianti sportivi per i giovani degni di questo nome, un cimitero ordinato e dignitoso, strade parco e ciclabili sicure, l’ascolto dell’imprenditoria locale, la soluzione di problematiche di allagamenti in certe zone del paese nonché la fornitura di servizi sociali e generali adeguati non sono connotate da nessuna appartenenza politica”.

“Né ci siamo disuniti – prosegue Belli Franzini – quando in certi momenti ti accorgi che molti spariscono, che certe disponibilità vengono meno sino a scomparire solo perché la responsabilità è passata di mano. Abbiamo continuato lo stesso con impegno cercando di non vedere cercando di superare o meglio abbattere questi steccati di cui tanto si parla. Lo abbiamo fatto con lo spirito di servizio del cittadino comune. Nessuno di noi è un professionista della politica. Anche noi abbiamo un lavoro o lo abbiamo avuto. Non siamo in cerca di scranni o di medaglie, non abbiamo preteso stipendi o ruoli che soddisfino la propria vanità. Chi lo fa con questi presupposti è perdente in partenza e fatalmente, come è avvenuto, scappa alle prime difficoltà”.

Qui sta un primo banco d’accusa, abbastanza pesante. E la replica prosegue: “Non abbiamo realizzato un programma “per pochi eletti” come ha detto Voltini. Affermazione fatta peraltro da ex amministratori che scelgono di ricandidarsi, i quali avrebbero fatto bene a fare umilmente il loro dovere quando ne avevano la possibilità, anziché riempirsi la bocca di chiacchiere a vuoto adesso. Crediamo che una buona amministrazione sia da valutare e – se si crede – da confermare per quanto ha fatto e non per oziose e passate questioni ideologiche, per lo meno nelle realtà come le nostre”.

Immancabile il riferimento del simbolo della lista Identità Gussolese, che richiamerebbe col gladio e lo scudo al periodo fascista. “Ognuno è libero di scegliere i simboli che più lo rappresentano – sostiene Belli Franzini – . Questo non significa non poter avere opinioni, non sentire toccate alcune sensibilità o anche avere un senso di dejà vu vedendone alcuni. Basta sfogliare un qualsiasi libro di storia per capire che quel simbolo esprime concetti vecchi e bocciati dagli eventi e dalle persone, anche se si tenta disperatamente di spacciarlo per una novità. Molti sono gli esempi riproducibili che confermano questa tesi. E va considerato anche l’aspetto legato al presunto civismo di una lista che ha cercato disperatamente l’appoggio ufficiale di un partito quale la Lega. Approccio respinto ufficialmente, come riportato da organi di stampa, in quanto il simbolo è stato considerato rappresentativo della destra estrema”.

“Bisognerebbe anche avere il coraggio – attacca Belli Franzini – di uscire da questa ipocrisia e dire apertamente e senza vergogna che la lista fa riferimento a Casapound, non c’è niente di male. Però si dica la verità ai futuri elettori. Saranno poi i cittadini Gussolesi a valutare se la scelta di certi simboli dove – dopo tanti sforzi – la contrapposizione sembrava essere stata faticosamente sopita, sia un messaggio coerente con le intenzioni espresse o piuttosto una contraddizione sin dall’origine. Noi nel frattempo come amministrazione faremo quello che abbiamo sempre fatto, ovvero continuare a lavorare fino all’ultimo giorno del nostro incarico per il bene di tutto il paese. Tante sono le cose fatte e da finire, tanti sono i progetti in itinere. Starà ai nostri concittadini decidere se continuare a far si che questo paese possa continuare in questa linea di cambiamento verso il meglio, verso un concetto positivo di comunità che possa testimoniare che a Gussola si vive bene o quantomeno meglio. Sperando ovviamente che quanto fatto ed il comportamento tenuto negli anni – rispettoso e aperto a tutti – sia apprezzato dai cittadini e ci permetta di ottenere ancora la fiducia della maggioranza dei gussolesi, qualsiasi siano le loro sensibilità politiche, il loro vissuto, le loro idee. Nell’anticipare quanto sopra, formuliamo alla lista con cui ci confronteremo, i nostri migliori auguri di buon lavoro”.

redazione@oglioponews.it

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Roberto Rossi

    Esattamente, Stefano, esattamente. Ci si può fidare di una persona eletta in una lista di centrosinistra e che oggi vorrebbe amministrare con Casapound e altri nostalgici del Duce? Cara Miriam, ti facevo diversa. La questione non è “non avere tessere”; è importante invece dimostrare coerenza, cosa che evidentemente a te manca.