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Bracconaggio, il convegno
porta a unire le forze: pronti
un documento e un tavolo comuni

Le varie associazioni, provenienti da province confinanti o comunque accomunate dal fatto di essere bagnate dal Grande Fiume, dunque Cremona, Mantova, Piacenza, Parma e Reggio Emilia, hanno convenuto che è necessario darsi una mano e collaborare.

CASALMAGGIORE – Un convegno per fare gruppo, per unire le forze, per collaborare. E prima di tutto per conoscere. Un convegno che potrebbe portare a un tavolo tecnico comune e costante sul tema del bracconaggio. E’ stata buona la partecipazione giovedì sera in Auditorium Santa Croce a Casalmaggiore all’incontro per salvaguardare il Po dal fenomeno sempre presente – e in qualche caso crescente – del bracconaggio e pure della pesca di frodo. Un convegno organizzato da Carp Fever Team, con il presidente Matteo Cortellazzi che è peraltro anche una delle neonominate Guardie Ittiche Volontarie per la Provincia di Cremona e per quella di Piacenza. Erano presenti, tra gli altri, Marco Micolo, presidente del consiglio comunale di Casalmaggiore ma qui in vesti non istituzionali, Vitaliano Daolio dell’Acquario del Po di Motta Baluffi, Emilio Padovani di Fipsas Parma, oltre al sindaco casalese, che ha portato i suoi saluti, Filippo Bongiovanni.

Tra le nuove leggi, la più importante è la numero 40, che ha istituito infatti il penale per la pesca di frodo e il bracconaggio: se prima il reato era punito solo a livello amministrativo e, quasi sempre, il destinatario era un pescatore di frodo residente fuori dall’Italia che dunque, tornando al proprio Paese, riusciva in qualche ad aggirare la sanzione senza pagarla, ecco che l’introduzione del penale, che colpisce la persona fisica e non più solo il portafoglio, rende più complessa la situazione giudiziaria di chi sgarra.

E’ chiaro però che la parte più interessante del convegno, che ha visto la partecipazione anche delle due canottieri di Casalmaggiore, l’Eridanea e gli Amici del Po, era quella riguardante il dibattito: le varie associazioni, provenienti da province confinanti o comunque accomunate dal fatto di essere bagnate dal Grande Fiume – dunque Cremona, Mantova, Piacenza, Parma e Reggio Emilia – hanno convenuto che è necessario darsi una mano e collaborare.

Paradossalmente, il bracconiere può infatti sfuggire alla sanzione, semplicemente cambiando provincia, stando a quei limiti invisibili ma per la legge chiari che il Po traccia: in sostanza se il bracconiere sgarra in territorio cremonese e poi si sposta in territorio piacentino, non è più perseguibile e non può finire a verbale. A meno che non vi sia una modifica anche della legge e prima di tutto una collaborazione, come detto, più proficua tra enti e associazioni.

Per questo il convegno di giovedì, che per la prima volta ha messo di fronte gente di Po di differenti territori, partorirà presto un documento comune, che tutte le parti dovranno sottoscrivere e che dovrebbe portare presto a istituire un tavolo tecnico sul tema del bracconaggio, che potrebbe divenire in un secondo momento permanente. O comunque convocabile a seconda delle esigenze.

Giovanni Gardani

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