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Meo Sacchetti e Aldo Vanoli,
racconto a cuore aperto
al Rotary Piadena Oglio Chiese

Con le tante domande dal pubblico, Sacchetti ha poi parlato della sua infanzia nel campo profughi in Puglia, senza conoscere di fatto il padre, mostrando lo spessore umano ben noto che cerca di trasmettere ai suoi ragazzi.

CASTELFRANCO D’OGLIO – Una serata con il presidente Aldo Vanoli e il coach Romeo “Meo” Sacchetti, protagonisti della splendida vittoria recente della Coppa Italia, il primo grande trofeo conquistato dal basket cremonese. E’ quella riservata all’agriturismo L’Airone dal Rotary Club Piadena Oglio Chiese, che giovedì sera ha ospitato i due protagonisti. In sala, oltre a soci ed ospiti, anche i dirigenti del Corona Platina di Piadena Carlo Piazza (presidente), Antonello Tonghini (direttore sportivo) e Carlo Alberto Toninelli (direttore generale), oltre al presidente onorario Luigi Malaggi, socio del Rotary ospitante. Il presidente del club Gianmario Delvò ha introdotto Aldo Vanoli parlando del clima familiare che ha saputo trasferire prima in azienda e poi nella società sportiva, ed ha presentato la carriera densa di successi, sul campo e in panchina, di Meo Sacchetti.

Quest’ultimo ha parlato nel modo schietto e ironico che conosciamo. Sull’arrivo a Cremona: «Ero a Brindisi ma c’era poco feeling col presidente. Cremona però era in A2, ma tutti mi parlavano bene dell’ambiente e di Aldo Vanoli. Quindi ci siamo incontrati, e sono bastati meno di 10 minuti per trovare l’accordo: mi ha pagato poco, ma io speravo che con il salto di categoria mi avrebbe aumentato lo stipendio. La scelta fatta è risultata felice, d’altronde io per rendere e far rendere una squadra devo trovarmi bene nell’ambiente, e a Cremona si può lavorare bene. Qui c’è un pubblico appassionato ma non di scalmanati. Abbiamo riempito il palazzetto contro Milano e ora spero che si sia aperta una strada: il pubblico è un fattore importante e lo abbiamo visto ai nostri danni a Trieste. Spero anche di vedere un giorno i tifosi avversari mischiati sugli spalti, ognuno a tifare “per” e non “contro”. Dobbiamo crescere in cultura sportiva».

Sulla Vanoli: «L’ambiente del basket ha accolto bene la nostra vittoria di Coppa Italia, ora dobbiamo vincere per centrare i playoff. Se poi andasse male, ho un contratto e i soldi li prenderò lo stesso». Fuor d’ironia: «Sappiamo bene che quando vinci fai miracoli, poi quando perdi…». Sulla Nazionale: «Quelle azzurre sono finestre stimolanti sia per me che, credo, per Cremona. I Mondiali danno risonanza al nostro basket. Nel girone avremo la Serbia e due avversarie meno ostiche. Se va tutto bene poi affronteremo anche la Spagna. L’obiettivo è passare il primo turno, ma abbiamo visto con la Vanoli in Coppa quanto sia importante essere bravi a sfruttare una porta rimasta aperta, l’occasione che va colta». Sulla proposta di cittadinanza onoraria: «Sono qui da soli due anni, credo che una proposta del genere debba essere fatta per Aldo Vanoli».

E sentiamolo, il pres, che ha parlato degli inizi con la società di Secondo Triboli ed il graduale coinvolgimento: «Mi sono ritrovato ad avere tutte le quote, ma sono contento della scelta fatta e orgoglioso di aver contribuito ai grandi risultati raggiunti. Sconcerta vedere pochi imprenditori che si avvicinano allo sport di squadra, che mostra come i risultati arrivino grazie proprio al lavoro di squadra».

Con le tante domande dal pubblico, Sacchetti ha poi parlato della sua infanzia nel campo profughi in Puglia, senza conoscere di fatto il padre, mostrando lo spessore umano ben noto che cerca di trasmettere ai suoi ragazzi. Due frasi fra le tante: «Non ho rimpianti, la mia è stata comunque una bella infanzia. L’unico rimpianto forse era quella bici che mi promettevano ogni anno qualora fossi stato promosso e non arrivava mai. Poi ho capito che non potevamo permettercela». «La squadra con cui sono più legato è Asti con cui ho vinto in serie C: ho ancora un gruppo whatsapp con tutti loro».

V.R.

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