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Bozzolo, 25 aprile di festa con
un piccolo caso: "Bella Ciao" salta per
volontà di un componente della banda

Stando a quanto è stato riferito, la canzone sarebbe stata tolta dal repertorio per una specifica richiesta da parte di un componente della banda. A quel punto il pezzo non è più stato provato e messo a punto e le note di “Bella Ciao” non sono risuonate a Bozzolo.

BOZZOLO – Il 25 aprile è una festa divisiva? Se lo chiedono in molti e ogni anni, quando la ricorrenza della Liberazione torna, il quesito riemerge. Nel suo piccolo anche quello che è accaduto a Bozzolo può e deve fare riflettere, rappresentando una sorta di “piccolo caso”. Nel comune di don Primo Mazzolari, infatti, c’è chi ha notato l’assenza nel repertorio della banda Santa Cecilia diretta dal maestro Stevanon, delle note di “Bella Ciao”, la canzone partigiana per eccellenza. Stando a quanto è stato riferito, la canzone sarebbe stata tolta dal repertorio per una specifica richiesta da parte di un componente della banda. A quel punto il pezzo non è più stato provato e messo a punto e le note di “Bella Ciao” non sono risuonate a Bozzolo.

Il 25 aprile a Bozzolo è stata in ogni caso una grande festa. A prendere la parola sono stati il parroco don Luigi Pisani, che si è soffermato sulla necessità e sulle difficoltà della democrazia, con don Nicola Premoli, che ha concelebrato. E’ stata anche posizionata, con la lettura delle motivazioni da parte degli attori Andrea Avanzi e Ermanno Maioli, la stele in occasione delle visite del Presidente Mattarella e di Papa Francesco sulle orme di don Primo Mazzolari. Erano presenti il generale Francesco Boselli, il Comandante Einar Ronconi e i Carabinieri della stazione di Bozzolo, le Associazioni Combattentistiche (Combattenti, Alpini, Bersaglieri, Carabinieri) e d’Arma, l’Istituto Comprensivo Gonzaga, la Fondazione don Primo Mazzolari, i Volontari Civici, gli Amministratori della Giunta e Consiglieri, la Polizia Locale, mentre alcuni ragazzi hanno portato una maxibandiera tricolore.

“Il saluto d’obbligo – ha ricordato il sindaco Giuseppe Torchio, in fascia tricolore d’ordinanza – va al Presidente dei Combattenti e Reduci Emilio Enrico Maffezzoli che a 96 anni ci ha lasciato e ci guarda da lassù. Un pensiero di particolare vicinanza alla famiglia di Hanaa, un toccante saluto agli amici del CAI di Bozzolo ed al giovane di Vho, recentemente scomparso, con la dedica di “Signore delle cime” da parte della banda”. 
Sempre Torchio ha ricordato la necessità di fare memoria, commosso dalla curiosità dei ragazzi che hanno visitato i campi di concentramento tedeschi e dalle iniziative locali con la visita a Fossoli e dall’attenzione viva ed attiva a don Primo raccolta tra gli studenti Bozzolesi, Bresciani e Parmigiani nel corso delle recenti iniziative mazzolariane.

“In questo senso – ha aggiunto Torchio – la visita di mercoledì al Papa in Vaticano da parte dei giovani cattolici bozzolesi e l’incontro al Quirinale del presidente Mattarella coi rappresentanti delle associazioni partigiane sono momenti di viva emozione che restituiscono il senso di gratitudine della Comunità a chi ci guida sia a livello spirituale che civile. Dopo una pace duratura, vicino a noi, in quella che un tempo si chiamava la quarta sponda, i bagliori della guerra e lo scontro di potenze armate”.

“Ma il “Tu non uccidere” del prete di Bozzolo – ha proseguito il sindaco – non può morire in questa comunità aperta, deve farsi strada nella vocazione alla pace, all’accoglienza dell’ultimo e del diverso con un livello alto di attenzione alla persecuzione delle minoranze siano esse zingari, diversi, ebrei: ricordiamo la degenerazione delle leggi razziali ma anche la necessità di applicare con grande intelligenza le disposizioni ingiuste. Il podestà Rosa, don Primo Mazzolari ed il maresciallo Sartori, insieme, hanno salvato i cittadini onorari di Bozzolo Oskar Tänzer e Leone Benyacar e con loro molti altri ebrei, con un’azione congiunta di bonifica degli archivi comunali, parrocchiali e dell’ospedale che ha cancellato i segni di derivazione dalla nobile ed antica tradizione ebraica”.

“Anche il bronzo di questo monumento dei Caduti e le campane vicine di San Francesco – ha concluso Torchio – sono state salvate dalla obbligatoria fusione che voleva farne dei pezzi di cannone. Oggi, dopo don Primo, vedo con grande favore le iniziative per il ricordo dell’operato del podestà avvocato Rosa e del maresciallo Sartori, internato nel Campo di Concentramento per avere salvato gli ebrei. Gli archivi storici dell’Arma ci hanno restituito un quadro di coerenza e di coraggio per Sartori non dissimile dall’eroe di Palidoro Salvo d’Acquisto. La fatica della ricerca operata dal generale Boselli sarà certo premiata da idonee iniziative da parte delle Istituzioni e dell’Arma dei Carabinieri”.

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