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Laura De Frenza e il karate
insegnato in Giappone: un leone
nel paese del sol levante

CASALMAGGIORE – Gli chiedi di parlarti di un viaggio speciale, e lo fa con l’entusiasmo di sempre. Quello che l’ha sempre contraddistinta sin da quando stava ai bordi del tatami ad aspettare il suo turno. Ne ha fatta di strada quella bambina, capelli neri, sguardo profondo e fiero, carattere fortissimo ed orgoglio da vendere (“Una testa dura” come l’ha sempre definita il suo maestro Alfonso Ventura). Dai tatami di casa, d’Europa e del mondo sino al Giappone, la patria del karate.

Laura De Frenza, cintura nera III Dan (tutti guadagnati sul tatami per meriti di gara, ed in preparazione del IV), è così. Conserva intatta, diamante grezzo, la voglia di imparare e di conoscere insieme alla voglia di lasciare qualcosa della sua grande esperienza col kimono. E per questo non restiamo sorpresi che il karate in quanto tale non sia che uno degli aspetti di cui ci parla della sua recente esperienza Giapponese.

La campionessa europea juniores EKF nel 2012, atleta che è stata nel giro della nazionale Juniores è stata una dei quattro rappresentanti della Fijlkam nella patria dell’arte marziale per spiegare il ‘metodo italiano’ di insegnamento nelle scuole giapponesi. Un metodo che – paradossalmente ma poi neppure più di tanto – la stessa patria del karate ci invidia. Lei, atleta dal recentissimo passato glorioso e dal presente di insegnamento nel karate Bushido di Casalmaggiore, è stata scelta tra le tante direttamente dai vertici del karate nazionale. 11 giorni in Giappone, in giro per le scuole, ad insegnare a tanti piccoli allievi l’arte marziale per eccellenza, quella che, oltre a gesto atletico è spirito e filosofia, applicazione ed armonia. Che è bellezza, intensità, orgoglio e abnegazione.

Laura, era stata scelta direttamente dal maestro e capo delegazione Riccardo Zambotto. Il metodo di insegnamento italiano è conosciuto anche all’estero e il progetto Sport a Scuola, nato dalla collaborazione tra le due federazioni, italiana e giapponese con la benedizione del CONI, è stato fortemente voluto proprio dai nipponici. L’atleta era stata contattata assieme ad Eleonora Lanzone, Samuele Marchese e Giulio Sembinelli. Tra i requisiti richiesti quello di aver fatto parte dei giro delle nazionali e dell’essere insegnanti dell’arte marziale: lei è stata nel giro della nazionale juniores ed insegna ai piccoli del Bushido a diventare ‘grandi’. La rappresentante ideale insomma.

“All’inizio – ci racconta – non sapevo che cosa aspettarmi, non sapevo cosa saremmo dovuti andare a fare in Giappone soprattutto perché è la patria del karate e faceva un effetto strano andare là per insegnare. Ci siamo incontrati a Cameri, in provincia di Novara, dove abbiamo avuto una piccola Conference con anche due campioni olimpici. Il 14 Giugno poi siamo partiti per il Giappone, verso la prefettura di Shimane”.

Ad affascinare Laura la cultura e la diversità di un popolo. Questo ha attratto la sua curiosità. “È stata un’esperienza unica ed indimenticabile sia dal punto di vista umano sia a livello personale. Sono un popolo eccezionale: siamo stati accolti e trattati come dei re sia dagli organizzatori sia dai Presidi e dai bimbi e ragazzi delle varie scuole. È stato un viaggio che da normale ‘turista’ non avrei mai fatto. Ed è proprio in questi viaggi invece che si riesce davvero a conoscere la vera cultura di un popolo completamente diverso dal nostro. Sono educati, generosi, premurosi ed altruisti, servizievoli e disponibili. Abbiamo condiviso tanti momenti di vita con loro, abbiamo anche pranzato in una scuola elementare, la scuola Nagahisa, con i bimbi”.

“Le scuole lì sono diverse dalle nostre: a partire dalle uniformi e dal fatto che negli ambienti chiusi ci si tolgono sempre le scarpe. A differenza delle nostre credenze, in Giappone il karate non viene insegnato a scuola ma è uno sport come tutti gli altri; chi vuole praticarlo, va in un dojo e fa karate. Detto ciò i bambini vengono da subito educati con un senso del dovere non indifferente; puliscono loro la scuola, a mensa non ci sono le inservienti ma ogni alunno prende il suo vassoio e lo riempie con il cibo posto su un bancone. Finito il pranzo, sparecchiano, puliscono e fanno ricreazione nella più totale libertà. In cortile non ci sono insegnanti, una cosa totalmente impensabile in Italia. Fanno giochi normali come calcio o pallavolo e altri che da noi sarebbero considerati pericolosi: usano biciclette senza manubri per allenare l’equilibrio, si arrampicano, hanno i paletti per fare le trazioni, reti per arrampicarsi e ripeto tutto senza la supervisione di un adulto. Poi al suono della campanella, rientrano nelle loro classi, in ordine, e senza che nessuno gli urli di farlo”.

L’accoglienza è stata straordinaria, e tante le esperienze personali fatte, oltre all’insegnamento. “Abbiamo suonato i tamburi, partecipato alla cerimonia del te e a nostra volta l’abbiamo preparato come ci hanno insegnato a fare, ed ho avuto modo di fare anche un allenamento di Iaido, l’allenamento con Katana. Ho visto posti della loro tradizione, vissuto la loro cultura, visitato musei e partecipato a loro spettacoli. Ah, in tanti momenti mi sono sentita un po’ VIP, visto che nelle scuole tutti ci chiedevano l’autografo. E’ stata davvero una bellissima esperienza”.

Laura è tornata poi a casa, nella sua quotidianità che è fatta delle cose di tutti i giorni. Con un bagaglio arricchito da nuove esperienze, da ricordi e da tanti sorrisi da portarsi dentro. Ha rappresentato l’Italia. Quella bella, quella che ha qualcosa da insegnare ed al contempo ha l’umiltà di apprendere qualcosa dalle esperienze nuove. Quella che non ha paura. Quella che ha la sua forza ed il suo sorriso. Laura presto tornerà tra i suoi bimbi un po’ più confusionari, forse un po’ meno entusiasti e disciplinati ad insegnare karate. Che è sport, ma pure filosofia di vita. Che è essenza stessa delle cose.

Lei, cuor di leone anche nel paese del sol levante: la bellezza dei fiori di ciliegio e la forza del guerriero.

Nazzareno Condina

 

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