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Baslenga, abbattuti 43 pioppi
cipressini. Stassano: "Intervento
giusto per l'incolumità pubblica"

“Il problema di base - scrivono le voci più critiche - sta nel fatto che il verde non viene mai considerato come un patrimonio naturale e, prima ancora, culturale”. Intanto però l'Interflumina piantumerà una nuova siepe.

CASALMAGGIORE – Sta facendo discutere l’opinione pubblica il taglio radicale, effettuato nelle scorse ore, di 43 pioppi cipressini, che contornavano parte dello spazio esterno della Baslenga di Casalmaggiore, facendo ombra anche alla zona laterale rispetto alla pista di atletica, dove spesso gli atleti si allenano. Una decisione presa dal comune in concerto con l’Atletica Interflumina, che ringrazia l’amministrazione “per avere posto rimedio a una situazione e che poteva diventare grave”.

Carlo Stassano, presidente del sodalizio, ammette che qualche polemica era attesa, come sempre quando si tocca il patrimonio del verde pubblico. “Tuttavia – spiega Stassano – è giusto spiegare perché si è giunti a questa decisione: negli ultimi tre anni, ben quattro di questi pioppi si sono schiantati al suolo: in due casi si è rischiato, ma senza grossi danni; nelle altre due occasioni, invece, è stata danneggiato un palo dell’elettricità vicino alla pista del salto con l’asta, mentre un pioppo ha centrato in pieno la palestrina indoor, dall’altra parte della Baslenga, durante un allenamento con il professore Contini e alcuni atleti  all’interno della tensostruttura. Per fortuna nessuno si è fatto male, ma non serve certo aspettare il morto o il ferito per intervenire. Da parte mia ringrazio l’amministrazione: non si poteva fare altrimenti”.

Dal comune confermano che, come ha rivelato una recente indagine, i pioppi erano malmessi e malati, dunque a rischio caduta: da qui la decisione di abbatterli. Tuttavia le voci critiche non mancano, in particolare sui social network: la contestazione riguarda la manutenzione scarsa, per non dire assente, negli anni, legata a quegli alberi poi abbattuti. Capitozzare e alleggerire i rami ormai secchi, per piante alte in qualche caso oltre 20 metri e piantumate negli anni ’80, poteva essere l’ideale. Una quindicina di anni fa venne pure fatto un intervento, dopo un sopralluogo dell’agronomo Dario Caccamisi, che portò a posizionare una barriera nel sottosuolo, per evitare un problema tuttavia differente rispetto a quello per la pubblica sicurezza, che ha portato all’abbattimento delle ultime ore. All’epoca, infatti, le radici crescendo stavano sollevando letteralmente la pista di atletica leggera. E quelle piante erano sane, aveva sentenziato all’epoca l’agronomo interpellato.

Ora però il disagio è legato, per così dire, alle vie aeree, che hanno spinto a un intervento radicale, giustificato e spiegato da una parte e contestato dall’altro. A mitigare le polemiche potrebbe essere la decisione, già passata dal Cda societario, dell’Atletica Interflumina di piantumare a proprie spese una nuova siepe al posto degli alberi abbattuti. “Il problema di base – scrivono le voci più critiche – sta nel fatto che il verde non viene mai considerato come un patrimonio naturale e, prima ancora, culturale”.

Giovanni Gardani

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