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Tenda di Cristo e Casalese
Academy: da tre storie l'invito
a non buttare il proprio talento

“Non buttare il tuo talento” era il titolo dell’evento, che ha richiamato una sessantina di persone, con molti genitori e ragazzi del settore giovanile della Casalese, storica società che compie in questo 2019 i suoi 110 anni di vita. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – Le storie di Giovanni, Edson e Luca squarciano la notte e la illuminano: loro sono tre ragazzi ospiti della Tenda di Cristo di San Giovanni in Croce che, in momenti diversi della loro vita, hanno deciso di rimontare una corrente che li stava portando a fondo, uscendo dal tunnel della tossicodipendenza. Una serata, quella in sala Avis a Casalmaggiore moderata dal giornalista Giovanni Gardani, che ha visto la partecipazione, oltre che dei tre ragazzi, anche di altri ospiti della Tenda di Cristo – dai 20 ai 60 anni di media – e organizzata assieme alla Casalese Academy del presidente Damiano Tizzi e dell’allenatore del settore giovanile Gianluca Boni.

“Non buttare il tuo talento” era il titolo dell’evento, che ha richiamato una sessantina di persone, con molti genitori e ragazzi del settore giovanile della Casalese, storica società che compie in questo 2019 i suoi 110 anni di vita. Dopo il saluto di Tizzi e di Giada Lodi Rizzini, che si occupa dei colloqui per l’inserimento nella comunità di San Giovanni in Croce, è toccato a Luca Maffi, responsabile della struttura, dettare alcune linee guida e fornire dati statistici allarmanti, con la crescita di sostanze tagliate chimicamente, dunque ancora più pericolose, e con l’aumento di morti per overdose o uso di stupefacenti.

Tutto parte, quasi sempre, da un problema di rapporti in famiglia: è il caso di Giovanni, che dagli oppiacei è passato alla cocaina, passando un periodo della sua vita in cui lavorava solo per potersi comprare la droga, passando il resto del giorno nella sua camera, senza mai parlare con i suoi genitori nè con altri che non fossero gli spacciatori “di fiducia”. Il riscatto è passato dalla consapevolezza di essere dipendente dalla cocaina: il primo contatto col Sert e poi il passaggio alla Tenda di Cristo. Oggi Giovanni, che passerà Natale a casa sua e ha ritrovato il rapporto con mamma e papà, da 10 mesi non tocca sostanze stupefacenti.

Edson, invece, adottato in un orfanotrofio brasiliano, aveva trovato nel calcio la propria strada: giunto fino alle giovanili della Juventus, nel 1995 è rimasto vittima di un infortunio grave. Carriera finita: da lì il crollo, le amicizie sbagliate, l’aggressività, le pasticche, lo spaccio, le risse. E due rapine, che lo hanno spedito per tre volte in carcere. Nonostante lo studio, una fidanzata e una famiglia vera. Fino al riscatto, pure qui, passato da un gesto: capire il valore e l’importanza del proprio padre adottivo, che lo ha reso capitano della sua vita. Per questo la fascia di capitano è stata fatta indossare, su volontà di Edson – che oggi scrive poesie ed è “pulito” da sei anni – a un ragazzo della Casalese dal proprio padre.

Infine Luca, che al G8 di Genova, nel 2001, era a pochi passi da Carlo Giuliani quando questi morì: i centri sociali, la droga già a 11 anni, le canne, poi gli acidi. Il carcere in isolamento diurno per i fatti di Genova, l’evasione, la fuga in Germania e Berlino, dove le droghe provate sono sempre più pesanti, poi la Svizzera. La cattura, di nuovo il carcere con l’astinenza forzata che oggi ha dato a Luca problemi anche nel parlare con la balbuzie e il processo. Fino alla salvezza, due anni fa, a San Giovanni in Croce, alla Tenda di Cristo, pure per lui che è ateo convinto. Pronto a combattere una battaglia dopo 25 anni di droga, iniziando a non pensare più, per sua stessa ammissione, soltanto a se stesso. Con l’invito finale ad avere maggiore dialogo in famiglia, a riprendersi spazi importanti tra genitori e figli: insomma, appunto, a non sprecare il proprio talento…

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