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Il bullo, la vittima e una mamma
che non ne può più: "Anno d'inferno
e l'emarginato ora è mio figlio"

"Non ho voluto fargli cambiare scuola, perché ha qualche amico e non lo reputo comunque giusto: non è corretto che sia mio figlio a pagare. Se cediamo su questo fronte, si sgretola tutto il discorso educativo che questa istituzione dovrebbe portare avanti. Mio figlio ora è un escluso".
Foto di repertorio

GAZZUOLO – Ripetuti atti di bullismo, o qualcosa che comunque ci va molto vicino. Sarebbe questa la situazione che ha spinto la mamma di uno studente della scuola media “Verdi” di Gazzuolo a rivolgersi al nostro giornale on line per denunciare il degenerare di determinati atteggiamenti. Alcuni dei quali avvengono non nei corridoio o nel cortile, lontano da occhi indiscreti, ma direttamente in classe e durante l’orario di lezione canonico.

Alcuni episodi? Un diario di un ragazzo preso a pugno mentre alcuni compagni filmano “l’impresa”, studenti presi a male parole e, in qualche caso, anche percossi. Qualche mese fa, addirittura, le botte date a un compagno indifeso. Protagonista è uno studente di terza media, ripetente all’ultimo anno, che con le sue malefatte è già finito nell’occhio del ciclone, spingendo alcuni genitori a chiedere spiegazioni ai professori e al preside (che, a cavallo dei due anni scolastici, è peraltro cambiato, ma è comunque aggiornato della situazione). Quello che riportiamo, e riassumiamo per sommi capi, è lo sfogo di alcuni genitori, che sostengono di non avere trovato sin qui una sponda sufficientemente forte negli stessi insegnanti. “La risposta che ci viene data? Dato che quello è un ragazzo aggressivo, dite ai vostri figli di stargli alla larga – spiegano i genitori – . Una risposta che ovviamente non possiamo accettare, perché significa piegare il capo dinnanzi alla violenza e alla prepotenza”.

Come detto, alcuni di questi gesti poco consoni all’ambiente scolastico, e decisamente lontani dalla buona educazione, sono finiti anche in un gruppo di WhatsApp, dopo che sono stati filmati. In qualche caso lo studente risponde malamente anche ai professori, senza ricevere una vera e propria punizione. Si tratta di video che, mediante il sistema di messaggistica istantanea, impiegano poco a girare sui cellulari, tanto che uno di questi è stato visionato dai genitori di uno degli studenti vessati dall’alunno. Da lì in poi la vicenda non ha più potuto essere nascosta, anche se qualche avvisaglia – va detto – era già arrivata dalle vittime del “bullo”, che però dopo le prime segnalazioni hanno smesso di parlare e denunciare, forse per paura di ritorsioni.

La situazione va avanti da diverso tempo, già dall’anno scolastico 2018-2019, ma pare essersi aggravata negli ultimi mesi e nell’anno scolastico in corso (2019-2020). “Facciamo i conti e ci sistemiamo negli spogliatoi” è il contenuto di un messaggio – conservato come prova e già inoltrato ai Carabinieri (che hanno informato il Tribunale dei Minori di Brescia) – nel quale il ragazzino “problematico” minaccia un altro studente. “Ho fatto presente la cosa ai professori – spiega la mamma del ragazzo minacciato – e per tutta risposta hanno detto a mio figlio di cambiarsi in uno sgabuzzino per non entrare in contatto con il bullo. Siamo arrivati al punto di “punire” chi subisce angherie, perché non si riescono a prendere provvedimenti. Mi domando quale educazione possa emergere in questo modo? Nei giorni scorsi ho scritto una nota chiedendo che mio figlio fosse esentato dal fare ginnastica, per timore di ritorsioni. Ho anche precisato che non voglio che lui vada in palestra, perché mi spiace che veda gli altri fare ginnastica e lui non possa farla, perché non può cambiarsi per paura di essere picchiato negli spogliatoi, dove ovviamente i professori non possono stare”.

La mamma in questione ha sporto pure querela e questo meccanismo ha dato origine a un sistema di “esclusione” della stessa e di suo figlio: quando infatti le indagini sono partite, diversi bambini e qualche genitore sono stati ascoltati dagli uomini dell’Arma e così la donna è stata isolata. Da qui la richiesta di aiuto al nostro giornale. “Molti ragazzini hanno negato quanto era accaduto, certificato anche da video e dai messaggi, ma da parte dei più giovani posso anche capirlo. Mio figlio è stato l’unico ad avere il coraggio di denunciare alcuni misfatti: tra tanti pure l’esplosione di un grosso petardo vicino ad altri studenti nel tragitto scuola-palestra, con modalità intimidatoria”.

Il fatto più grave si riferisce alla testimonianza di una compagna di classe del ragazzino preso di mira, che ha parlato di un video in cui si nota il bullo che picchia la sua “vittima”. “A quel punto, era il 10 aprile 2019, ho deciso di rivolgermi ai Carabinieri – spiega la mamma del ragazzo – ma da parte mia avrei voluto evitare di arrivare a questo punto e ho cercato fino all’ultimo di trovare un punto di contatto con la scuola, denunciando gli episodi. La denuncia agli uomini dell’Arma non ha fatto altro che incancrenire la situazione, tanto che spesso il bullo minaccia mio figlio perché “tua mamma mi ha denunciato”. E’ un anno di inferno e mancano ancora diversi mesi per arrivare alla fine. Non ho voluto fargli cambiare scuola, perché ha qualche amico e non lo reputo comunque giusto: non è corretto che sia mio figlio a pagare. Se cediamo su questo fronte, si sgretola tutto il discorso educativo che questa istituzione dovrebbe portare avanti. Mio figlio ora è un escluso, un emarginato, per colpe non sue e perché nessuno ha preso provvedimenti quando poteva”. Questa è la versione che ci è stata riportata dai genitori, e da una delle mamme in particolare: come sempre siamo a disposizione per una replica da parte della scuola e del personale docente.

Giovanni Gardani

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