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Coronavirus, proteste e
attimi di tensione fuori
dalla casa di riposo Busi

E stamattina, come ci raccontano, altra è stata la gente a protestare. Andrà avanti ancora - è dovere dirlo - quasta sorta di isolamento deciso per evitare ogni possibile contagio. Un eccesso di zelo, per i familiari. Un atto dovuto per le autorità

CASALMAGGIORE – Il papà seguito da 12 anni. Ogni giorno “Perché son rimasta solo io a farlo”. Un principio di Alzheimer e la paura che non comprenda perché, da un giorno all’altro, quella figlia non debba andarlo più a trovare. Hai ben da spiegare che è il coronavirus, che son regole regionali, che servono a preservare la salute di persone ‘deboli’, e tutto il resto. Ma un anziano – isolato – difficilmente capisce. Non sono mancati, questa mattina davanti alla casa di riposo Busi, momenti di tensione tra i dipendenti della struttura e i famigliari degli interni. “Avrebbero potuto concedere a un familiare di entrare, perché poi loro dipendono da noi, da chi conoscono bene”.

Più colorita la protesta alla quale abbiamo assistito direttamente. Un uomo che si era presentato, poco dopo le 11 di questa mattina, per andare a trovare la mamma. Cancelli chiusi, un cartello scritto in grande sulla carta da pacchi e uno più piccolo a caratteri rossi su sfondo bianco. “Scrivi, scrivi sul giornale, una cosa da pazzi. Stanno diventando deficenti in Italia”. Uno dei dipendenti ha mostrato all’uomo il documento di regione Lombardia “Non è una decisione nostra, ci dispiace, è una decisione di regione lombardia. Non siamo noi che siamo cattivi.”. Non è servito, la risposta è in dialetto: “Di chi vaga in casen Regione Lombardia, vengo a trovare mia mamma tutti i giorni, stamattina le hanno fatto il bagno, ed adesso non lo posso fare”.

Durante la discussione arriva un’altra donna in bicicletta. Passa la roba del proprio familiare – roba timbrata – al personale che la recapiterà al diretto interessato. Sembra una prigione e probabilmente c’è pure una qualche ragione che sia così: le regole sono state fatte a tutela delle persone anziane. Ma chi ha un parente che segue tutti i giorni, chi ha un familiare in una casa di riposo che attende visita non può che provare rabbia. Una comprensibile rabbia.

E stamattina, come ci raccontano, altra è stata la gente a protestare. Andrà avanti ancora – è dovere dirlo – quasta sorta di isolamento deciso per evitare ogni possibile contagio. Un eccesso di zelo, per i familiari. Un atto dovuto per le autorità. Comunque una sofferenza per chi rimane fuori e non l’ha mai fatto in precedenza.

N.C.

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Commenti
  • Marco

    Capisco tutto o quasi…
    Non è possibile salvaguardare da un virus persone anziane e debilitate nel fisico per poi farle morire di dispiacere per le restrizioni previste in questa situazione! Alla psicologia di persone anziane e malate non ha pensato nessuno?La depressione nell’anziano può essere molto più invalidante e letale di un virus, l’esito finale è uguale ma forse più doloroso perché incomprensibile ai suoi occhi.
    Resistete nonni, un abbraccio speciale a tutti voi e alla mia nonna da oggi non più prigioniera nel suo letto del suo solo corpo ma ostaggio di ordinanze forse troppo restrittive.

    • Jeppetto

      Condivido quanto hai scritto: penso che a breve le Case di riposo dovranno trovare un modo per far avere ai parenti notizie degli ospiti delle case di riposo. Sapere come stanno, non tutti godono di ottima salute e quindi, se non è possibile la visita “diretta”, almeno riuscire a sapere se la Mamma è a letto con l’ossigeno, oppure sulla sedia a rotelle e riesce a mangiare da sola, se… Chiaro che è un’emergenza improvvisa, quindi è un sistema da inventare.