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Coronavirus, l'amaro sfogo
del dottor Bruno Bartolucci:
"Noi operatori, poco tutelati"

L'emergenza è una questione politica o medica? Non è importante anche in via preventiva chi in prima linea presta ogni giorno la propria opera a favore dei cittadini, dei malati e dei pazienti fragili, mettendo a rischio con scienza, coscienza e consapevolezza la salute sua

VIADANA – In prima linea, ma non nelle considerazioni di chi dovrebbe tutelarli. L’amaro sfogo del dottor Bruno Bartolucci, medico di medicina generale di Viadana, è di quelli destinati a far riflettere. E’ un pesante J’accuse il suo.

“Gli untori di Manzoniana memoria – scrive – si potrebbero ripresentare oggi, senza volerlo, in forma di personale medico o paramedico. Quelle figure professionali che, a fronte dell’emergenza dell’epidemia da corona-virus dovrebbero essere, e lo sono, il baluardo della prevenzione diagnosi e cura. Per quale motivo arrivo a dire questo in un momento inopportuno e contro ogni utile evidenza?

A fronte di una campagna mediatica assurda e fuorviante, nella pratica quotidiana ci si deve confrontare con carenze assurde di personale medico o paramedico, di posti letto, ancor più nella regione che vanta eccellenze in sanità (ma le altre credo non siano da meno), con la mancanza assoluta o la esigua e tardiva fornitura di dispositivi di protezione individuale (DPI), camici, occhiali, maschere, guanti) necessari a salvaguardare chi combatte in prima linea e di riflesso per tutta la popolazione.

Come medico di medicina generale insieme a tanti altri colleghi ho avuto contatti con pazienti positivi e sintomatici al virus o magari occulti portatori sani, ho seguito per quanto possibile le indicazioni per evitare la diffusione del contagio, anche acquisendo personalmente e a mie spese, i presidi necessari. Ho aderito alla richiesta di effettuare un tampone faringeo per verificare la mia situazione, pur asintomatico, ma attendo il risultato da sabato 29 febbraio.

Nel frattempo vivo in famiglia con moglie, ho avuto contatti con la figlia e il genero, ho avuto una vita sociale contenuta, ho esercitato ogni giorno la mia professione di medico di medicina generale. A fronte di tutto ciò e delle carenze suddette non manco di notare che il Direttore Generale e la sua Equipe Regionale hanno avuto il risultato in un baleno. Forse sono a maggior rischio rispetto a un semplice medico di medicina generale primo interlocutore diretto per il paziente in genere, fragile in particolare?

Una infermiera del servizio assistenza domiciliare venuta a contatto diretto con un paziente positivo al tampone e ora ricoverato in divisione malattie infettive, asintomatica, non merita di effettuare un tampone per la salvaguardia di se stessa, dei propri familiari e dei pazienti fragili che ogni giorno assiste? No, secondo i criteri da seguire.

L’assessore Giulio Gallera afferma che “Sono tutti negativi gli esiti dei tamponi per l’accertamento del corona-virus effettuati questa mattina ai componenti della Giunta regionale a seguito della positività riscontrata nella notte per l’assessore Alessandro Mattinzoli“. E, continua: “I test sono stati eseguiti in ottemperanza con le procedure previste dai protocolli di Regione Lombardia, condivise con il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di sanità per gli operatori pubblici che svolgono funzioni ritenute essenziali”.

Siamo sicuri che lor signori hanno rispettato le disposizioni e i criteri da essi stessi dettati per l’esecuzione mirata dei tamponi o hanno seguito un canale privilegiato? E non hanno goduto degli stessi privilegi per la risposta rapida pur non avendo sintomi nè essere stati esposti in linea diretta? L’emergenza è una questione politica o medica? Non è importante anche in via preventiva chi in prima linea presta ogni giorno la propria opera a favore dei cittadini, dei malati e dei pazienti fragili, mettendo a rischio con scienza, coscienza e consapevolezza la salute sua, dei suoi cari e della popolazione tutta? Medici e infermieri non sono operatori pubblici che svolgono funzioni ritenute essenziali?”.

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