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Il 12% dei contagiati è tra
medici e infermieri: almeno
40 quelli di Cremona

Non risultano contagiati medici e infermieri del reparto di Pneumologia, quello che opera in prima linea con i pazienti più gravi, tutti intubati, con apparecchiature più o meno sofisticate: 30 i posti letto nel reparto, più altri trenta ricavati proprio per l’emergenza nelle ex Chirurgie.

Rappresenta il 12% dei contagiati da Coronavirus il personale sanitario della Lombardia, parte consistente dei 1820 casi conteggiati fino a ieri, 4 marzo. Lo ha detto l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, aggiungendo che “tutto è avvenuto nei primi giorni quando non c’è stato subito  la percezione del Coronavirus. Questo ha portato all’esposizione di molto personale sanitario, ad esempio a Codogno, Lodi, Cremona”. Questi – ha aggiunto –  sono i luoghi dove è avvenuto un contagio importante” e Cremona, subito dopo Codogno e Lodi è stato il primo ospedale ad accogliere, fin dal 21 febbraio, pazienti provenienti da quella che poche ore dopo sarebbe diventata zona rossa. Rapportando il dato regionale a quello locale, sono quindi almeno una quarantina i contagiati tra i sanitari che operano a Cremona.

Non risultano contagiati medici e infermieri del reparto di Pneumologia, quello che opera in prima linea con i pazienti più gravi, tutti intubati, con apparecchiature più o meno sofisticate: 30 i posti letto nel reparto, più altri trenta ricavati proprio per l’emergenza nelle ex Chirurgie. Il personale sta dando prova di grande abnegazione, nessuno – da quello che trapela – sarebbe in quarantena, pur utilizzando con grande parsimonia i materiali in dotazione quali guanti, maschere chirurgiche, camici ecc.

“Cremona resta la prima frontiera, insieme a Lodi”, ha detto ancora Gallera. A Lodi sono arrivati potenziamenti sanitari grazie a una équipe di medici del San Raffaele oltre a medici e infermieri dell’esercito. “Crema e Cremona stanno facendo un lavoro straordinario e confermo che stanno lavorando per quei territori. E’ girata la voce – ha aggiunto l’assessore  – che noi dirottassimo lì i pazienti di Milano. Invece si tratta di presìdi che servono ai bisogni del cremasco, in parte del lodigiano e del cremonese. Lì i medici stanno facendo un lavoro egregio e li stiamo aiutando cercando di portar via i pazienti da terapia intensiva o sub intensiva”.

g.biagi

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