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Addio a Mario Pozzan:
si spegne a 80 anni un artista
poliedrico e instancabile

Aveva 80 anni da poco compiuti. Le ultime due mostre erano state fortemente caldeggiate dall’amico Andrea Visioli, il quale ha ricordato Pozzan con un ritratto lapidario ma ficcante e puntuale: “Febbraio 1940-Marzo 2020. Uomo magnetico pieno d'idee mai sazio”.

Si è spento nel tardo pomeriggio di giovedì presso l’ospedale Civile di Brescia dove era ricoverato da qualche giorno, dopo avere lottato come un leone, Mario Pozzan, artista poliedrico e stimato nel Casalasco e nel Cremonese, che peraltro negli ultimi tempi aveva avuto modo di rilanciare la propria genialità artistica con una mostra al Museo Diotti nell’ottobre 2018 e l’ultima esposizione proprio a inizio 2020 a Viadana. Aveva 80 anni da poco compiuti. Le ultime due mostre erano state fortemente caldeggiate dall’amico Andrea Visioli, il quale ha ricordato Pozzan con un ritratto lapidario ma ficcante e puntuale: “Febbraio 1940-Marzo 2020. Uomo magnetico pieno d’idee mai sazio”. Le sue opere, una produzione davvero importante e imponente, resteranno la sua eredità migliore.

Questa la precisa e dettagliata biografia di Mario Pozzan, riportata proprio nella presentazione dell’ultima sua mostra al MuVi viadanese. “Mario Pozzan nasce a Montefiorino (Modena) nel 1940. Nel 1946 si trasferisce coi genitori a Casalmaggiore, dove vive sino agli inizi degli anni Settanta. Frequenta l’Istituto d’Arte “Paolo Toschi” di Parma, seguendo i corsi di Figura con Nando Negri, di Ornato con Latino Barilli (col quale collabora pure alla realizzazione di scenografie) e soprattutto di disegno architettonico con Gino Robuschi, diplomandosi nel 1960. La solida formazione artistica, soprattutto nel disegno, l’approfondimento del linguaggio dell’architettura modernista (con una predilezione per il filone dell’organica) e la conoscenza dell’anatomia costituiscono non solo una palestra essenziale per l’affinamento del suo linguaggio formale, ma soprattutto un bagaglio tematico e concettuale che segnerà in profondità tutta la sua produzione pittorica, riemergendo in particolare in quella degli anni Ottanta, sui quali è focalizzata la presente mostra. Sono degli ultimi anni del Toschi e dei primissimi anni Sessanta molti suoi studi, soprattutto disegnativi, fortemente espressivi, legati ad angoli della provincia, al paesaggio del Po e a ritratti di personaggi umili o marginali e di giovani donne, spesso in posa nell’atelier allestito nella soffitta della casa di Via del Lino a Casalmaggiore. L’uomo, da subito, è al centro della ricerca di Mario Pozzan. Il suo lavoro è segnalato e premiato nelle prime occasioni espositive di carattere locale (1960, Casalmaggiore; 1961, Pescarolo) e in alcune importanti collettive (1962, Bormio, Premio di pittura estemporanea; 1962, Milano, Circolo della Stampa, Premio annuale di pittura; 1963, Milano, Palazzo del Turismo, Mostra nazionale di pittura Il nostro Po; 1964, Piacenza, Premio di pittura Il fiume Po).

Tiene la sua prima personale nel 1966 alla Galleria Sant’Andrea a Parma, città allora divenuta punto di riferimento per la vivacità del dibattito artistico-culturale, oltre che politico, da lui vissuto con partecipazione attiva. Qui infatti diviene promotore nel 1968, con Fabrizio Sabini, pittore filosofo, e Tino Vida, del Centro d’arte moderna “Spazio 3”, con sede nella centralissima zona del Battistero, dove, fra le varie iniziative, tiene la sua seconda personale nel 1970. Il generoso tentativo di autogestire uno spazio espositivo e di discussione libera è destinato però ad esaurirsi in un breve volgere di tempo. Trasferitosi a Milano, dove trova occupazione nel campo dell’illustrazione editoriale, espone nel 1973 la sua recente produzione in una personale alla Galleria L’Ariballo, diretta dallo scrittore Ferdinando Castro.

È questa l’ultima mostra, cui segue un volontario isolamento artistico durato quasi trent’anni, contrassegnati tuttavia da grande operosità, propensione alla ricerca e alla sperimentazione, e, sul piano professionale pubblico, dalla sua attività, per oltre un ventennio, di docente di Decorazione pittorica per le scuole della Regione Lombardia, nelle sedi di Soncino, di Crema e di Cremona. Dalle tematiche di esplicita denuncia della condizione di alienazione dell’uomo nella civiltà contemporanea, la sua ricerca si focalizza sulla decostruzione-ricomposizione anatomica del corpo umano, con particolare riguardo al torso, non più letto come frammento ideale in grado di evocare la bellezza perduta, ma come coacervo delle principali funzioni vitali dell’uomo. Ne escono tele molto grandi, quasi barocche, sontuose nella esibizione di anatomie esplose, sovversive nel porre al centro della soggettività non la testa (il cervello), ma la pancia. Parallelamente, dalle sconquassate osteologie l’artista isola sempre più alcuni elementi che si riveleranno modulari e strutturali per la successiva fase di ricerca neocostruttivista. In questi tre decenni operosi Pozzan accumula centinaia di tele e migliaia di disegni nel suo atelier cremonese, documentati nell’anno 2000 in un video che rompe finalmente l’isolamento, grazie all’amico Lucio Cabutti, critico d’arte di Torino. Dal 2002 al 2004 è presente ad alcune edizioni del Video Art Festival di Ascona, in particolare con una mostra personale e la partecipazione a una collettiva a Palazzo Tornielli di Ameno Lago d’Orta. Nel 2003 espone in una collettiva dell’Associazione culturale Poli-Technia di Torino. Nel 2004 torna a Casalmaggiore con una personale nella galleria del Teatro Comunale (13 marzo – 4 aprile) dal titolo Strutture della memoria: è l’occasione per mostrare la produzione recente (1992-2004) presentata in catalogo da Lucio Cabutti. Si tratta di pitture tridimensionali e strutture plastiche, talvolta di dimensioni ambientali, nelle quali sembra programmaticamente svolto l’imperativo di ricostruire un mondo a partire dalle sue rovine o più positivamente da un modulo-matrice di natura organica, residuo – forse indistruttibile nel suo principio ideale – dell’umano.

Nel 2004-2005 apre una nuova personale alla Galleria “Centro immagini contemporaneee” di Basilicanova (Parma), cui seguono partecipazioni a collettive nel 2005 a Collecchio e a Gualtieri in Palazzo Bentivoglio. Nel 2007 la mostra personale nell’Abbazia di San Giovanni a Parma, presentata in catalogo da Lucio Cabutti, fa il punto sulla produzione pittorica più recente, contrassegnata da polimaterismo e da una vivace cromia. Le scelte formali, ormai decisamente orientate alla sintassi dell’astrazione e del costruttivismo, lasciano sempre emergere il germe espressionista che feconda l’intera sua produzione, quasi che nell’opera dell’uomo costruire e distruggere fossero due azioni inscindibili. Intanto Pozzan continua instancabilmente a disegnare, reimpaginando e riprendendo disegni dei decenni precedenti per comporre veri e propri libri di illustrazioni legati a ricordi di Casalmaggiore (il paese degli argini e delle fornaci) o incentrati sugli scrittori più amati, come Dino Buzzati. Nel 2018, a seguito della vendita della casa di Casalmaggiore, dismette il suo antico studio di Via del Lino. Il rinvenimento della vasta produzione giovanile, qui ancora conservata, oltre alle opere dello studio di Cremona, offre lo spunto ad Andrea Visioli di proporre una sua mostra antologica al Museo Diotti. L’esposizione, curata da Valter Rosa e dallo stesso Visioli, si tiene dall’8 settembre al 7 ottobre 2018, con catalogo edito dalla Biblioteca A.E.Mortara. A seguito dell’iniziativa, l’artista dona alcuni dipinti e centinaia di disegni al Museo Diotti. Mario Pozzan vive e lavora a Cremona in via Ghisleri 37”.

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