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In attesa dell'ultimo tampone, auguri (letti da don Arrigo) di don Claudio Rubagotti ai parrocchiani

"Carissimi, quanti di noi piangono la morte dei loro cari, fra questi il nostro don Alberto, in una solitudine mai conosciuta, in una disumanità mai provata, privati del conforto religioso: un dolore anche per noi preti. Cerchiamoli nella luce di Colui che ci ha abbracciati nella morte per strapparci dalle tenebre".

CASALMAGGIORE – E’ stato letto da don Arrigo Duranti, il suo vicario, che ha celebrato la messa di Pasqua in diretta Facebook sulla pagina della parrocchia di Santo Stefano e San Leonardo a Casalmaggiore. Parliamo del messaggio di Pasqua di don Claudio Rubagotti, che attende tra mercoledì e giovedì l’ultimo tampone, quello che dovrebbe dare il via libera e dichiararlo definitivamente guarito. Di seguito ecco il suo messaggio:

“Cari  Parrocchiani,
don Arrigo mi ha chiesto, per la conclusione di questa celebrazione Pasquale, di scrivere un pensiero che fosse un saluto e una riflessione, nell’attesa di radunarci ancora insieme: non vedo l’ora! Innanzitutto grazie del vostro affetto e delle vostre preghiere: siete una famiglia!

E’ sotto gli occhi di tutti, nel tatto e nel cuore, la consapevolezza che stiamo vivendo una situazione impensata, al massimo raccontata dalla letteratura del passato o prefigurata da romanzi e da film futuristici. Invece è il nostro presente! Questa situazione ha coinciso, prima, con l’intero cammino quaresimale  e il triduo  e, oggi, con la Pasqua e il Tempo Pasquale. Lo diciamo con modalità diverse: che strana Quaresima! Non sembra nemmeno Pasqua!  E’ tutto vero ma non tutto quello che vediamo e sentiamo è il tutto della vita. La Quaresima che abbiamo vissuto è stato davvero un deserto; il Triduo che abbiamo celebrato ha portato gli echi di sofferenze, morti, smarrimenti, condivisi da tutta la comunità. Proprio quando non è stato possibile radunarci insieme, abbiamo condiviso lotte, speranze, amarezze perché tutti  siamo stati colpiti, condividendo la tragica ironia che chi viene infettato diviene colui che infetta. Una esperienza che ci sta insegnando tanto, che ci sta facendo apprezzare ciò che era dato per scontato; e quando una cosa e scontata, lo sappiamo, inizia a morire. Le immagini e le parole del Papa in piazza san Pietro, esprimono drammaticamente  sia la realtà che viviamo sia la prospettiva cristiana: vigilare durante la notte nell’attesa dell’aurora del nuovo giorno.

Oggi è il Giorno nuovo. E’ la Pasqua del Signore: da qui dobbiamo partire. Dio non è un prodotto della nostra sensibilità e devozione ma è Colui che salva la nostra vita, QUESTA vita. Interviene proprio quando la tenebra del venerdì avvolge il mondo; quando il sonno del sabato è risvegliato dal bacio di Cristo. Le parole della Sequenza ci illuminano: Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa. Il Vangelo di Giovanni ci racconta, senza imbarazzo, che Maria di Magdala è smarrita alla ricerca di un cadavere. Ma il Gesù pasquale non è rinchiudibile in un sepolcro perché è il Signore Risorto.

Carissimi, quanti di noi piangono la morte dei loro cari, fra questi il nostro don Alberto, in una solitudine mai conosciuta, in una disumanità mai provata, privati del conforto religioso: un dolore anche per noi preti. Cerchiamoli nella luce di Colui che ci ha abbracciati nella morte per strapparci dalle tenebre. E’ la Pasqua del Signore! Lasciamoci contagiare dalla Risurrezione di Cristo, dal virus della Vita. Partire da Cristo per affrontare tempi non conosciuti; essere vivi in Lui per non appartarsi in casalinghi sepolcri e in nuovi egoismi.

Personalmente sono in forte disagio quando penso al futuro: per trent’anni ho esortato la gente ad uscire di casa e a stare insieme, dando voce alla propria corporeità,  quali discepoli del Dio fatto carne. Non sappiamo come sarà il domani, ma possiamo/dobbiamo deciderci COME ESSERE domani: sapremo lasciarci ardere il cuore dal Cristo Pasquale e, dopo aver imparato da questa storia, aprire gli occhi sul presente e sul futuro? Resistiamo a quella paura e quella disillusione già sperimentate dai discepoli di Emmaus.  Restiamo uniti pregando gli uni per gli altri, sostenendo i nostri ammalati, tra cui il nostro don Cesare; asciugando le lacrime dei fratelli;  incoraggiandoci a vicenda ad alzare il capo,  camminando con Cristo nostra Festa. Un bacio a tutti!”.

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