Solidarietà
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Santa Federici, un aiuto importante: servono tablet e connessioni per proseguire il lavoro

Mancano però per alcune famiglie gli strumenti. I tablet, i cellulari, le connessioni. Un gap che deve essere affrontato e superato. L'appello lo lanciamo noi: non lasciamoli soli

CASALMAGGIORE – Il rischio è sempre quello di sottovalutare le situazioni di disagio. Che sono situazioni pesanti. Disagio psicologico disagio legato all’handicap ma anche ‘semplice’ disagio legato alle famiglie, legato alla quotidianità. Come affrontare l’emergenza alla luce soprattutto della diffusione e alla possibilità di diffusione del Covid19. Sembra facile, e non lo è affatto.

Ce la stanno mettendo tutta alla Santa Federici per stare ‘vicino’ ai ragazzi. E ce la stanno mettendo tutta i ragazzi per restare in ‘contatto’ come sempre, per restare vicino a chi li segue in un’ottica di reciprocità che è elemento caratterizzante del lavoro. E’ cambiato l’orizzonte e la prospettiva, sono cambiati gli strumenti ed è cambiato tutto da quando il virus ha scompaginato un lavoro che stava procedendo nella quotidianità. Ci sono protocolli da gestire, programmi individualizzati legati alla gravità dell’handicap e alla soggettività dello stesso perchè non esiste l’handicap standardizzato. Esistono gli individui. L’uno assolutamente diverso dall’altro.

La Santa Federici era – ed è – una realtà straordinaria. Ha risposto con quel che poteva, e per come poteva. In silenzio e – ci perdonerà pure Cristina Cirelli a cui avevamo fatto una mezza promessa (e mezza no) di non dirlo – con scarso aiuto da parte delle istituzioni. C’è un’emergenza che passa sottotraccia ma che resta importante. Riorganizzare il lavoro, che è un lavoro individualizzato perché ogni individuo – come dicevamo – è diverso. E quotidiano, perché ogni giorno si presenta poi in maniera diversa da quello precedente, relativamente soprattutto alle problematiche e anche alle esigenze di sicurezza. Riassestarsi con le famiglie che sono un po’ più sole non potendo più contare sugli spazi della cooperativa per i loro ragazzi e far sentire la propria presenza pure a loro. Riassestarsi, ben consapevoli delle esigenze legate alla sicurezza, alla sempre possibile diffusione del virus, al contagio.

“Lavoriamo con piccoli gruppi di 4 in cooperativa in assoluta sicurezza, con progetti attentamente vagliati da ATS – ci racconta Cristina Cirelli – e stiamo cercando di reinventarci professionalmente con tutti. Siamo vicini giornalmente alle difficoltà di tutte le famiglie, ci confrontiamo sulle problematiche tra noi e con loro, predisponiamo un lavoro che è spesso in remoto”. Si è ripartiti cercando di capire ‘come fare’ e ‘cosa fare’, grazie a Cristina e grazie agli operatori che si sono messi e comunque a disposizione.

I presidi, per i ragazzi con cui si lavora a ‘contatto’ fisico poiché non è possibile nessuna altra forma di gestione del lavoro ci sono. “Guanti, maschere, visiere, tute, abbiamo tutto per lavorare in sicurezza”. Come in ospedale perché giustamente la prima delle questioni fondamentali è quella di evitare il rischio. Mancano però per alcune famiglie gli strumenti. I tablet, i cellulari, le connessioni quando si può (e per alcune famiglie si potrebbe) lavorare a casa e da casa. Un gap che deve essere affrontato e superato. L’appello lo lanciamo noi: non lasciamoli soli. Servono tablet, servono connessioni, servono cellulari e computer per il lavoro a casa, per il lavoro in sicurezza. “Bisogna reinventarsi tutto avendo ben presente le difficoltà di gestione di una situazione del tutto nuova – chiosa Cristina – torneremo quelli di prima? Non lo so. Stiamo, e questo è certo, vivendo un momento drammatico che non si sa quando potrà avere termine e rispetto ad altre situazioni che abbiamo sempre affrontato abbiamo un po’ le mani legate. Devo ringraziare le famiglie che si sono adattate e che si stanno adattando, famiglie d’oro che hanno cambiato radicalmente il modo di affrontare il lavoro con i propri figli”.

Un pensiero, infine, al dottor Luciano Abruzzi. Un medico ma soprattutto un amico della Santa Federici la cui mancanza si sentirà parecchio: “Per noi è sempre stato una certezza, una persona importante. Sempre disponibile, una bella persona professionalmente e anche al di là del suo lavoro. E’ stato per noi sempre un aiuto, non ci ha mai detto no e sapeva come prendere ogni ragazzo, sapeva che parole dire, come comportarsi, come entrare in empatia. Siamo vicini alla moglie Pia e ai figli. Ringrazio di averlo potuto avere in cooperativa, per quello che ha fatto. Ci mancherà parecchio”.

N.C.

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