Cronaca
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L'Odissea di Simone: da due mesi bloccato a Roma. "Voglio tornare a Gussola, ma non posso"

Sempre a Gussola un imprenditore in pensione è andato ad accompagnare la moglie al mare sabato 21 marzo e poi non è più potuto rientrare. Da allora si trova nella casa al mare a San Terenzio e vorrebbe tornare per aiutare il figlio, che nel mentre si è ammalato di Coronavirus, per portare avanti l’azienda di famiglia.

Nella foto uno scorcio di Roma deserta

Un’Odissea lunga due mesi, che potrebbe protrarsi per ulteriori 30 giorni. A vedere il lato positivo, si potrebbe dire che esser bloccati a Roma non è certo il peggiore dei mali. Ma Simone Croci vorrebbe tornare a casa, a Gussola, dove è residente. Uomo della Guardia di Finanza, operante a Parma, Simone è cresciuto nella Capitale con i suoi genitori (originari delle Marche e poi stabilitisi a Roma, appunto). Lui si è trasferito nel Casalasco per lavoro e i genitori, di 75 e 78 anni dunque non certo nel fiore degli anni, sono rimasti nella Città Eterna.

Simone è reduce da un’operazione pesante, che lo costringe prima in malattia e ora in convalescenza: dovrebbe riprendere a lavorare, se il decorso andrà bene, a inizio settembre. Così il 24 febbraio – quattro giorni dopo il famoso caso del paziente 1 a Codogno e prima che si potesse comprendere la reale portata del Coronavirus – Simone decide di andare a trovare i suoi genitori, con regolare permesso, sostando un mese. Il 23 marzo, però, quando teoricamente deve rientrare, cambia il decreto. “Sono andato in stazione per tornare a casa e ho presentato l’autocertificazione, che nella prima versione – spiega Simone – riportava la possibilità di tornare al proprio domicilio. Così volevo fare. Tuttavia in stazione sono stato fermato da un agente di Polizia, che mi ha detto che il modulo non era più valido, perché proprio quel giorno entrava in vigore quello nuovo, che escludeva il rientro al domicilio tra le possibilità contemplate per muoversi”. Simone Croci avrebbe potuto addurre motivi di lavoro, ma non sarebbe stato sincero. “Riprenderò a settembre, dunque sarebbe bastato un controllo per scoprire la magagna. E, in ogni caso, non sarebbe stato etico. Non voglio fare il furbo, anche per la posizione lavorativa che ricopro. Ho pure pensato di tornare a casa, accettando la multa e la sanzione che mi verrà comminata, ma avrei un problema più serio, quello della fedina penale che a quel punto verrebbe macchiata”.

Il 4 maggio, però, si dovrebbe entrare nella fase 2. “Sì – conferma Simone – ma il mio timore, non ancora ufficiale ma giustificato dal fatto che già se ne parla – è che fino a fine maggio chiudano le Regioni. Di fatto io potrei muovermi ma solo all’interno dei confini del Lazio. Per fortuna sono a casa dei miei genitori, non sto male, ma la mia è una situazione paradossale”. E non è l’unica. Sempre a Gussola un imprenditore in pensione è andato ad accompagnare la moglie al mare sabato 21 marzo e poi non è più potuto rientrare. Da allora si trova nella casa al mare a San Terenzio e vorrebbe tornare per aiutare il figlio, che nel mentre si è ammalato di Coronavirus, per portare avanti l’azienda di famiglia. Essendo però pensionato, per legge il motivo di lavoro non può ovviamente scattare, mentre le condizioni di salute del figlio impongono l’isolamento.

G.G.

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