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La misteriosa pietra trilingue
di San Giovanni: "Lì dal 1500,
è un enigma mai risolto"

La triplice iscrizione è in greco, latino ed ebraico. Si trova sopra la chiesa della Trinità. "Noi abbiamo visto anche possibili significati esoterici, ma di sicuro l’argomento è aperto e molto avvincente: nessuno degli epigrafisti interpellati ha dato una risposta certa" spiega Borghetti.

SAN GIOVANNI IN CROCE – L’hanno denominata pietra misteriosa: si trova a San Giovanni in Croce, sulla facciata principale della chiesa della Trinità del comune casalasco e il suo mistero, appunto, è stato portato alla luce, pur senza ancora una soluzione, da Giorgio Borghetti, appassionato di storia locale (e oggi conosciuto anche come sindaco di Voltido), e dalla sua ex insegnante Ivana Brusati. Un lavoro durato un anno, per provare a comprendere il perché e il significato della triplice scritta che sorge sulla pietra: in ebraico, in greco e in latino.

Anni fa Borghetti e Brusati diedero vita a un libretto che in trenta pagine provava a sondare il mistero iscritto – letteralmente – in quella pietra. “Tanti epigrafisti ebraici – spiega Borghetti – hanno provato nel tempo a trarre una conclusione. La scritta che troviamo potrebbe rifarsi a Jahvé, ma potrebbe anche rappresentare un errore. Così come la scritta, sbagliata, potrebbe ricondurre a Eloìm, che in ebraico significa Signore. Noi abbiamo visto anche possibili significati esoterici, ma di sicuro l’argomento è aperto e molto avvincente: nessuno degli epigrafisti interpellati ha dato una risposta certa”.

Non c’è soltanto il motivo religioso a dare forma al mistero, ma anche quello legato alla storia locale. “Si parla, nella parte in latino, di una famiglia nobile scomparsa nel 1700, i Cusatri, che avevano due rami, uno a Crema e uno presso il Ducato di Mantova. Perché dunque quella pietra si trova a San Giovanni, più o meno a metà strada – si chiede Borghetti -? Potrebbe trattarsi della pietra tombale di una donna appartenuta a questa famiglia nobile. E poi è rappresentato il cosiddetto Sole di San Bernardino, che ha avuto grande diffusione nell’iconografia tra la fine del ‘400 e per tutto il ‘500”.

Da qui si può risalire quindi alla posa della pietra. “Per avere la certezza definitiva – spiega Borghetti – sarebbe necessaria l’analisi sulla calce, che consentirebbe di comprendere quando è avvenuta la posa. Se n’era parlato con monsignor Achille Bonazzi tempo fa. Di certo dalla fine del ‘500, con la Controriforma, scompaiono le pietre con scritte in ebraico – pur riprodotte su questa pietra con l’alfabeto latino – dunque il periodo dev’essere antecedente”.  Tra ‘400 e ‘500 si collocano inoltre esistenza e opere di Leonardo Da Vinci e a San Giovanni in Croce non si può ignorare Villa Medici, dimora di Cecilia Gallerani, dama con l’ermellino. “Questa è solo una supposizione, dato che si parla di famiglie nobili che erano solite incontrarsi – spiega Borghetti -. Ma certo è affascinante e non fa che infittire il mistero”.

G.G.

 

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