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Allarme medici di base: 66 in
pensione, l'anno scorso erano
stati 20. E mancano i sostituti

Dunque, come se ne esce? Con incarichi provvisori, a medici che non hanno ancora tutti i requisiti per la titolarità (ad esempio quelli che non hanno ancora effettuato il corso triennale) e poi innalzando il massimale dei pazienti, oggi portato a 1750 (un ulteriore richiesta di innalzamento è stata respinta dalla regione). O ancora con i ‘doppi incarichi’.

Allarme medici di base: 29 professionisti andranno  in pensione entro quest’anno; altri 37 lo hanno fatto dal 1 gennaio ad oggi. Parliamo di tutta l’Ats che comprende Cremona e Mantova: nel dettaglio, dei 37 medici, 10 sono  operativi nel distretto di Cremona, 9 di Crema, gli altri appartengono al territorio mantovano. Ma c’è di più: su 97 posti vacanti messi a bando dall’Ats lo scorso marzo, ne sono stati assegnati soltanto 8. Il dottor Mario Brunelli, a capo del Dipartimento Cure primarie dell’Ats è ben consapevole di una situazione che sta generando caos e lamentele tra i pazienti. Lunghe file allo sportello scelta-revoca del medico di base, a cui comunque la stessa Ats sconsiglia di recarsi senza aver preso un appuntamento. Una manciata i medici che non hanno già raggiunto il numero massimo di pazienti, fissato (ma con diverse casistiche di deroghe)  a 1500 assistiti.

Il gap tra medici in entrata e quelli in uscita è ancora più eclatante se si pensa che nel 2019 solo 20 erano andati in pensione: un anno dopo sono 66. “Può essere che la difficile situazione sanitaria degli ultimi mesi abbia indotto alcuni medici di medicina generale ad anticipare il ritiro, avendo già maturato i requisiti”, spiega Brunelli, che mai come in questi mesi ha salutato tanti colleghi. “Il punto cruciale è che a fronte dei pensionamenti, manca il ricambio generazionale. Talvolta ci sono passaggi di giovani  medici dall’ospedale alla medicina territoriale ma non in questo periodo”. Il disamore dei mdici per l’attività di base si può spiegare in tanti modi, la bufera che li ha travolti nei mesi del Covid, con la mole di incombenze burocatiche che sono andate ad aggiungersi alla cura dei pazienti, hanno sicuramente influito. Ma fatto sta che questa carenza va avanti da anni ed è strutturale: “Probabilmente il territorio della Bassa, privo di università e con una distribuzione della popolazione molto diradata sul territorio, disincentiva i medici dal prendere servizio qui. Un po’ come succede per le Comunità Montane, considerate zone disagiate e dove i medici prendono un’indennità. Prima o poi se va avanti così anche la pianura dovrà diventare  zona disagiata. Da tempo noi tecnici abbiamo segnalato a chi di dovere questa situazione. Ma la politica è difficile che prenda decisioni per il lungo periodo… ” è l’amara conclusione.

Dunque, come se ne esce? Con incarichi provvisori, a medici che non hanno ancora tutti i requisiti per la titolarità (ad esempio quelli che non hanno ancora effettuato il corso triennale) e poi innalzando il massimale dei pazienti, oggi portato a 1750 (un ulteriore richiesta di innalzamento è stata respinta dalla regione). O ancora con i ‘doppi incarichi’. “Abbiamo scritto alla Regione più volte, con proposte di vario genere per risolvere questa situazione. Personalmente non mi piace che il nostro personale stia attaccato al telefono per ore a cercare medici disponibili all’incarico, sottraendo tempo e risorse ad altre necessità”.

Da notare che i medici sono tenuti ad informare i loro pazienti almeno 15 giorni prima del termine attività, quasi nessuno lo fa con maggiore anticipo. Tanti cittadini hanno scoperto di non avere più il medico in questi giorni, al ritorno dalle vacanze. E con la ripresa del Covid in agguato e le ulteriori incombenze (vaccinazioni, test al personale scolastico, cure a domicilio per i malati infettati) la carenza di medici di medicina generale si presenta ancora più seria.

gbiagi

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