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Serrata Covid, Confcommercio:
"A rischio chiusura 60 mila
imprese in Lombardia"

La mancanza di chiarezza – prosegue Confcommercio Lombardia - ha impattato fortemente su categorie che, benché abbiano investito molto per la sicurezza della propria attività e dei clienti sono state, per tutta risposta, spiazzate

“Siamo molto preoccupati: le nuove, ulteriori restrizioni impatteranno in maniera devastante su interi comparti del terziario, sul commercio, sulla ristorazione, sulle attività del turismo della Lombardia. Regione che, ricordiamo, produce oltre il 20% del Pil nazionale” così Confcommercio Lombardia in vista dell’approvazione delle nuove misure restrittive per l’emergenza Covid.

“Occorre che le zone rosse abbiano estensione provinciale – rilancia Confcommercio Cremona – La situazione del nostro territorio non è assimilabile, ad esempio, a quella di Milano. Occorre creare una proporzionalità tra numero dei contagi e provvedimenti adottati. Adottare misure inutili non porta alcun beneficio ma ha un costo altissimo. Abbiamo sempre valutato con attenzione il problema. A marzo abbiamo abbassato le serrande prima che venisse introdotto il lock down. Ma ora la situazione è diversa e non vogliamo essere ancora una volta noi a pagare il prezzo di decisioni illogiche calate dall’alto. Serve, su questo tema, un fronte comune che coinvolga anche gli Enti Locali. Ai primi cittadini chiediamo di farsi portavoce, ad ogni livello delle nostre istanze”.

Le chiusure potrebbero colpire, in Lombardia, quasi 60 mila imprese di commercio al dettaglio; a queste si aggiungono le attività già interessate dalle restrizioni, oltre 55 mila imprese della ristorazione, dell’alloggio, dei servizi. “Parliamo di uno scenario – sottolinea Confcommercio Cremona – da vero disastro. Anche perché le imprese che, dopo il primo lock down, con sacrifici enormi hanno provato a ripartire rischiano questa volta di rimanere al palo. Con tutte le conseguenze anche sul piano sociale, occupazionale, economico che ne seguiranno in maniera inevitabile”. “In questi giorni le imprese sono scese in piazza, a Cremona e in tutta Italia, per lanciare un allarme che non può essere ignorato. Nella loro richiesta di poter lavorare c’è un impegno per dare un futuro al Paese. La politica non può, ancora una volta scegliere la via più sbrigativa e comoda. Perché così, come abbiamo detto nella nostra manifestazione, muore l’Italia.

“A preoccupare – rileva Confcommercio Lombardia – è la mancanza di visione e coordinamento a livello centrale: restiamo convinti che le anticipazioni indiscriminate sui nuovi provvedimenti abbiano avuto e abbiano tuttora il solo effetto di generare, da una parte, rabbia e smarrimento tra gli imprenditori e dall’altra disorientamento e mancanza di fiducia tra i consumatori. Il risultato? Anche chi poteva restare aperto in queste settimane ha lavorato pochissimo”.

Nel contrasto alla pandemia sarebbe servita in primo luogo una programmazione efficace: potenziamento delle attività di tracciamento, della rete di assistenza sanitaria, dei trasporti pubblici. Questo non è stato fatto, mentre le chiusure delle attività avrebbero dovuto essere soltanto l’ultima istanza”.

“La mancanza di chiarezza – prosegue Confcommercio Lombardia – ha impattato fortemente su categorie che, benché abbiano investito molto per la sicurezza della propria attività e dei clienti sono state, per tutta risposta, spiazzate e confuse da uno stillicidio di provvedimenti in poco più di due settimane”.

“Tutti i settori colpiti – conclude Confcommercio Lombardia – hanno bisogno di interventi di sostegno immediati, ma i ristori previsti non sono sufficienti: bisogna prevedere un ulteriore sforzo economico e andare oltre a quello che è stato fatto, soprattutto nei territori colpiti dalle misure più restrittive. Gli imprenditori non sono rassegnati, ma hanno bisogno di traguardi e obiettivi. Il periodo che ci aspetta è cruciale, se non ci attrezziamo rischiamo di bruciare i consumi del Natale, e non possiamo permettercelo”.

redazione@oglioponews.it

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