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Voltido, il ricordo di tutti
i Caduti e quella nuova lapide
per "completare" la storia

“È stato un monumento alto di celebrazione dei caduti che vengono sempre più sottaciuti ma non da tutti! Noi eravamo presenti!” ha rimarcato Borghetti.

Nella foto la lapide aggiunta con i nomi dei 17 Caduti “dimenticati” e ora ricordati a Voltido

VOLTIDO – Una cerimonia molto sentita, per presentare un lavoro portato avanti negli ultimi mesi: da un lato il restauro di due diversi Monumenti ai Caduti di Voltido, uno di fianco al palazzo comunale e uno nel cimitero; dall’altro il libro realizzato dal sindaco ricercatore Giorgio Borghetti, che ha ricostruito la storia di Voltido nella Prima Guerra Mondiale e ha consentito di ricostruire le vicende di 17 Caduti “dimenticati”, ossia non presenti sui monumenti di Voltido ma su quelli dei paesi limitrofi, per un “vulnus” che si è trascinato nel tempo, oltre che di un Caduto ungherese sepolto proprio nel comune Casalasco. I nomi di questi soldati morti al fronte sono stati aggiunti in una nuova lapide, inaugurata per l’occasione.

Alla celebrazione dello scorso 1° novembre hanno partecipato, oltre a Borghetti, anche i sindaci di Solarolo Rainerio Vittorio Ceresini, di Piadena Drizzona Matteo Guido Priori, di San Martino del Lago Dino Maglia e dell’assessore del comune di Torre dè Picenardi Rosa Cabrini. A dare la prima benedizione ai monumenti è stato don Giampaolo Mauri, che ha celebrato la messa, mentre Luca Pancera, che fa parte della Fanfara Bersaglieri Triboldi di Cremona, ha suonato il “Silenzio”. Folta la rappresentanza del mondo civile, militare e istituzionale, con Carabinieri (presente il maresciallo Alessandro Currarino), Anci, Bersaglieri, Reduci (ha preso la parola il consigliere nazionale e il presidente della sezione di Treviglio Paolo Vavassori), oltre all’associazione Piemonte Reale cavalleria con Claudio Lucchini, consigliere, che ha letto la preghiera ai Caduti. Il console ungherese a Milano Jeno Csiszar ha scritto una lettera per ringraziare Borghetti per avere “ripescato” la vicenda di Miklos Tavassy, soldato magiaro morto e sepolto a Voltido, come detto.

Borghetti ha ricordato i numeri: ai tempi della Prima Guerra Mondiale, infatti, Voltido vantava 1200 abitanti. Di questi ben 200 sono andati al fronte e 65 sono caduti. A tal proposito, il monumento vicino al palazzo comunale, intitolato “Olocausto del popolo”, è stato restaurato in modo conservativo, mantenendo cioè la forma originaria che aveva pensato lo scultore Aldo Balestreri negli anni ’20. Nel pomeriggio è stato ufficialmente presentato il libro di Borghetti, che l’autore ha voluto dedicare e affidare ai concittadini di Voltido, ai parenti dei Caduti e a tutti coloro che vogliono la pace. “È stato un monumento alto di celebrazione dei caduti che vengono sempre più sottaciuti ma non da tutti! Noi eravamo presenti!” ha rimarcato Borghetti.

G.G.

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