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Casalmaggiore, primo
giorno di vuoto. Il covid
ha vinto (sulla speranza)

Il covid ha vinto. Non nella curva dei contagi via via crescente. Sta prevalendo sulla speranza degli uomini e sulla loro capacità di resistenza. Sta fiaccando ogni aspettativa, spegnendo le energie. GUARDA IL VIDEO

CASALMAGGIORE – Serrande abbassate, nessun assembramento. Nessun caffé consumato tra visi familiari, nessuna vetrina – se non quelle delle poche attività rimaste aperte – a illuminare strade. La prima mattina del secondo lockdown dell’anno zero passa tra pochissima gente. Qualche anziano con la borsa della spesa, tre cose prese in bottega prima di tornare a casa, i soliti resistenti ed ostinati, seduti su una panchina o sullo scalino del bar chiuso.

Sembra di essere tornati indietro al marzo maledetto se non fosse che, rispetto a quel marzo, un briciolo di vita in più in giro c’è. Ma c’è anche più inquietudine, più rassegnazione. “Che tristezza che dà vedere la piazza così – racconta un giovane commerciante che ha l’attività in piazza Turati – è davvero triste. Meno male che c’è lei…” ci dice. Porta in giro la bambina che non ha neppure un anno. Lei è il futuro, qualcosa per la quale ancora nutrire speranza.

Le poche persone presenti camminano veloci, la piazza è un’immenso piano semivuoto, sembra ancora più grande, triste e dispersiva. Dietro le saracinesche chiuse qualcuno in via Cavour è dentro. Sta mettendo a posto gli oggetti del proprio mestiere. Quando il tempo si ferma c’è più tempo per mettere ordine. E ce ne è di più anche per pensare.

Tra le strade del centro il Covid ha vinto, anche in chi è rimasto aperto. “Io posso tenere aperto – ci dice Stefania Casetti, fotografa di via Favagrossa – ma non c’è gente in giro”. Non entra nessuno. Il Covid ha vinto e non solo nella rimonta dei contagi, ma nella diffusa depressione che respiri. La galleria Gorni è completamente vuota ed è ancor più brutta. In fondo al tunnel c’è la luce e sembra che il tempo si sia voluto far beffe degli uomini: è una splendida giornata di sole.

Casalmaggiore è zona rossa. Non è il centro di Milano ma al momento è come se lo fosse. Due persone confabulano di fronte alla banca. La donna racconta che è il marito ad aspettarla a casa, a preparare da mangiare mentre lei lavora e fa quello che può. La faccia è tesa, la frustrazione è tanta, ti si attacca addosso. L’anziano con cui parla cerca di consolarla un poco.

Le amministrazioni, e le associazioni locali, sono tornate da stamattina a mettere in campo tutto quello che è nelle loro facoltà per affrontare l’emergenza. Ognuno fa quel che può, e come può.

Il virus un giorno passerà forse, e forse ci vorrà tempo e forse un tempo neppure prevedibile. La crisi quella no, è ancora agli albori e morderà duro nei mesi a venire. La gente affolla gli ospedali, a volte si ammala, e qualche volta – anche se con meno frequenza rispetto alla prima ondata – qualche volta muore. Chi è fuori muore un po’ ogni giorno. Scava un solco sempre più profondo, sempre più lacerante. C’è poi chi nega il virus, chi s’arrabbia, chi pensa ad un eccesso di zelo, chi sta chiuso in casa ed ha paura. Ci hanno raccontato di un uomo, un signore di mezza età sposato di Casalmaggiore, che a marzo è entrato in ospedale positivo. Si è poi negativizzato ma da allora ha cambiato carattere. Scontroso, diffidente, impaurito.

Il covid ha vinto. Non nella curva dei contagi via via crescente. Sta prevalendo sulla speranza degli uomini e sulla loro capacità di resistenza. Sta fiaccando ogni aspettativa, spegnendo le energie. Soprattutto tra le fasce più deboli e più esposte. Una fascia che via via si allarga e continuerà ad allargarsi. Il Covid ha vinto e continua a colpire, lungo un calvario in cui la parola fine è ben al di là da venire.

Nazzareno Condina (testo e foto)

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