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Libero anche senza tampone
negativo: perché l'ATS ha
ragione (e la circolare è "debole")

L’ATS ha rispettato la circolare. E forse è proprio quest’ultima che va rivista: come noto, infatti, le norme sulla quarantena si sono via via fatte meno rigide, nel corso dei mesi e rispetto alla prima ondata della scorsa primavera. Portando però in questo caso a un cortocircuito abbastanza emblematico.

Costretto a pagarsi il tampone per scoprire se si è effettivamente negativizzato. Sulla carta sembra un controsenso, in realtà l’ATS è dalla parte della ragione, dato che la circolare ministeriale prevede proprio questo, ossia che dopo 21 giorni – tanto è passato dalla positivizzazione del paziente in questione, 61 anni residente nel Casalasco – non sia necessario un tampone di conferma per sapere se il paziente è negativo. Si può disquisire sulla bontà della circolare ministeriale, certo, ma la regole prevedono proprio questo: dopo 21 giorni consecutivi da asintomatico a partire dalla comparsa dei sintomi (proprio così, dai primi sintomi e non dal primo tampone, giusto rimarcarlo), in automatico la quarantena finisce e la certificazione di ATS Valpadana pone termine alla quarantena.

Il 61enne era stato diagnosticato positivo il 23 ottobre scorso, e la positività era stata confermata per una seconda volta in un successivo esame refertato il 7 novembre. Dunque i 21 giorni dai primi sintomi e senza più avere febbre o altre reazioni legate al Covid, e in questo caso pure dal primo tampone, sono ampiamente passati. Ad una settimana da quel responso del 7 novembre, ATS non lo ha più contattato. Così è lo stesso uomo ad attivarsi: “Mi dicono che si sono dimenticati di avvisarmi per il tampone – aveva spiegato al nostro giornale -. Non me la prendo, può succedere in questo periodo. Vengo in seguito ricontattato per l’appuntamento al tampone mercoledì 18. Il referto arriva venerdì 20, sono debolmente positivo ma ATS certifica la fine dell’isolamento”.

Il 61enne vuole vederci chiaro ma scopre che, con il certificato di ATS, l’unico modo per avere la certezza di essere negativo – non avendo più sintomi da 21 giorni – è farsi il tampone a pagamento, del costo di 80 euro. Una risposta che fa arrabbiare ma che, in verità, non contravviene a nessuna norma. Anzi, il paradosso sta proprio qui: se ATS avesse disposto il nuovo tampone per il paziente, avrebbe rischiato addirittura un’accusa per “danno erariale”, chiaramente nell’ipotesi più estrema, che però poteva comunque configurarsi.

Non solo: fornire il tampone al 61enne poteva significare sottrarlo a un sintomatico nella lista d’attesa. Di conseguenza l’ATS ha rispettato la circolare. E forse è proprio quest’ultima che va rivista: come noto, infatti, le norme sulla quarantena si sono via via fatte meno rigide, nel corso dei mesi e rispetto alla prima ondata della scorsa primavera. Portando però in questo caso a un cortocircuito abbastanza emblematico.

Giovanni Gardani

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