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Raddoppio, gli espropri a Milano
non piacciono ai sindaci: "Così si
bypassano le urgenze del territorio"

I dubbi, in linea generale, superano al momento le certezze. E se tutti sono d’accordo sull’utilità del raddoppio ferroviario, la linea comune è pure quella di migliorare un progetto che, così come, rischia di isolare una buona parte della cosiddetta “periferia dell’Impero”.

Il timore fondato è che RFI e ItalFerr vogliano tirare dritto sul raddoppio ferroviario della Mantova-Cremona-Milano, senza ascoltare il territorio. A questo punto a poco servirebbero le proposte, le istanze, le correzioni promosse dai vari comuni – da Piadena Drizzona, a Tornata, a Calvatone, a Bozzolo – nei giorni e nelle settimane scorse. Un sospetto legato al fatto che RFI – come annunciato nell’articolo linkato a fondo pagina – ha già presentato il piano degli espropri, tenendo però il documento a Milano e dando 30 giorni per le osservazioni.

“Il vero problema è che molti dei nostri agricoltori – spiega Giuseppe Torchio, sindaco di Bozzolo – dovrebbero recarsi proprio a Milano alla sede di RFI, con i problemi che già ci sono legati anche alla pandemia, e visionare lì i documenti, per poi presentare le loro osservazioni. Per questo abbiamo chiesto di avere in ciascun comune interessato una copia del progetto esecutivo. Questa mossa, comunque, non ci è piaciuta: perché 30 giorni sono pochi e perché in quel progetto le nostre istanze non compaiono”.

Insomma, non trapela fiducia dopo l’incontro in Sala Orlandini della Provincia di Mantova con i vari comuni ricevuti e ascoltati dalla stessa Amministrazione provinciale virgiliana che – mai come stavolta in concerto con quella di Cremona, dato che si tratta di una linea che coinvolge entrambe le province – si farà carico di portare avanti questa battaglia. Per questo sono stati coinvolti anche il Ministro mantovano Elena Bonetti (originaria di Asola) e il deputato di Italia Viva (ex PD), sempre di Mantova, Matteo Colaninno, già vicepresidente di Confindustria. Con il loro appoggio, la volontà è quella di aprire un dialogo vero e non solo di facciata.

Sono tante le questioni ancora in sospeso: il Tibre ferroviario, che dovrebbe arrivare proprio a Piadena Drizzona, l’autostrada Cremona-Mantova, il ferro di cavallo nella zona industriale di Calvatone e Tornata, che rischia di isolare completamente quella zona, i raccordi stradali nel momento in cui verranno tolti i passaggi a livello, favorendo sottopassi e sovrappassi (in sè un’ottima cosa, ma solo se realizzata con criterio). La vera buona notizia riguarda invece la Cima riparazioni di Bozzolo, che avrà la possibilità di continuare a operare sulle riparazioni dei convogli ferroviari, dato che la linea sarà bloccata da Bozzolo a Mantova, ma dalla parte casalasca e piadenese i binari resteranno attivi e aperti, per consentire l’acccesso dei treni da riparare. I dubbi, però, in linea generale, superano al momento le certezze. E se tutti sono d’accordo sull’utilità del raddoppio ferroviario, la linea comune è pure quella di migliorare un progetto che, così com’è, rischia di isolare una buona parte della cosiddetta “periferia dell’Impero”.

Giovanni Gardani

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