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Fabio Merlino: "Ieri sera a Sanremo persa un'occasione". Diversa abilità, i soliti stereotipi

"questa cosa mi mi fa incazzare da morire. Io mi sento una ragazzo normale che, come tanti altri, ha sempre fatto qualsiasi cosa, senza privarmi di nulla ben conscio della mia patologia ma ad ogni modo consapevole che una condizione di disabilità non può toglierci lo status di persona normale"

VIADANA – La pietà tenetevela per voi. Sino a che la disabilità sarà trattata come una forma di ‘minorazione’ da compatimento non vi sarà nessuna evoluzione.

Ieri sera, come tanti altri, il viadanese Fabio Merlino che sportivo lo è sul serio (è uno degli atleti che partecipano al campionato maggiore di Wheelchair Hockey, portabandiera dei Warriors Viadana) ha assistito allo spazio che il Festival di Sanremo ha dedicato al Powerchair Football con la presenza sul palco dell’Ariston di Donato Grande.

E’ stata un’occasione persa. Perché non si è parlato di sport ma – come al circo – si è messa davanti la disabilità ad ogni altra cosa. Come fosse quella la caratteristica peculiare di Donato Grande, il suo carattere distintivo. L’unico in effetti emerso.

Fabio Merlino si batte da anni contro gli stereotipi. Si batte perché le persone sono persone. Ognuna con le sue peculiarità ed i suoi limiti. Proprio quello che ieri sera, sul palco dell’Ariston, non è emerso. Donato Grande – alla stregua di un bambino – ha conosciuto il suo campione, ha fatto lo scambio di maglia, ha preso parte ad una sorta di canovaccio in cui peculiare è diventata non la persona (di cui si è parlato poco o nulla) ma quella carrozzina, quel limite fisico.

La bassa è terra di gente cazzuta. Fabio Merlino, come lo stesso Andrea Devicenzi che gli abita a 20 chilometri di distanza, sono atleti che sono da anni impegnati nell’attività sportiva. Atleti. Persone che dimostrano, ogni giorno e con il proprio lavoro e nel proprio sport, che i limiti davvero invalicabili sono quelli che abbiamo nella nostra testa. Atleti, a prescindere dall’avere una gamba, due o tre, dell’essere seduti o in piedi, dell’utilizzare uno, due, tre o quattro arti. Sino a quando non vi sarà un dialogo ed un approccio ‘inter pares’ non vi sarà nessun passo in avanti.

Si è persa un’occasione insomma. Una bella occasione per parlare di sport e solo di quello.

Vorrei fare una riflessione ed un commento – spiega Fabio Merlino – sulla partecipazione di Donato al Festival di Sanremo.

Premetto che non ho nulla in contrario, ma anzi consideravo questo palcoscenico l’occasione perfetta per aumentare la conoscenza della nostra disciplina e del nostro Mondo. Tuttavia, chi come me da anni si batte per veicolare il messaggio di atleti di spessore nazionale ed internazionale elogiando le gesta ed il nostro movimento, non può accettare quello che di retrogrado e patetico è avvenuto ieri sera.

Spiace che per definire il nostro sport siano stati utilizzati i soliti discorsi infarciti di pietismo per i portatori di disabilità. Trovo aberrante questa dialettica: mi sono sentito un ‘diverso’.

Ieri sera si è persa l’ennesima occasione di parlare di sport vero: è stato invece creato l’ennesimo ‘gap’ tra persone disabili e non.

E questa cosa mi mi fa incazzare da morire. Io mi sento una ragazzo normale che, come tanti altri, ha sempre fatto qualsiasi cosa, senza privarmi di nulla ben conscio della mia patologia ma ad ogni modo consapevole che una condizione di disabilità non può toglierci lo status di persona normale.

Leggo su i canali ufficiali federali che si è parlato di Powerchair Sport: a me è parso di sentir parlare solo di football, mentre di hockey e della nostra nazionale campione del mondo nulla.

Beh ieri sera grazie al messaggio ‘superato’ che Amadeus e Zlatan Ibrahimovic hanno lanciato, credo proprio che il movimento si sia fatto un involontario autogol in rovesciata: e non parlatemi di tempi televisivi o di share che come sapete tutti li conosco benissimo. Peccato davvero“.

Nazzareno Condina

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