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San Giovanni, bimbi in quarantena. La comunicazione arriva 12 giorni dopo

Solo il 12 marzo arriva la comunicazione della scuola della quarantena. Come si evince dalle carte, ATS comunica l'11 marzo alla scuola e la scuola fa il suo dovere, comunicando ai genitori la procedura nel giorno successivo

SAN GIOVANNI IN CROCE – C’è una rabbia profonda nella mamma che ci ha contattato del plesso delle elementari di San Giovanni in Croce. 10 classi e tanta paura. Perché poi il virus corre e passa dai piccoli, spesso asintomatici agli adulti magari deboli, magari più fragili. Spesso i più piccoli non presentano alcun sintomo, o sintomi leggerissimi. Poi però il virus passa, e con maggior virulenza con le ultime varianti, e non sempre va bene per gli adulti.

Tutto ha inizio a fine febbraio quando un adulto che lavora nella scuola risulta positivo al Covid, i bambini vanno a scuola in presenza sino al 4 marzo, poi le scuole chiudono e i bimbi se ne stanno a casa. Con i genitori, i nonni o chi per essi. A contatto con i propri familiari e i propri cari, senza alcuna precauzione.

Solo il 12 marzo arriva la comunicazione della scuola della quarantena. Come si evince dalle carte, ATS comunica l’11 marzo alla scuola e la scuola fa il suo dovere, comunicando ai genitori la procedura nel giorno successivo. I bambini, tutti, sono in quarantena dal 1° marzo sino al 14. 12 giorni dopo, dodici giorni in cui hanno vissuto senza alcuna precauzione, a contatto con chiunque dei loro cari. Lunedì i piccoli saranno sottoposti a tampone.

“I tempi burocratici – scrive una delle mamme – ci hanno permesso solo il 12 di sapere che mio figlio era in quarantena da ormai 11 giorni per contatto con caso Covid. Quarantena con tutte le disposizioni del caso! Nel mentre però mio figlio ha frequentato i nonni settantenni, i compagni di classe sino al 4, e visto altre persone. E così tantissimi altri bambini che hanno girato tra casa, scuola, nonni, zii e zie. Avete idea quante persone abbiano incontrato in 15 giorni? E dopo aver girato e aver contagiato tutta la famiglia, naturalmente non per colpa loro, adesso lo devo sottoporre ad un tampone per poterlo ‘rimettere in comunità’ solo perché i tempi burocratici sono lunghi. Questa cosa, dopo un anno non la tollero. Non c’è niente che funzioni”. In ‘comunità’ e senza precauzioni di sorta i bambini sono stati sino al 12, sino alla comunicazione ufficiale.

“Siamo alla follia – scrive un’altra mamma – il 12 marzo alle 12.10 arriva la comunicazione in cui si dice che mia figlia è in quarantena dal primo marzo e sino al 14 marzo. Dal primo al 4 marzo era in presenza in classe. Lo hanno comunicato solo oggi, il 12 marzo. Nel frattempo ti sale il nervoso e ti chiedi perché. Dopo 12 giorni? E per fortuna che io le mie le tengo chiuse in casa, senza vedere nessuno. Ma se fosse stato che avessi avuto necessità che me la tenesse un nonno, una nonna? Ma che cazzo avrei fatto? Con chi me la sarei dovuta prendere se poi si fosse ammalato qualcuno?”.

Nazzareno Condina

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