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Riserva Lanca di Gerole. Area protetta da nessuno. La denuncia dell'eremita del Po

"Purtroppo anche i cartelli iniziano a essere rovinati e c'è diversa immondizia. Si tratta di un'area di elevato pregio naturalistico, e di una straordinaria oasi di pace, che merita di essere conosciuta, tutelata, valorizzata"

MOTTA BALUFFI – La Riserva Lanca di Gerole è un’oasi naturalistica che si estende tra i comuni di Motta Baluffi e Torricella del Pizzo. Un luogo che dovrebbe essere tutelato e – come spesso capita nelle aree golenali – è tutt’altro che protetto.

A denunciarne lo stato in cui versa l’eremita del Po Paolo Panni. Ci sono cause ‘naturali’ e, anche questa ormai è divenuta pessima abitudine nelle aree di fiume, segni del passaggio dell’uomo.

“A causa – spiega l’eremita – molto probabilmente, delle intemperie e del gelo, molte piante sono spezzate o, comunque rotte. Ci sono inoltre molti segni di cinghiali e diverse orme di lupo”. Questi gli elementi ‘naturali’.

“Purtroppo anche i cartelli iniziano a essere rovinati e c’è diversa immondizia. Si tratta di un’area di elevato pregio naturalistico, e di una straordinaria oasi di pace, che merita di essere conosciuta, tutelata, valorizzata”.

Raccogliamo volentieri la denuncia e le foto di Paolo. Pur nella consapevolezza che difficilmente qualcuno ascolterà le segnalazioni. Le aree protette spesso esistono solo sulla carta. Purtroppo.

Sotto vi lasciamo, se vi interessa, la descrizione approfondita dell’area così come riportata dall’Ufficio Ecologia della Provincia di Cremona.

N.C.




 

Riserva Naturale Lanca di Gerole

L’Area Protetta

Carta d’identità

  • Superficie a terra (ha): 48,00
  • Regioni: Lombardia
  • Province: Cremona
  • Comuni: Motta Baluffi, Torricella del Pizzo
  • Provv.ti istitutivi: DCR 178 6/02/2001
  • Elenco Ufficiale AP: EUAP1176
  • Ente Gestore: Provincia di Cremona – Ufficio Ecologia

La Riserva Naturale è collocata in un tratto di golena fluviale di rilevante interesse naturalistico e paesaggistico, caratterizzato dalla presenza di due ampi meandri dismessi, disposti concentricamente ed a differente stadio evolutivo e da un paleoalveo già quasi completamente interritosi, in parte riattivato da pregresse attività estrattive, collocato tra le precedenti due raccolte d’acqua.

Il più esterno ed antico dei meandri fluviali, la cosiddetta “Lanca di Gerole” viene raggiunta dalle acque del fiume solo durante le piene di maggiore entità e presenta una successione di raccolte d’acqua permanenti, riccamente vegetate da consociazioni acquatiche e palustri e, a tratti, da formazioni forestali igrofile, che, a partire dal saliceto ripario, sino alle formazioni dominate dalla quercia farnia e dal pioppo bianco, costituiscono un esemplare rappresentazione della vegetazione potenziale delle aree soggette a periodica sommersione di questo settore della Pianura Padana.

Il meandro di formazione più recente, denominato “Lanca del pennello”, collocato maggiormente a ridosso del fiume e più strettamente legato alla dinamica fluviale anche sotto il profilo del regime delle acque, si presenta invece come uno specchio d’acqua quasi completamente privo di vegetazione acquatica sommersa o galleggiante, bordato solo a tratti da limitate cortine di erbe riparie. Qui prevalgono infatti le specie erbacee più tipiche delle spiagge fluviali e dei greti consolidati e, dove il suolo è sufficientemente evoluto, saliceti spondali anche piuttosto vasti.

L’isola compresa tra la Lanca del Pennello ed il corso attivo del Po si caratterizza per la presenza di interessanti aree incolte.

Un piccolo bodrio (specchio d’acqua di forma pressoché circolare originatosi in seguito alla rottura dell’argine per effetto delle grandi piene), è collocato, a ridosso della difesa idraulica, nel settore sud orientale della riserva.

La varietà di ambienti naturali e seminaturali presenti nell’area, comprese le superfici allagate originatesi a seguito delle attività di cava, riesce a conservare in questo tratto di golena una ricchezza faunistica e floristica non più rinvenibile in altri tratti della media valle del Po.

Aspetti floristici e vegetazionali. L’articolato mosaico di differenti tipologie ambientali, ancorché ridotto dall’invadenza delle attività umane, mantiene nella Riserva Naturale “Lanca di Gerole” un elevato livello di complessità delle associazioni vegetali, che consente di ricostruire quasi per intero le seriazioni zonali caratteristiche di questo settore planiziale.

Si passa così dagli specchi d’acqua con vegetazione sommersa e galleggiante (tra le specie più interessanti si citano: Potamogeton spp., polyum anfibium, Nynphoides peltata, Nuphar luteus, Trapa natans, Lemna minor, Spirodela polyrrhiza, Hydrocaris morsus-ranae, Vallisneria spiralis, Utricularia vulgaris, Salvinia natans,) alle praterie di macrofite palustri (canneti a Fragmites australis variamente mescolati a svariate specie di Carex spp., tifeti a Tipha angustifolia e T. latifolia), cui si associano interessanti essenze di corredo, alcune delle quali estremamente rare (Leucojum aestivum, Bidens cernua, Butomus umbelatus).

Le cortine arboree che si sviluppano a tratti sui margini più asciutti delle aree palustri, spingendosi talora fino al piede degli argini rappresentano i residui della copertura forestale planiziale presente nell’area.
Il pioppo bianco (Populus alba) è spesso dominante nelle formazioni vegetali maggiormente svincolate dall’acqua, accompagnato dalla farnia (Quercus robur), dall’olmo campestre (Ulmus minor), dall’acero campestre (Acer campestre), dal ciliegio (Prunus avium) e da numerose specie arbustive.

Nei settori di paleomeandro ormai completamente interritisi ma ancora soggetti alle piene e con falda permanentemente affiorante, si sviluppano vasti saliceti puri di salice bianco (Salix alba), talvolta governati a capitozza.

Nelle aree più asciutte si rinvengono specie tipiche dei greti aridi (Xanthium italicum, Cyperus spp., Artemisia spp. Amaranthus spp.).
Aspetti faunistici. L’area costituisce uno degli ultimi rifugi di un piccolo rospo endemico della pianura padana, il pelobate (Pelobates fuscus insubricus), una tra le forme biologiche più minacciate a livello continentale.

Gli studi effettuati permettono inoltre di considerare il sito come uno dei più ricchi in Lombardia per quanto attiene alla comunità erpetologica, ospitando, in un territorio assai limitato ben 17 specie di rettili ed anfibi.

Oltre al già citato pelobate, sono stati rilevati il tritone crestato (Triturus carnifex), il tritone punteggiato (Triturus vulgaris), il rospo comune (Bufo bufo) e quello smeraldino (Bufo viridis), le rane verdi (Rana sink. esculenta), le rare rane rosse (Rana latastei, Rana dalmatina), e, tra i rettili, la lucertola dei muri (Podarcis muralis), quella campestre (Podarcis sicula), assai più rara, il ramarro (Lacerta bilineata), l’orbettino (Anguis fragilis), il biacco (Coluber viridiflavus), le bisce d’acqua (Natrix natrix, Natrix tessellata) ed il colubro liscio (Coronella austriaca).

Egualmente interessante la fauna ornitica che frequenta l’area, dove è stata rilevata, nell’arco di un decennio, la presenza di ben 135 specie, di cui una sessantina nidificanti.

Tra le specie che si riproducono nel sitro, si segnalano, a titolo esemplicativo, il tarabusino (Ixobrychus minutus), il tuffetto (Tachybaptus ruficollis), il moriglione (Aythya ferina), le silvie di canneto, tra cui la rara salciaiola (Locustella luscinioides), negli ambiti umidi, e l’ortolano (Emberiza hortulana), lo zigolo giallo (Emberiza citrinella), il succiacapre (Caprimulgus europaeus) e l’albanella minore (Circus pygargus) nelle aree incolte aride.

Di analogo interesse la fauna svernante e di passo nell’area, tra cui si evidenziano numerosi anatidi, ardeidi, rallidi, e uccelli acquatici in genere, tra cui non di rado, specie infrequenti come le oche (Anser sp.), la cicogna nera (Ciconia nigra), la gru (Grus grus) e l’airone bianco maggiore (Egretta alba).




 

 

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