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Covid, Coldiretti, via libera a italiani nell'orto in zona rossa

Si tratta – spiega la Coldiretti – in larga maggioranza di famiglie che hanno ereditato aziende o pezzi di terreno da genitori e parenti dei quali hanno voluto mantenere la proprietà per esercitarsi nel ruolo di coltivatori e allevatori, piuttosto che venderli come accadeva spesso nel passato

“È consentito, anche al di fuori del Comune ovvero della Regione di residenza, lo svolgimento di attività lavorativa su superfici agricole, anche di limitate dimensioni, adibite alle produzioni per autoconsumo, non adiacenti a prima od altra abitazione”. Lo rende noto la Coldiretti nell’evidenziare che la faq pubblicata sul sito del Governo chiarisce che anche nelle zone rosse e arancioni è possibile la cura dei terreni ai fini di autoproduzione, anche personale e non commerciale, che integra il presupposto delle esigenze lavorative. Quindi – sottolinea la Coldiretti – la coltivazione del terreno per uso agricolo e l’attività diretta alla produzione per autoconsumo sono consentite, a condizione che il soggetto interessato attesti, con autodichiarazione completa di tutte le necessarie indicazioni per la relativa verifica, il possesso di tale superficie agricola produttiva e che essa sia effettivamente adibita ai predetti fini, con indicazione del percorso più breve per il raggiungimento del sito.
Una precisazione importante che – precisa la Coldiretti – consente gli spostamenti a quegli italiani che fanno gli agricoltori solo per passione coltivando appezzamenti di terreno pubblici o privati per garantirsi cibo genuino e trascorrere un po’ di tempo all’aria aperta. Accanto a chi esprime la propria passione in orti e giardini ci sono infatti anche molti che non si accontentano e coltivano almeno un ettaro di terreno a uso familiare.
Si tratta – spiega la Coldiretti – in larga maggioranza di famiglie che hanno ereditato aziende o pezzi di terreno da genitori e parenti dei quali hanno voluto mantenere la proprietà per esercitarsi nel ruolo di coltivatori e allevatori, piuttosto che venderli come accadeva spesso nel passato. Ma ci sono tanti che – conclude la Coldiretti – hanno acquistato terreni o piccole aziende agricole anche in aree svantaggiate per ristrutturarle e avviare piccole attività produttive, dall’olio al vino, dall’allevamento delle galline a quello dei cavalli.
Ma non manca neppure chi ha approfittato dell’opportunità messa a disposizione dagli enti locali che da nord a sud dell’Italia organizzano e affittano veri e propri orti urbani che – sottolinea Coldiretti – registrano una crescita del 18,5% in cinque anni superando i 2,1 milioni di metri quadrati secondo l’analisi della Coldiretti sugli ultimi dati Istat al 2019.
Ogni amministrazione – spiega la Coldiretti – applica parametri e sistemi diversi per la concessione degli orti pubblici: ci sono comuni che li danno in uso annuale in cambio di un piccolo canone dopo averli recintati e attrezzati con acqua e piccolo riparo per gli attrezzi, altri che li riservano solo a certe fasce di età e altri ancora che aprono dei veri e propri bandi per le assegnazioni con quote di canone che cambiano a seconda del reddito e dell’età. Fra gli hobby farmers cittadini – continua la Coldiretti – non si trovano solo pensionati, ma anche persone più giovani, italiani e stranieri.
La crescita degli orti urbani in Italia – sottolinea la Coldiretti – ha riguardato soprattutto il Nord con l’Emilia Romagna che guida la classifica delle regioni “urban farmers” con il 35% di tutti gli orti pubblici a livello nazionale per oltre 739mila metri quadrati, seguita dalla Lombardia con il 9,7% e più di 204mila metri quadrati e dalla Toscana con l’8,3% e più di 176mila metri quadrati.
Nella “top five” regionale entrano anche il Veneto con l’8,1% e 171mila metri quadrati e il Piemonte con il 7,7% e oltre 161mila metri quadrati. Fra le regioni del centro Italia la leadership spetta alle Marche con più di 142mila metri quadrati, con alle spalle Umbria e Lazio. Mentre al sud la classifica è guidata dalla Campania rappresentata dagli oltre 116mila metri quadrati di Napoli seguita da Sicilia, Sardegna e Calabria.
La ricerca del verde, la voglia di recuperare ritmi più naturali nella vita quotidiana, il bisogno di un’attività fisica diversa dagli allenamenti in palestra e la soddisfazione di portare in tavola il frutto del proprio lavoro – evidenzia la Coldiretti – ha generato un vero e proprio boom degli orti urbani nelle grandi aree metropolitane con Bologna che fa segnare il record nazionale per la disponibilità di spazi per appassionati della zappa con più di 165mila metri quadrati, mentre Milano sfiora 81mila metri, Torino arriva quasi a 78mila e Firenze supera i 76mila. Fra le altre grandi metropoli Palermo è stabile a 30 mila metri quadrati mentre a Roma si superano i 35 mila metri quadrati.
Ma a disposizione degli hobby farmers c’è anche la “guerrilla gardening” con la conquista non violenta e borderline di spazi di terreno abbandonati, il più delle volte pubblici che – conclude Coldiretti – vengono abbelliti con piante e fiori oppure coltivati con verdure e ortaggi nelle aree pubbliche.

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