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Il Comitato per il No controbatte ancora a Cerioli: "Altro che bio ed economia circolare"

"Nel suo biogas non entrerà mais ma triticale (cereale adatto alla panificazione) 9125 tonnellate/anno, sfarinati di cereali da Bologna 1460 t/anno e così altri prodotti agricoli come mele, cipolle, patate ecc. provenienti da Bolzano, Bologna, Padova, Cremona, alla faccia della filiera corta e dell’economia circolare".

COMMESSAGGIO – Il Comitato per il No al Biogas a Commessaggio risponde alla prima replica di Alex Cerioli, l’imprenditore agricolo che intende costruire una nuova centrale a biogas proprio nel comune mantovano. “L’economia circolare per la produzione di energia tende all’impatto zero e con pochissimi sprechi riducendo la necessità di attingere alle materi prime naturali. L’economia circolare considera come rinnovabili l’energia del sole, del vento, dell’acqua, non sicuramente biogas-biometano (che tristezza l’uso della parola bio dove di bio e di ecologico non c’è nulla)” spiega Mimma Vignoli, presidente del Comitato.

“Per ciò che riguarda il digestato, l’articolo 3,3 concimi e ammendanti Reg. CE 889/2008 dice: non si possono usare in agricoltura biologica (D.Lgs 217/06) digestati provenienti da agricoltura industriale, pollina “di allevamento dove gli animali sono tenuti in assenza di luce naturale o in condizione di illuminazione controllata artificialmente per tutta la durata del loro ciclo di allevamento”. I digestati (ossia la cacca dei batteri che producono il gas) dovrebbero essere sparsi a terra a basse atmosfere, 2 al massimo e subito interrati. Invece tutti, dico tutti, spargono con il getto, perché hanno fretta, come se innaffiassero con acqua. In realtà nebulizzano in atmosfera come un aerosol virus, batteri, ammoniaca, che tutti respiriamo, aumentando anche le polveri sottili Pm 10 e Pm 2,5”.

“A Commessaggio – prosegue Vignoli – abbiamo già un biogas da 1 megawatt, con tutti i problemi di smaltimento digestato. Un piccolo comune come il nostro non può sostenere un secondo impianto. Per ultimo Legambiente in un suo comunicato stampa del 26 gennaio 2021 dichiara: 1) “… i cittadini vanno informati in modo corretto affinché partecipino attivamente nel percorso di autorizzazione…”. In questo caso noi ne siamo venuti a conoscenza per caso. 2) “ … ” realizzarli(i biogas) su scala provinciale, nelle aree industriali….in modo da limitare al massimo gli spostamenti…” dei prodotti che entrano nel digestore 3)…per quanto riguarda gli scarti agricoli e reflui zootecnici la localizzazione migliore del digestore è tendenzialmente baricentrica ai luoghi di produzione…”.

“Non mi pare che il biogas che il signor Cerioli vuole costruire a Commessaggio – conclude il comunicato – rispetti quello che ha affermato nella sua replica. Nel suo biogas non entrerà mais ma triticale (cereale adatto alla panificazione) 9125 tonnellate/anno, sfarinati di cereali da Bologna 1460 t/anno e così altri prodotti agricoli come mele, cipolle, patate ecc. provenienti da Bolzano, Bologna, Padova, Cremona, alla faccia della filiera corta e dell’economia circolare. Tutti cibi adatti per l’alimentazione umana. E’ sostenibile, dunque, trasformare il cibo in merda? In più parliamo di una lettiera di tacchini da allevamento industriale. Sig. Cerioli attento che le cresce il naso come a Pinocchio”.

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