Salute
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Covid la battaglia di una famiglia
casalasca e la solidarietà riscoperta

Ora tutti si stanno riprendendo e il peggio sembra essere passato. Ma quelle piccole luci restano: sono il segno che qualcosa di buono, una piccola riscoperta di affetti e legami può essere un segnale importante da raccogliere e con il quale andare avanti, anche nei giorni a venire

CASALMAGGIORE – Non vuole che si sappia chi è, ma in fondo non ha poi una grande importanza. E’ una giovane mamma e libera professionista casalasca che il Covid lo ha incontrato sul serio. E lo ha incontrato personalmente, insieme a tutta la famiglia.

E’ una storia come tante altre, di malattia, di paura ma anche di piccole luci. Di solidarietà e di speranza e per questo ve la raccontiamo accettando l’anonimato della protagonista.

Tutto ha inizio nella prima ondata della diffusione del virus, ma nel raccontarvi la storia noi partiamo dal 3 marzo. Un giro di telefonate tra parenti. “Ho il raffreddore e la febbre. Dall’altro capo del telefono mi rispondono ‘Anche tu? Anche io, sto iniziando con la tosse! A distanza di poche ore un aumento dei sintomi nella nostra famiglia! Siamo un gruppo di persone unito anche nella sofferenza”.

E’ tempo di tamponi che confermano purtroppo i sospetti. E’ una situazione davvero difficile: “Positiva io, mio marito, mio figlio di un anno e 7 mesi, mia mamma, le mie tre cugine con rispettivi mariti e figli, mia zia, mio zio, mia suocera, mio cognato. Un virus invisibile – prosegue nel racconto – che non avvisa, si nasconde dentro e esplode. Così è stato, da un giorno all’altro ci siamo trovati chiusi in casa con tanto dolore!”

Ci si sente per telefono con gli altri parenti: “I giorni passano, i telefoni squillano per tutti gli aggiornamenti e purtroppo mia zia viene ricoverata a Cremona. Passano i giorni attaccati a quel saturimetro, con quell’ansia che sale e che in certi momenti ti annebbia la mente. Si alternano pensieri, difficile rimanere lucidi e razionali, più facile attaccarsi alla paura, alla preoccupazione. Quando ne usciremo? Ce la faremo? Ci saranno ricadute? La mente si riempie di contenuti, il cuore di speranza quando ci sono segni di guarigione!”.

Segni positivi ed altri negativi. La giovane casalasca ricorda il giorno in cui ricoverano la zia. E guarda al virus pensando al figlio di neppure due anni: “98, 97, 96, 95, 90, 88… 88, un numero che non scorderò mai! Quando ci dissero che quel macchinino segnava 88 subito lo zio chiama l’ambulanza. Portano via la zia. Giorni tesi, guardare negli occhi mio figlio era diventato difficile, sempre con la mascherina indossata, vivere isolati in casa era impossibile ma dormire separati, senza poter abbracciare i miei cari, senza poter sbaciucchiare e farsi coccolare dall’ingenuità di un bimbo che dice ‘più’ perché non può più vedere i suoi nonni, i suoi cuginetti e non può andare a scuola con i suoi amici e le splendide maestre! E una settimana dopo è il momento del ricovero di mia suocera… pianti ma sicurezza che ritornerà”.

Sino a qui la tensione. Ma il Covid è anche il momento per ritrovare unità, e solidarietà. “Nel momento di maggior bisogno – conclude -è iniziata tutta una rete di aiuti: tanti messaggi, chiamate, incoraggiamenti. L’unico zio sano, che aveva già dato qualche mese prima, zia e cugina sane che ci aiutano nella spesa, un’amica dottoressa e un cugino dottore sempre con le risposte pronte ad ogni nostra curiosità, persone speciali! Il messaggio di uno zio che di Covid ne sa per la sua battagliera esperienza passata, quasi un miracolo il suo… e poi il mio papà, il mio ‘eroe’ che porta avanti l’attività sino a quando può… e un angelo custode in cielo che invece per covid se ne è andato l’anno scorso! Oggi che tutto è rimasto un brutto ricordo posso dare ragione a chi la sofferenza l’ha toccata con mano: dobbiamo crederci e non perdere mai la fiducia. Grazie a tutti quelli che ci sono stati accanto e vi porto il saluto della mia famiglia unita”.

Ora tutti si stanno riprendendo e il peggio sembra essere passato. Ma quelle piccole luci restano: sono il segno che qualcosa di buono, una piccola riscoperta di affetti e legami può essere un segnale importante da raccogliere e con il quale andare avanti, anche nei giorni a venire.

N.C.

 

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