Cronaca
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Tre comunità unite e quei
gesti d'amore: ciao Daniele

E’ stato don Claudio a riportare due gesti d’amore da Daniele. “Due ragazzi lo hanno vegliato tutta notte e li ho ritrovati stamattina ancora accanto alla sua bara, mentre stamattina un altro suo amico mi ha chiesto una paletta per poter raccogliere lo sporco sul sagrato, perché il suo amico meritava un ambiente pulito”. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

I piumini dei pioppi che volano fuori dal sagrato del Duomo di Casalmaggiore e le sciarpe del Foggia sulla bara bianca; i palloncini bianchi con le firme degli amici e un piccolo nastro azzurro a tenerli assieme, come i colori di Casalmaggiore, e i fumogeni rossoneri, come i colori della squadra pugliese tifata da Daniele Tanzi, 19enne ucciso a Parma otto giorni fa, che quando poteva andava allo stadio in curva.

Due anime – Casalmaggiore e la Puglia – per celebrare l’ultimo saluto, curato dalle Onoranze Funebri Mantovani, di un amico che se ne va. E in aggiunta Parma, rappresentata anche istituzionalmente. La comunità casalasca – a prescindere da provenienza, età e professione – s’è fermata giovedì mattina per Daniele e per la sua famiglia, con il papà Antonio e la mamma Antonella in primis, uniti ai fratellini Alessio e Mattia, agli zii, ai nonni arrivati dalla Puglia, a tutti i parenti e gli amici.

Lo strazio di un addio, appena lenito dalle parole del parroco don Claudio Rubagotti, che ha concelebrato assieme ad altri sei sacerdoti, tra i quali don Nicola Premoli, insegnante di Daniele a Santa Chiara. Erano presenti anche padre Francesco Serra del Santuario della Fontana, don Alfredo Assandri, parroco di Vicoboneghisio, don Arrigo Duranti, don Cesare Castelli e don Angelo Bravi per la parrocchia di Santo Stefano: un modo per dire che pure il corpo ecclesiale si è unito al dolore della famiglia Tanzi. Non era invece presente Maria Teresa Dromì, la ragazza di Daniele, alla quale è stato sconsigliato di partecipare, con le indagini ancora in corso.

E’ stato don Claudio a riportare due gesti d’amore per Daniele, senza scordare quello dei tanti amici che hanno esposto due striscioni (uno dei quali reclamava giustizia per il 19enne) e preparato i palloncini sin dalla prima mattina fuori dalla cattedrale casalese. “Due ragazzi lo hanno vegliato tutta notte e li ho ritrovati stamattina ancora accanto alla sua bara: ho lasciato il Duomo aperto tutta notte, dando loro fiducia ed è stata ripagata. Al mio ritorno con loro c’era pure un cagnolino. Mi è parsa una scena quasi evangelica. Mentre stamattina un altro suo amico mi ha chiesto una paletta per poter raccogliere lo sporco sul sagrato, perché il suo amico meritava un ambiente pulito. E’ stato un momento in cui ragazzi che non conoscevo hanno dato il meglio di sè nell’amore per l’amico Daniele”.

QUI SOTTO L’OMELIA INTEGRALE DI DON RUBAGOTTI

Poi una riflessione profonda sul ruolo dei ragazzi e il modo in cui gli adulti li vedono. “Troppo spesso sentiamo gli adulti dire: “I ragazzi sono così”, senza dare possibilità di approfondire e conoscere meglio. E un ragazzo lo capisce, lo percepisce, quando è ben voluto e quando viene considerato “ormai fuori strada”. Un ragazzo la fiducia la sente, e Daniele era un ragazzo molto intelligente. A volte pure gli stessi ragazzi fanno fatica ad aprirsi e così si vive un muro contro muro tra due sfere che dovrebbero comunicare, capirsi e aiutarsi di più”.

“La famiglia Tanzi vive a pochi passi dal Duomo: Alessio e Mattia, fratellini di Daniele, vengono al Grest qui a Santo Stefano – ha detto don Claudio – e noi sacerdoti ci uniamo a voi cari, sapendo di non poter cambiare la storia ma col tentativo di non lasciarvi soli. Daniele era a suo modo un assiduo frequentatore del Duomo: non veniva a Messa, e mi dispiace tanto che la prima volta in cui lo trovo in chiesa sia proprio questa, ma la mattina presto quando uscivo dalla messa o la sera tardi, era sempre qui. E spesso mi aiutava, si parlava, si chiacchierava e bevevamo un caffè insieme. Questo nostro rapporto mi ha toccato, perché dimostra che quando i nostri ragazzi li prendi a tu per tu, hanno un mondo bellissimo da raccontare”.

Don Claudio ha ricordato la simbologia della veste bianca, che indica la Resurrezione, poi ha sottolineato come “spesso il mondo degli adulti dovrebbe capire di più: è sbagliata la nostra società quando impone che i ragazzi rimangano bambini, impedendo loro di prendersi le responsabilità. Quando a 12 anni, a tempo perso, anni fa si andava a zappare, si entrava maggiormente in rapporto con la vita. Dobbiamo ripensare a un modo di vivere che offra ai ragazzi la possibilità di esprimere la loro presenza”.

“Farei un torto a Daniele – ha proseguito il parroco – se ora dicessi che “è andata così”. Dico invece che ciascuno di noi vive le sue responsabilità e che Daniele era un ragazzo intelligente e capace che, sicuramente, non si aspettava che il suo amore, che lo aveva un po’ allontanato dagli amici di Casalmaggiore, potesse diventare odio, morte e crudeltà. Che quanto accaduto ci aiuti ad avere uno sguardo diverso, meno ideologico e legato ai luoghi comuni. Cosa può fare un insegnante, quando c’è un mondo, anche mediatico, che fuori ti autorizza a “fare quello che voglio”? Nella storia di Daniele abbiamo un attimo solo che brucia tutta una storia che era ormai pronta a sbocciare e a spiegarsi”.

Le letture sull’amore sono state scelte proprio da don Claudio “perché sono l’esatto opposto dell’infamia di 24 coltellate che straziano Daniele. Ci ricordano cosa dice il Signore. Il Cristianesimo non parte dai genitori, ma da Cristo, e l’amicizia – che qui si sta rivelando in diverse forme per Daniele – è la stessa che ci offre Gesù quando dice: “Vi ho chiamato amici”. Dobbiamo imparare ad amarci gli uni gli altri in una società che spesso commercializza l’amore. Ma amare è dare la vita e qui è accaduto il contrario, perché una vita è stata tolta. L’augurio è che gli amici di Daniele facciano l’esperienza di Gesù come amico, perché Lui vuole il nostro bene. E non vorrà meno bene a Daniele di quanto gliene vogliamo noi. Per questo ora lo presentiamo a Lui”.

Tra i bianchi il sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni e il presidente del consiglio comunale di Parma Alessandro Tassi Carboni, entrambi in fascia tricolore. Il simbolo di due comunità – unite nel dolore e allo strazio dei famigliari (la mamma continua a ripetere: “Che crudeltà”, una zia urla a gran voce il nome “Daniele”, il padre stringe la foto del figlio al petto, i sanitari sono pronti ad aiutare nei momenti più drammatici) – che salutano Daniele con la lettera di Maria Pia a nome di tutti gli amici; con un ultimo applauso; con i palloncini al cielo ed “E’ per te”, la canzone di Eros Ramazzotti, dedicata dalla compagnia di giro al 19enne. Infine il corteo con lo striscione “La giustizia verrà fatta” portato fino al cimitero di Casalmaggiore, dove Daniele riposerà. Alcuni dei palloncini lanciati si incastrano giusto sotto la volta d’ingresso del Duomo: come a dire, Daniele è ancora qui.

QUI SOTTO IL PENSIERO DI TASSI CARBONI E BONGIOVANNI

Giovanni Gardani

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