Cronaca
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Ciao Andrea, l'intensità della vita
e quel sorriso che resterà

Una conferma è arrivata dalle parole di Patrizia Ortesi, amica di famiglia, che al termine della celebrazione ha voluto leggere una sentita e vibrante lettera dedicata all’amico 44enne, ricordando la sua natura di guerriero e combattente.

“Non conta la lunghezza di una vita, ma la sua intensità: e possiamo dire – come confermano le tante persone amiche qui presenti – che Andrea non ha sprecato un solo secondo della sua esistenza”. Con queste parole don Giuseppe Manzoni, parroco di Vicomoscano, ha cercato di consolare una comunità intera, quella della frazione di Casalmaggiore sconvolta per la perdita di Andrea Lazzari, stroncato da una lunga malattia a soli 44 anni. Ma ridurre tutto ad una sola frazione, per quanto popolosa, non sarebbe corretto: c’erano ad esempio compagni di squadra delle tante formazioni nelle quali Andrea ha giocato, nell’intero comprensorio Oglio Po.

Una chiesa troppo piccola, la parrocchiale di Vicomoscano, ma probabilmente non sarebbe bastata nemmeno una cattedrale, se è vero che il gran caldo giovedì mattina alle 10 non ha scoraggiato i tantissimi presenti anche sul sagrato della chiesa. Sopra il feretro, oltre ai fiori, una foto di Andrea Lazzari sorridente: un sorriso che non mancava mai, nemmeno nei momenti difficili. E non è semplice retorica, che pure in questi momenti potrebbe aiutare; basta scorrere il profilo di Andrea su Facebook o quelli dei suoi amici. E’ praticamente impossibile trovare uno scatto che ritragga il 44enne senza un sorriso ad accompagnarlo.

I compagni di scuola e gli amici e amiche della piccola Sofia, figlia di Andrea, si sono stretti – nelle prime file – alla famiglia, oltre che alla moglie Federica, al fratello Danio, alla mamma Laura e al papà Giuseppe. Un clima ovviamente triste, ma di dignitosa compostezza, ha accompagnato la celebrazione, fino all’omelia di don Giuseppe che ha cercato di confortare i presenti: “La domanda che torna in questi momenti è “Perché? Perché proprio Andrea? Perché questo amaro calice tocca proprio a noi?”. Chi non crede, non ha una risposta. Chi invece ha fede, riesce a dipanare i tanti non-sensi che la vita terrena ci riserva. Ricordiamo che Andrea, anche quando sapeva della malattia, non si è mai pianto addosso. La lezione migliore che ci ha lasciato è proprio questa, la stessa di San Francesco che ha parlato di “Sorella Morte”, capendo che la morte è un inizio e non la fine”.

Una conferma è arrivata dalle parole di Patrizia Ortesi, amica di famiglia, che al termine della celebrazione ha voluto leggere una sentita e vibrante lettera dedicata all’amico 44enne, ricordando la sua natura di guerriero e combattente con una serie di aneddoti che hanno ricostruito i momenti più difficili vissuti durante una malattia diagnosticata una decina di anni fa. Momenti, però, vissuti sempre con il sorriso. Quel sorriso. Il sorriso di Andrea.

Giovanni Gardani

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