Cronaca
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Rivarolo Mantovano,
iniziati i lavori di restauro dell'antico ponte

Prosegue nella Regona di Rivarolo il restauro degli storici ponti ad arco in muratura. Dopo il Ponte dei "due ponti", terminato prima della pausa estiva, la ripresa dei lavori ha coinvolto il Ponte Valcasara.

I ponti sono da sempre il simbolo della voglia dell’uomo di guardare oltre e superare i confini naturali fino a diventare esempi stile ed opere architettoniche come quello di Reggio Emilia ideato da Santiago Calatravaoppure eredità di civiltà antiche arrivati fino ai giorni nostri quali tesori archeologici. Ecco cosa succede a Rivarolo con i suoi ponti antichi.
“Prosegue nella Regona di Rivarolo il restauro degli storici ponti ad arco in muratura. Dopo il Ponte dei “due ponti”, terminato prima della pausa estiva, la ripresa dei lavori ha coinvolto il Ponte Valcasara che scavalca il colatore Gambina consentendo l’accesso ai campi del Casalmarlén, un toponimo di origine longobarda che indica una zona destinata probabilmente, nei tempi andati, all’allevamento dei cavalli.
Sulla natura di questi ponti si sta dibattendo. La ricerca cartografica, condotta presso l’Archivio di Stato di Mantova, li ha rintracciati documentati nelle mappe del Catasto Teresiano del 1774, evidenziati da segni ad arco di colore rosso rubino. Le caratteristiche costruttive, dalla presenza della platea di fondazione alle luci modeste delle arcate, sembrerebbe qualificarli come manufatti anticamente deputati alla regolazione idraulica delle acque. Il Ponte Valcasara, in particolare, toglie ogni dubbio al riguardo: la presenza di scanalature verticali nella muratura sul fronte a monte, all’attacco con i muri d’ala, dichiara che un tempo questo manufatto assolveva anche la funzione di chiusa o, per usare un termine desueto, di “sostegno” delle acque. La bonifica condotta dal Consorzio Navarolo negli anni ’20 del Novento ha evidentemente privato i ponti di questa funzione, permanendo quella di passi agrari a scavalco dei principali colatori.
Se l’essere censiti nel Catasto Teresiano ne ha documentato la vetustà, rimane aperta la questione della datazione dell’epoca di costruzione che potrebbe essere retrodatata al periodo gonzaghesco, quando questo tipo di manufatti era di competenza delle digagne. Qui annotiamo che le digagne erano associazioni di proprietari terrieri alle quali era demandata la cura dei corsi d’acqua e la manutenzione dei manufatti relativi (ponti, chiuse, canali di derivazione) in periodo gonzaghesco e fino all’istituzione del Catasto Teresiano.
La ricerca rimane dunque aperta, così come l’interesse socio-culturale per questi ponti, alla base del finanziamento concesso dal GAL per il loro restauro e consolidamento strutturale; un finanziamento che copre il 70% del costo degli interventi quantificato in euro 87.000,00 circa dall’ingegner Marco Spezia dello studio Polaris di Mantova.
L’interesse storico culturale manifestato dalla stessa Soprintendenza ai beni culturali ed architettonici di Mantova porterà alla redazione di una pubblicazione che l’amministrazione comunale ha dichiarato di essere disposta a promuovere”.
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