Cronaca
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Operatori socio sanitari,
rottura ospedale - sindacati

L’azienda non revocherà la procedura d’appalto e il bando sta per essere pubblicato, al fine di trovare, dal primo gennaio, una cooperativa che fornisca una ventina di operatori in sostituzione di quelli attualmente in servizio, dipendenti dell’Asst.

Non è andato nella direzione sperata dai sindacati l’incontro in Prefettura sull’appalto deciso dall’Asst di Cremona per l’esternalizzazione delle figure di operatore socio sanitario nei reparti di Medicina degli ospedali del capoluogo e dell’Oglio Po.

L’azienda non revocherà la procedura d’appalto e il bando sta per essere pubblicato, al fine di trovare, dal primo gennaio, una cooperativa che fornisca una ventina di operatori in sostituzione di quelli attualmente in servizio, dipendenti dell’Asst. Un appalto da 5,8 milioni di euro per alcuni anni che, a detta dei sindacati non è mai stato discusso nei tavoli di trattativa, violando così una norma sulla concertazione. Continua quindi lo stato di agitazione del personale.

L’Asst – rappresentata in Prefettura dal direttore amministrativo Gianluca Bracchi, dal direttore del personale Maria Teresa Bulgari e da Alberto Silla, direttore delle professioni sanitarie – ha spiegato che ciò consentirà l’assunzione di infermieri e l’aumento del numero complessivo di oss in servizio, per circa 20 unità, rispetto ai 215 attualmente alle dipendenze dell’Asst. Ma questo non soddisfa, anzi preoccupa i rappresentanti dei lavoratori che vedono in questo un precedente che potrebbe presto riguardare anche altri reparti; che mette in pericolo la catena di comando (ci sarebbe una figura intermedia di raccordo tra i lavoratori della cooperativa e gli infermieri del reparto da cui dipenderanno), e che realizza una disparità di trattamento tra maestranze di serie A e di serie B, considerando che il contratto delle cooperative è penalizzante rispetto a quello della sanità.

Una scelta scellerata, la definisce Sabrina Negri, segretario Funzione Pubblica Cgil, che insieme ai colleghi della Cisl Roberto Dusi e della Uil Angelo Bonvissuto hanno partecipato all’incontro in prefettura, insieme alle rispettive rappresentanze confederali e ai pensionati dello Spi. “La nostra richiesta di revoca dell’appalto – spiega Negri – è stata respinta e non sono state ricevute risposte convincenti e puntuali sulle motivazioni, se non considerazioni ragionieristiche che non hanno nulla a che vedere con la nostra idea di sanità pubblica e di servizio. E’ una scelta svilente della sanità territoriale ed è una sconfitta”.

“E’ un’azienda pubblica che si rende protagonista di un contesto in cui si creano lavoratori di serie A e serie B  -aggiunge – e lamentiamo anche l’assenza di un’informativa preventiva puntale. Il direttore generale anche questa volta era assente dal tavolo come negli incontri di trattativa, nonostante noi avessimo sollecitato la sua presenza. E dobbiamo rilevare, invece, la presenza di Ats Valpadana con il suo direttore generale Mannino”. La Cgil è in contatto con il proprio livello regionale che si accinge a chiedere un confronto sulle esternalizzazioni nel settore. Nei prossimi giorni saranno messe campo le prime iniziative di protesta.

Delusione tra i sindacati anche per il fatto che il direttore generale Welfare dell’assessorato regionale, Pavesi, si era recentemente espresso contro le esternalizzazioni nel settore pubblico: “Invece qui a Cremona si va proprio in questa direzione e non vorremmo che questo sia solo l’inizio”, afferma Bonvissuto. “L’azienda dice di voler concentrare le risorse sugli infermieri sacrificando gli oss, e questa è una scelta politica sulla sanità che ci preoccupa. Ci interessa capire quali prospettive ci saranno per la sanità pubblica, visto che si parla di nuovo ospedale, ma poco dei servizi”.

“Da nessuna parte in ospedali pubblici ho visto esternalizzare un servizio ‘core’ come questo, è un’operazione di macelleria sociale”, afferma Dusi. “Persone che erano assunte con un contratto pubblico adesso andranno al ribasso, creando una situazione organizzativa molto complicata in due reparti delicati come la medicina, dove entrano persone molto spesso anziane con patologie che molte volte si acutizzano”.

“I lavoratori della cooperativa non sarebbero alle dirette dipendenze dell’ospedale ma dovrebbero avere una persona che fa da tramite con l’infermiere di riferimento, cosa che ci preoccupa molto e su cui vigileremo. C’è stato uno spregio delle forze sociali, l’azienda aveva pianificato queste cose a maggio facendo la gara ma senza avvertire nessuno”.

Anche Dusi chiede che il dg Rossi “ci metta la faccia e spieghi il perchè di 5,7  milioni di spesa per un appalto di oss che potevano tranquillamente essere stabilizzati come fanno altre aziende, ad esempio Crema, ma forse qui a Cremona si vuole provare a fare una cosa diversa”. “Quello che è pubblico deve rimanere pubblico, ma con questa dirigenza non abbiamo mai visto una visione strategica di quello che vogliono fare sul territorio, penso anche agli ospedali di comunità su cui non abbiamo mai avuto risposte”.

“Da un po’ di tempo  è venuta meno la competitività e la capacità di risposta di questo ospedale. Invece di parlare di ospedale nuovo bisognerebbe migliorare quello che c’è”.

gbiagi

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