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Riccardo Penci, da Rivarolo del
re a Roma, è Alfiere del lavoro

Sorprende piacevolmente la sua voglia di sapere, di studiare e di fare bene e sorprende anche la passione per le discipline umanistiche; ultimamente materie come storia, geografia, filosofia, latino, greco, glottologia, filologia sono un po' messe da parte per altre più tecniche o manageriali

La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri (Antonio Gramsci)

Non è la prima volta che il Polo Romani diploma eccellenze, non è nuova la nostra scuola al vanto di grandi risultati raggiunti dagli studenti. Lo scorso 26 ottobre, Riccardo Penci, originario di Rivarolo del Re, è stato premiato Alfiere del lavoro, dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, per avere conseguito il diploma di maturità classica con votazione 100 e lode grazie a cinque anni di impegno e duro lavoro.

Era stato avvisato della nomina nel settembre 2020 ma la premiazione, rimandata a causa della pandemia, non aveva ancora una data certa. Quando quasi non ci pensava più, la Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro lo convoca alla cerimonia assieme ad altri 25 Alfieri sia per l’anno 2020 che 2021 abbinati ad altrettanti Cavalieri del Lavoro.

L’emozione, ovviamente forte, lo ha travolto in più momenti: quando è stato informato della nomina, quando della data di premiazione e in special modo all’arrivo al Quirinale: varcarne la soglia, essere accolti dal lungo porticato che costeggia il cortile d’onore ed entrare nel Salone dei Corazzieri rimarrà per lui un momento indimenticabile.

Riccardo inizia il suo percorso dal Liceo Classico presso il Polo Romani, scelta che reputa decisamente azzeccata, in quanto gli permette di maturare gli interessi letterari, storico-filosofici ed artistici che già nutriva e che, grazie alla scuola e agli insegnanti che lo hanno guidato, sono oggi bagaglio importante della sua formazione sia culturale che umana.

Si iscrive poi a Lettere Antiche all’Università di Pisa e frequenta contemporaneamente la classe di Storia Antica e Filologia Classica presso la Scuola Normale Superiore sempre a Pisa. Passaggio iniziale non semplice, dal momento che la maggior parte delle lezioni, causa Covid, l’anno scorso erano on line con la conseguente impossibilità di avere contatti diretti con docenti e compagni di corso, tuttavia, la possibilità di studiare materie che sente sue compensa le difficoltà e gli arreca soddisfazione.

Sorprende piacevolmente la sua voglia di sapere, di studiare e di fare bene e sorprende anche la passione per le discipline umanistiche; ultimamente materie come storia, geografia, filosofia, latino, greco, glottologia, filologia sono un po’ messe da parte per altre più tecniche o manageriali credute spesso il giusto requisito per fare soldi in una civiltà moderna e sempre più tecnologica.

Riccardo ha capito invece che una formazione non esclude l’altra, che “i classici non sono morti”. Questo non vuol dire rifuggire la modernità ma abbinare la cultura classica ai nuovi concetti e canoni di ricerca e sviluppo è di certo un valore aggiunto.

Riccardo sogna di diventare docente, è grato dell’opportunità di studiare e si impegna molto, sa che un giorno restituirà ai futuri giovani ciò che ha imparato così come i suoi insegnanti han fatto e ancora stanno facendo con lui. “Vorrei anch’io un giorno trasmettere la mia passione ad altri studenti e alle nuove generazioni e dire loro di studiare prima di tutto per sé stessi, di coltivare il desiderio della conoscenza, di essere curiosi senza farsi troppo influenzare dagli altri o dall’opinione comune. Dirò loro che la cultura è lo strumento primo per sviluppare con senso critico opinioni proprie e trovare il coraggio di portarle avanti. Ritengo inoltre che ci voglia passione per ciò che si fa, al fine di superare gli ostacoli che inevitabilmente si presenteranno lungo il cammino e di raggiungere risultati duraturi e gratificanti”.

Sorprendono anche la semplicità e il giusto valore che Riccardo attribuisce a questo riconoscimento: nessun vanto bensì un onore e al tempo stesso una responsabilità, lo reputa un segno tangibile di fiducia e considerazione dell’Italia verso i suoi giovani. Essere premiato assieme ai Cavalieri del Lavoro gli ha trasmesso la volontà, da parte dello Stato, di valorizzare la cultura e il merito, spinta ulteriore per fare bene e restituire alle generazioni dopo di lui le sue stesse opportunità di formazione e crescita personale. Un ragazzo semplice, determinato e moderno, con idee chiare e la totale consapevolezza che l’impegno nello studio sia la chiave unica per aprire la porta del futuro; è orgoglio per noi grandi, esempio per i coetanei e risorsa futura per chi oggi è bambino.

Giovanna Anversa

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