Cronaca
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Silvia Angelicchio risponde sul Grassi:
"Poco personale e ancora rischi"

"Stiamo cercando, in ogni modo, di fare fronte alla situazione con assunzione di personale che sta ultimando i corsi di formazione, e la riapertura del CDI (in struttura ovvero a distanza) è tra i nostri primi obiettivi"

Risponde all’interrogazione presentata da Roberta Alberini (gruppo Viadana Democratica), Fabrizia Zaffanella, Benedetta Boni (ioCambio) e Adriano Saccani (Uniti per Viadana) la presidentessa della Fondazione Carlo Louisa Grassi di Viadana, interrogazione che chiedeva lumi sul perché il Centro Diurno non fosse stato ancora aperto. Dà una spiegazione alle questioni poste.

Sorprende – scrive Silvia Angelicchio l’interrogazione di una parte della minoranza (firmata solo da alcuni) sul ritardo nella riapertura del Centro diurno integrato da parte della Fondazione Grassi. Sorprende perché la stampa locale e nazionale dalla scorsa estate descrivono la situazione attuale delle RSA dislocate sul territorio lombardo e nazionale rispetto alle gravi difficoltà nella gestione dell’anziano e rispetto all’esodo dei dipendenti in gran parte dovuto a ragioni salariali. La decisione di non riaprire il C.D.I., entro il 2021, è stata presa a malincuore dal Consiglio dopo avere acquisito i pareri del Responsabile sanitario e del medico competente che hanno sconsigliato la ripresa del servizio, sia per le varianti epidemiologiche che impongono una costante allerta (è di oggi la notizia che in una RSA limitrofa dove è stato riaperto il C.D.I. è esploso un focolaio) ed anche per i problemi legati al personale. La nostra RSA ha assistito a dimissioni per trasferimenti presso gli ospedali e le strutture pubbliche (non per politiche gestionali aggressive) stante la riapertura dei bandi che ha innescato un vero e proprio reclutamento di personale, in altri casi, alcuni nostri operatori hanno deciso di congedarsi per raggiunti limiti di età, altri operatori sono stati sospesi per rifiuto vaccinale, altri ancora sono in malattia. Già alcuni mesi fa, le associazioni di categoria hanno indirizzato una lettera al Presidente Fontana ed all’assessore Moratti evidenziando con preoccupazione che l’intero settore sociosanitario è in allarme: si ritrova sempre più sguarnito, con diversi infermieri e operatori socio-sanitari (asa/oss) che preferiscono cambiare posto di lavoro approfittando dei tanti concorsi pubblici che si sono aperti nel 2021. Uneba ha addirittura indirizzato una segnalazione al Ministro Speranza. Una tempesta perfetta. Gli anziani sono tornati a riempire le residenze sanitariema la scarsità di figure professionali pesa sulla capacità delle strutture di rispondere a bisogni di salute crescenti. La nostra Fondazione grazie all’aiuto dell’Amministrazione, della comunità grazie all’eccellente staff medico interno ed esterno ed agli operatori (nessuno escluso) continua ad offrire una risposta concreta e veloce al problema dell’ospitecheha fiducianel nostro lavoro:non vogliamo che la riduzione dell’organico ( per motivi estranei alla Fondazione) porti ad un peggioramento dell’assistenza ovvero ad un carico di lavoro per gli operatori non accettabile. Stiamo cercando, in ogni modo, di fare fronte alla situazione con assunzione di personale che sta ultimando i corsi di formazione, e la riapertura del CDI (in struttura ovvero a distanza) è tra i nostri primi obiettivi. La carenza di risorse economiche non permette alla nostra RSA di competere con i trattamenti stipendiali garantiti dalle strutture ospedaliere, e, quanto al preteso aumento di fatturato che, secondo alcuni, la riapertura del C.D.I. porterebbe, ancora una volta la realtà smentisce l’affermazione perchè, conti alla mano, il servizio C.D.I. ( seppur di innegabile valore sociale e territoriale ) non ha mai rappresentato per la Fondazione Grassi un guadagno ovvero un’entrata economica in grado di appianare le uscite“.

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