Cronaca
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Dopo la pandemia, la guerra: il 2022
rischia di essere disastroso per il settore

Russia ed Ucraina sono tra i principali fornitori di cereali. L'Argentina blocca l'export di farine e olio di soia. Il rischio, anche per l'Unione europea, di scivolare verso un'economia di guerra, con la conseguenza di dover ripensare la Pac e il piano "Farm to Fork"

Se il 2021 per l’agricoltura lombarda, nonostante la pandemia, si è rivelato un anno tutto sommato positivo, con i prezzi che sono riusciti a contrastare l’aumento dei costi, nonostante il loro notevole incremento nella seconda parte dell’anno, il 2022 rischi di diventare un bagno di sangue per gli agricoltori e per le principali filiere produttive dell’area padana, vale a dire cereali e zootecnia, con in primo piano il latte e la carne bovina e suina.

Dopo la pandemia la guerra. Il cui effetto ha fatto schizzare alle stelle i prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime. Russia ed Ucraina sono tra i principali fornitori di cereali, mais, orzo, grano ed olio di girasole all’Europa occidentale. Forniture che verranno ad essere limitate se non a mancare completamente. Non solo: in vista di una possibile stretta futura, alcuni paesi, per prima l’Ungheria in Europa, hanno bloccato l’export di cereali. E anche questo paese si collocava tra i principali esportatori di cereali; l’Italia ad esempio, importa circa il 30% del proprio fabbisogno di mais proprio dall’Ungheria.

Ora, ai paesi europei si è aggiunta l’Argentina da cui arrivano in Italia, ma anche all’Unione europea intera, importanti forniture di alimenti proteici di derivazione della soia. Il blocco all’export argentino riguarda le farine e l’olio di soia; con questa decisione il paese sudamericano ha deciso di tutelare il mercato interno. La decisione dell’Argentina rischia di alterare in modo permanete il mercato dei prodotti proteici per l’alimentazione del bestiame. Infatti, l’Argentina è il primo paese esportatore di derivati della soia su scala globale.

Tre soli Stati – Argentina, Brasile e Usa – realizzano oltre l’80% della produzione mondiale di soia, contro una risibile produzione europea di soia ed altri prodotti proteici ed energetici, come l’olio di girasole. Se anche Brasile ed Usa ricorreranno a misure di questo genere, o anche solo alla limitazione dell’export, per la zootecnia europea saranno veramente periodi duri.

Di questa situazione, che ha allarmato agricoltori ed allevatori che hanno già fatto sentire la loro voce attraverso le loro organizzazioni professionali, si dimostra particolarmente preoccupata anche Assalzoo, l’organizzazione dei mangimisti italiani, che già dalla fine dell’anno scorso aveva lamentato la perdita nel nostro paese di circa il 50% della superficie maidicola, con la necessità di ricorrere ad ingenti quantitativi di materie prime, a prezzi in aumento, dai paesi citati.

Assalzoo segnala lo sforzo fatto in questi mesi da parte delle aziende mangimistiche che hanno cercato di tenere sotto controllo la situazione assorbendo una parte importante dei rincari ma che, allo stato attuale, non sono più in grado di sostenere, pena la sopravvivenza delle stesse aziende. Di fronte ad uno scenario di questo genere e che non ha precedenti, Assalzoo sottolinea che si è arrivati ormai ad un livello in cui è impossibile per l’industria mangimistica contenere l’aumento dei prezzi dei mangimi agli allevatori e che inevitabilmente tale aumento dovrà essere trasferito anche su tutti gli anelli a valle della filiera zootecnica, se non si vuole portare ad un punto di non ritorno gli allevatori, ormai al collasso. Sembra sempre più chiaro che di questo passo, nonostante la globalizzazione dei mercati e la possibilità, peraltro poco sfruttata, di differenziare gli approvvigionamenti, si sta andando a grandi passi verso una economia di guerra.

La situazione si va complicando sempre di più ed è chiaro che, così come i paesi Ue stanno pensando ad una rivisitazione della loro politica energetica, sia indispensabile pensare ad una revisione della Politica agricola comunitaria che, negli ultimi anni, aveva un po’ perso di vista l’importanza della sicurezza dell’approvvigionamento alimentare. Per questo la prima richiesta che arriva da più parti è relativa ad uno slittamento dell’entrata in vigore, prevista per il 1° gennaio 2023, della riforma della Pac, ispirata dal piano “Farm to Fork”, che qualcuno ha voluto ribattezzare “Farm to Famine”.

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