Cultura
Commenta

Torrile, sabato 2 aprile in scena
Parole e suoni dalla deportazione

Una voce femminile e il suono di un violino per restituire, attraverso un monologo/lettura intenso, duro, lucido ed asciutto, una serie di brani tratti dalla testimonianza di Bianca Paganini Mori, prigioniera politica, deportata in Germania nel campo di concentramento di Ravensbrück

“Ermo Colle Teatro” porterà in scena, per la memoria, lo spettacolo “Bianca. Suona nelle notti un suono di Diana. Parole e suoni dalla deportazione” sabato 2 aprile alle 16.30 nella sala “Peppino Impastato” di piazza Pertini a San Polo di Torrile in collaborazione con Anpi Torrile ed Amministrazione Comunale di Torrile, nell’ambito della rassegna torrilese “Marzo in rosa”. Una rappresentazione (voce di Sandra Soncini; musica ed esecuzione di Adriano Engelbrecht) tratta dalla testimonianza di Bianca Paganini Mori: prigioniera politica, deportata in Germania nel campo di concentramento di Ravensbrück.

La trama – Una voce femminile e il suono di un violino per restituire, attraverso un monologo/lettura intenso, duro, lucido ed asciutto, una serie di brani tratti dalla testimonianza di Bianca Paganini Mori, prigioniera politica, deportata in Germania nel campo di concentramento di Ravensbrück.

La partecipazione delle donne alla lotta di Liberazione dal nazi-fascismo è difficilmente misurabile e valutabile per il ruolo nascosto e “dietro le quinte” che ebbe. Emerge, dal loro raccontare, che la scelta antifascista delle donne nacque in loro quando erano ancora ragazze e, quindi, la scelta politica al momento della Resistenza fu una cosa naturale.

La presenza femminile fu costante nella gestione “ai margini” delle operazioni di lotta clandestina dei partigiani; fu raramente in primo piano nelle azioni di combattimento, ma ebbe un ruolo chiave nella cornice organizzativa della Resistenza. Anche se, alla fine della lotta armata, la stragrande maggioranza delle donne non si fece avanti per ritirare medaglie e riconoscimenti. Al loro rientro in patria spesso le donne si videro opporre un muro di disinteresse, di incomprensione, di diffidenza e, talora, persino di ostilità.

“Se fossero state a casa – pensavano e dicevano o lasciavano intendere in molti – non sarebbero state deportate. I guai sono andate a cercarseli”.

Nè si risparmiavano loro umiliazioni come le avvilenti visite che molte di esse subirono negli ospedali militari italiani.

Un’opportunità, dunque, con questa lettura di rivalutare e riconsegnare ai nostri giorni l’importanza di non dimenticare ciò che è accaduto e di restituire un ruolo fondamentale alle figure femminili e al loro operato.

Durata – Lo spettacolo/lettura dura circa 50 minuti.

Cristian Calestani

© Riproduzione riservata
Commenti