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Regionali, in Lombardia Calenda
brucia ancora il Pd con Moratti

Pd verso le primarie di coalizione, ma alleanza piccola come alle politiche

Dal ‘campo largo’ alla ‘coalizione piccola’ il passo è breve. L’ufficializzazione della candidatura di Letizia Moratti con il Terzo polo per le prossime elezioni regionali in Lombardia arriva come una doccia fredda per il Partito Democratico che, proprio questa mattina, aveva riunito la propria assemblea per decidere i prossimi passi in vista del confronto elettorale della prossima primavera.

E una decisione il Pd l’aveva presa, scegliendo di convocare le primarie di coalizione e sposando la ‘linea Sala’, ovvero la proposta di lavorare ad un’alleanza che ricalcasse quella che governa i numerosi capoluoghi lombardi di centrosinistra e che, per dirla come il sindaco di Milano, “in parole povere prevede il Partito Democratico, liste civiche, Azione e Italia Viva”.

Ma l’ufficializzazione della candidatura di Moratti con il Terzo polo cambia tutto. Nonostante la sicurezza del segretario regionale dem Vinicio Peluffo che, poco prima della nota di Moratti, si diceva “certo” che ci fosse “ancora tempo” per dialogare con il Terzo polo, la posizione dei dem sulla ex vice di Attilio Fontana è netta: “Assolutamente no”. E nel pomeriggio, parlando con la ‘Dire’, è lo stesso Peluffo a rimandare al mittente l’accelerazione dei centristi: “Non vogliamo imporre niente a nessuno, ma non ci facciamo imporre niente da nessuno. Così è il Terzo polo che si tira indietro”.

Ma, oltre alla rottura con il duo Renzi-Calenda, i dem si trovano ora a gestire un’altro problema: il rapporto con il M5s. Dopo mesi di corteggiamento ad Azione-Italia Viva, l’asse giallo-rosso è infatti logoro. E se i dem non nascondono il sospetto che i pentastellati “vogliano correre da soli”, il capogruppo del M5s a palazzo Pirelli Nicola Di Marco non perde tempo e attacca gli ex alleati di governo, colpevoli di “aver commesso lo stesso errore dello scorso luglio, con Calenda che gli sbatte la porta in faccia e le forze progressiste che se ne vanno ognuna per la propria strada”.

E il rischio per il Pd, adesso, è proprio quello di ritrovarsi con la stessa alleanza sconfitta alle politiche del 25 settembre. Con l’unica differenza delle primarie, votate dall’assemblea dem e fortemente volute da diverse anime del partito, dalla ‘sinistra’ dell’eurodeputato Pierfrancesco Majorino fino ai cattolici del capogruppo a palazzo Pirelli Fabio Pizzul, passando per gli ‘autoconvocati’ dell’assessore comunale Pierfrancesco Maran. Una scelta per allargare la partecipazione, che è però invisa ai 5 Stelle e, ora, rischia di condannare i dem lombardi all’isolamento.

Agenzia DIRE

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