Cronaca

Ragazzola ricorda oggi il Corsaro
della Resistenza don Sisto Bonelli

Le terre del Po ricordano, martedì 10 ottobre, nel trentesimo della scomparsa, don Sisto Bonelli. In suoi ricordo, alle 17.30, nella chiesa di san Pietro apostolo in Ragazzola di Roccabianca sarà celebrata una messa

Un protagonista della Resistenza e della lotta di Liberazione. Le terre del Po ricordano, martedì 10 ottobre, nel trentesimo della scomparsa, don Sisto Bonelli. In suoi ricordo, alle 17.30, nella chiesa di san Pietro apostolo in Ragazzola di Roccabianca sarà celebrata una messa.

Una figura, quella di don Sisto (che riposa nel cimitero del borgo rivierasco emiliano) passata alla storia in zona. Nato a Roccabianca il primo dicembre 1915 e morto a Parma il 10 ottobre 1993; partigiano, detto don Corsaro, era tenente cappellano e faceva parte della 78esima Brigata Garibaldi Sap come Comandante di Battaglione.

Durante il secondo conflitto bellico era curato a San Rocco di Busseto. Una esistenza, la sua, spesso giudicata controversa. Infatti c’è chi ne ha rimarcato le gesta piuttosto spregiudicate e chi gli è sempre stato riconoscente per il grande aiuto ricevuto in vari modi. Di lui scrive Luigi Leris “Gracco” in “Antifascismo e Resistenza nella Bassa Parmense” evidenziando che “A Busseto in questo periodo si organizza il Cln; la responsabilità fu affidata a Ferretti Alfredo e Massari Nino e le squadre Sap prendono consistenza e passano all’attacco. Vi farà parte anche Don Sisto Bonelli, nome di battaglia Corsaro, curato di San Rocco di Busseto, che in seguito, scoperto, riparerà in zona montana e diverrà Cappellano della 78° Brigata Garibaldi Sap.

Per altro alla fine del conflitto perderà la ‘Curazia’ quale ricompensa del valore cospirativo e combattentistico dimostrato”. In Cospiratori in armi – numero unico delle brigate Sap del 18 maggio 1946 si legge poi che “Bonelli don Sisto…è stato privato della parrocchia per essersi sottratto alla cattura…assumendo l’incarico di Cappellano della 78° Sap. La punizione dura ormai da un anno! Non ritiene l’Eminentissimo Presule di Fidenza sia ora di restituire allo stesso l’onore e la parrocchia? I fascisti repubblicani vengono assolti e reintegrati nei loro impieghi. Don Bonelli soffre ancora le conseguenze della sua attività per chi ha dato prove di patriottismo e di integrità sacerdotale. E’ egli da meno dei repubblicani? Noi della 78° non vorremmo che il confronto facesse pensare ad una condanna all’idea partigiana per la quale ha lottato don Bonelli”.

Alla fine don Sisto, che prendendo parte alla lotta partigiana venne decorato di medaglia d’argento dai combattenti cristiani per la libertà, a San Rocco di Busseto, da curato, ci tornò e vi rimase fino al 1956, anno in cui fu trasferito a Sant’Agata di Villanova sull’Arda dove fu parroco dal 23 luglio 1957 fino alla morte avvenuta nel 1993.

A Sant’Agata, tra l’altro, fece apportare importanti restauri ed abbellimenti alla chiesa-santuario; riorganizzò la parrocchia, fondò la scuola materna e realizzò locali per le opere parrocchiali oltre ad un ricreatorio per la gioventù. Di don Sisto si parla diffusamente anche nel libro “Storie – La Resistenza bussetana e i suoi protagonisti” di Adriano Concari e nel volume “La resistenza armata nel Parmense” in cui l’autore Leonardo Tarantini, tra le altre cose, scrive “I nomi di don Giuseppe Cavalli, di don Nino Rolleri, di don Mario Casale, di don Guido Anelli, di don Luigi Canessa, di don Sisto Bonelli, di don Giovanni Lapina, di don Lambertini e di vari altri, sono ben noti ai partigiani parmensi come quelli di uomini, eminenti nello spirito, nell’intelletto e nel coraggio, i quali nel dedicarsi alla lotta contro la violenta prevaricazione materiale e morale operata dalla dittatura fascista, in una sintesi unitaria di fede cristiana e di diritti egualitari dell’uomo, trovarono il compendio terreno nella loro missione sacerdotale fra gli uomini…”.

Eremita del Po, Paolo Panni

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