Ambiente

Cambiamento climatico: rischi,
sfide e strategie per l'Oglio Po

“Non possiamo più considerare i cambiamenti climatici come un problema futuro: sono già qui e richiedono risposte immediate e coordinate da parte di tutti gli attori del territorio”. A dichiararlo, commentando una ricerca finanziata da Fondazione Cariplo e condotta dal Gal Oglio Po, è Domenico Maschi.

Per il Presidente del Gal, l’approfondita relazione, frutto di una collaborazione con EURAC Research, mette a disposizione “strumenti scientifici di altissimo livello per pianificare il nostro futuro”. Futuro che, considerando lo scenario che si prospetta, pone diverse sfide (anche) per il Comprensorio. Parimenti, non sono da meno le incognite: precipitazioni sempre più irregolari, crescita costante e progressiva delle temperature e un rischio idrogeologico sempre più rilevante. Partendo da questi presupposti, servirà un cambio di passo nell’approccio alla questione. Uno sforzo collettivo per impostare nuove coordinate di sviluppo territoriale in linea con la Strategia Clima dell’Oglio Po.

È quanto emerge dal lavoro analitico di EURAC Research, centro di ricerca di Bolzano, punto di riferimento per lo studio del cambiamento climatico e dei suoi effetti. Il report sarà presentato, in un momento di confronto giovedì 11 settembre alle 21 a Calvatone, presso la Sala Civica “B. Tosatto”. Nelle parole del Direttore del Gal Oglio Po, Giusy Botti, l’auspicio che la serata possa godere di ampia partecipazione: “Questi dati non possono rimanere confinati negli studi scientifici. È fondamentale che amministratori, imprenditori agricoli, associazioni e cittadini comprendano la portata delle sfide che ci attendono. Solo attraverso una strategia condivisa potremo trasformare le vulnerabilità in opportunità di resilienza”.

Il termine “sfide” non è casuale e pone la zona davanti a diversi rischi e scenari con cui dovremo fare i conti in futuro: il primo, quello più “favorevole”, ipotizza che il territorio si attivi riducendo gli effetti del cambiamento climatico; uno pessimista prevede il mantenimento delle attuali tendenze, con conseguenze negative decisamente impattanti. Quattro gli elementi considerati: i fattori climatici di base (come l’aumento delle temperature e le variazioni delle precipitazioni), i pericoli connessi (alluvioni, siccità, ondate di calore), l’esposizione del territorio (popolazione, agricoltura, infrastrutture) e la vulnerabilità dell’area.

“I risultati di questa ricerca – rileva Maschi – ci impongono di guardare in faccia la realtà“. Per questo, la serata di Calvatone può rappresentare l’innesco di una nuova fase, scandita dall’ineluttabilità dei correttivi da adottare: un nuovo paradigma improntato all’adattamento e alla resilienza. Infatti, in prospettiva, sono molte le fragilità del Comprensorio da questo punto di vista luce delle sue caratteristiche peculiari: la conformazione pianeggiante, l’intricata rete idrografica e la forte dipendenza da risorse idriche superficiali che caratterizzano la nostra area sono elementi critici che aumentano sensibilmente il rischio idrogeologico, dovuto all’alternanza di periodi di siccità prolungata e fasi di piogge intense. Una dicotomia che metterà a dura prova i sistemi di drenaggio.

Come si evidenzia nello studio, le ripercussioni più forti si avranno nel settore agricolo, mentre l’aumento delle temperature graverà specialmente su soggetti anziani e fragili della zona.
L’analisi di rischio climatico è stata condotta in linea con la metodologia scientifica dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), organismo delle Nazioni Unite che definisce gli standard internazionali per lo studio dei cambiamenti climatici.

Alla presentazione di giovedì 11 settembre parteciperanno rappresentanti del Parco Regionale dell’Oglio Sud, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore CREFIS, della Fondazione Banca dell’Acqua, dei Consorzi di Bonifica Garda Chiese e del Navarolo, della Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro e della Fondazione Italiana Ambiente.

Lorenzo Costa

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