Bergamaschi racconta l'attacco:
"Sembrava un videogame"
Il racconto stavolta parte dalla fine, dall’esperienza traumatica vissuta da 110 italiani che si sono mossi da località diverse per partecipare nell’Ucraina dilaniata dalla guerra al giubileo della speranza. Con loro anche il viadanese Paolo Bergamaschi su quel treno sfiorato dai droni russi.
“Ricordo i bagliori all’orizzonte con il fumo che saltava fuori – racconta Bergamaschi – soprattutto i veicoli del treno che erano fortemente scossi: così tutti quelli che erano sul treno, anche se era il treno di notte, si sono svegliati bruscamente, dopo di che questo fuoco incrociato è arrivato ancora più vicino al treno perché subito dopo abbiamo sentito il ronzio dei droni ed ho visto a 100-200 metri di distanza il fuoco della contraerea che cercava di abbattere i droni. Sul finestrino sembrava ci trovassimo di fronte ad un videogame”.
Un viaggio, quello del Movimento Europeo di Azione Non Violenta, dell’Azione Cattolica e di tanti altri gruppi che da Cracovia è arrivato a Kiev, Piazza Maidan, con la messa assieme all’Annunzio Apostolico per arrivare poi a Kharkiv, a 40 chilometri dal confine russo piena zona di guerra. “In questi ultimi mesi di fatto il fronte è rimasto fermo, si è mossa pochissima la linea del fronte. Che Putin non voglia sedersi al tavolo negoziale, questo è acclarato, lo hanno capito tutti”.
“Da quanto appare – prosegue Bergamaschi – Putin probabilmente ha salvaguardato un po’ le scorte missilistiche per cercare di dare una spallata e vedere se riesce a penetrare in quelle zone dove non è ancora riuscito a mettere piede, per poi eventualmente sedersi al tavolo negoziale da una posizione ancora più relativamente di forza”
La proposta dopo l’ennesimo viaggio è quella di sempre. “La nostra idea che è stata originariamente l’idea di Alexander Langer, di un corpo civile di pace europeo, ovvero la possibilità per l’Unione Europea di istituire questo corpo di volontari specializzati”.
Giovanni Gardani