Cronaca

Molestie alla capotreno: 59enne
senza biglietto condannato a 6 mesi

Un convoglio Trenord in una foto di repertorio

Aveva molestato una capotreno, e il giudice gli ha inflitto una pena di sei mesi di arresto, così come chiesto anche dal pm onorario. Condanna, per Marco, un 59enne residente a Piadena Drizzona, che il 15 luglio del 2021 aveva spaventato la capotreno, una donna di 43 anni che in quel momento rivestiva il ruolo di pubblico ufficiale. L’episodio era accaduto sul treno che da Milano Centrale era diretto a Mantova.

Alla stazione di Cremona, l’imputato voleva salire sul convoglio, ma era sprovvisto di biglietto. “Non ho il biglietto ma salgo lo stesso“, aveva detto alla capotreno. “Il treno si sarebbe fermato almeno per cinque minuti alla stazione di Cremona”, ha raccontato oggi la vittima. “Ho detto al passeggero che aveva il tempo di andare alla biglietteria, ma lui non ha voluto”. “Dammi la multa“, le aveva risposto lui, consegnandole un suo documento.

L’avvocato Ferrari

In aula la capotreno ha ricordato che l’uomo si era seduto sui gradini del treno e che lei era alle sue spalle intenta a compilare il verbale per fargli la multa. “Ad un certo punto”, ha raccontato la donna, che era riuscita a consegnargli il verbale, “mi sono sentita dire queste frasi: ‘Che belle tette che hai…che bel c…’. Gli ho chiesto di moderare il linguaggio, gli ho ricordato che sono un pubblico ufficiale”, ha spiegato la donna, “ho cercato di mantenere le distanze, ma lui andava avanti, e io mi sono sentita turbata“.

La capotreno, spaventata, aveva raggiunto la cabina del macchinista per chiamare la Polfer, ma nel frattempo il treno era ripartito. A bordo, la capotreno era riuscita a svolgere il suo lavoro senza essere disturbata. L’imputato era sceso alla stazione di Piadena. “L’ho visto scendere dall’ultima porta del convoglio e correre in direzione del sottopassaggio“, ha aggiunto la 43enne. “Sui treni gira di tutto, ma a prima vista quell’uomo sembrava una persona sana di mente. Non era alterato, non era ubriaco, ma mi ha offesa più volte”.

A processo, l’imputato era assistito dall’avvocato Stefano Ferrari, che con il cliente non è mai riuscito a parlare. La difesa ha comunque sostenuto che le frasi proferite dal 59enne non fossero sufficienti ad integrare il reato di molestie, ma a domanda del giudice, la vittima ha sottolineato che quelle frasi erano state “ripetute in modo reiterato”. Per l’imputato, è quindi arrivata la condanna.

Sara Pizzorni

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