Tagli alle CER, c'è preoccupazione:
"Scelta sbagliata per tempi e modi"
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Da 2.2 miliardi di euro a 795 milioni di euro: praticamente un terzo, o poco più. E’ questo il taglio deciso dal Governo in merito ai fondi del PNRR destinate alle Comunità Energetiche Rinnovabili. Due di queste si sono attivate e sono cresciute nel Casalasco Oglio Po in maniera esponenziale e non è banale che il taglio sia giunto proprio a ridosso della scadenza per le domande, che è fissata al 30 novembre.
Il problema è serio per tutte le Cer e dunque anche per le due del comprensorio. “Non è certo questo il modo per incentivare l’energia rinnovabile – spiega Damiano Chiarini, presidente della CER Casalasco Viadanese – anche perché se, come è stato spiegato dal Ministro Giorgetti, il problema è che buona parte dei 2.2 miliardi di euro a disposizione rischiano di non essere utilizzati, sarebbe stato sufficiente aspettare la scadenza del 30 novembre per avere una risposta puntuale e sapere quante domande sono effettivamente arrivate. A quel punto si poteva ridistribuire l’avanzo. Altro punto è stata la mancanza di comunicazione: se nessuno o pochi, a livello nazionale, promuovono le CER, è difficile che la gente partecipi. Noi ci siamo mossi e la risposta c’è stata”.
Un segnale confermato anche da Davide Rech, presidente della CER TOP, Territorio Oglio Po. “Il dato che abbiamo è aggiornato a una decina di giorni fa: da 16mila domande pervenute a ottobre, in un mese siamo giunto a 45mila domande a livello nazionale. Perché questa esplosione? Perché sotto scadenza si corre un po’ di più ma anche perché molte pratiche erano rimaste intasate dalla burocrazia sul portale GSE”.
Un esempio su tutti lo facciamo noi: la Fondazione Aragona di San Giovanni in Croce ha presentato la domanda a maggio e soltanto a ottobre ha avuto via libera. “Così facendo – spiega Rech – il rischio è di lasciare a piedi molti privati o imprese che, stante il taglio dei fondi, sarebbero ammessi ma non finanziati. Ed è vero che si può finire in una graduatoria in attesa, ma di fatto si tratta di fare una scommessa senza più certezze di finanziamento nell’immediato. Il primo taglio di un miliardo di euro, destinato all’agrivoltaico, poteva anche essere accettato, perché sempre di energia verde si tratta e perché un anno fa, quando il taglio è stato fatto, c’erano in effetti poche adesioni. Ma tagliare ora, con le adesioni in netta crescita, è un controsenso”.
Chiarini sottolinea infine un altro concetto. “In molti casi troviamo una difficoltà con gli allacci perché la rete che viene fornita è obsoleta e non supporta il fabbisogno. Questo è un problema serio che va risolto, altrimenti rischiamo di perdere o comunque di non cogliere a pieno, nonostante gli sforzi fatti, un’occasione importante”.
Giovanni Gardani