Cronaca

Parla il prof. aggredito: "Erano in
7-8. Ora ho costola e dito rotto"

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«Una costola incrinata, un dito della mano destra rotto, diversi acciacchi e 21 giorni di prognosi». Giulio Teveri elenca con lucidità le conseguenze dell’aggressione subita sabato 3 gennaio alla pista di pattinaggio su ghiaccio di Guastalla. «La mia colpa? Aver richiamato un gruppo di ragazzi che per ore aveva creato disagi e aver chiesto loro di uscire».

Professore all’Istituto Sanfelice di Viadana, volontario della Croce Rossa e presidente dell’associazione Love Generation, che gestisce la pista invernale nell’area del Palazzo Ducale, Teveri è abituato al contatto con i giovani. Proprio per questo, racconta, ha cercato fino all’ultimo di evitare tensioni.
«Erano una decina – spiega – e dalle 15, all’apertura pomeridiana, continuavano a infastidire chi pattinava: spintoni, urla, pezzi di ghiaccio lanciati in pista. Ho portato pazienza per tutto il pomeriggio, poi verso le 19 ho chiesto loro di uscire. Stava per iniziare l’afflusso serale e non potevamo rischiare altri problemi».

Una decisione che, però, ha fatto degenerare la situazione. «Una volta fuori dal cancello continuavano a minacciarmi. Alcuni erano di origine marocchina, altri italiani. Per evitare guai ho chiamato i Carabinieri: le telefonate dal mio cellulare sono delle 19.07 e delle 19.37. Purtroppo, quando i militari sono arrivati, il pestaggio era già avvenuto».

A scatenare l’aggressione, secondo il racconto di Teveri, sarebbe stato il padre di uno dei ragazzi. «È stato lui a forzare il cancello e a colpirmi per primo con violenza. Poi si sono aggiunti il figlio e gli altri. Erano in sette o otto: ho provato a difendermi, ma ho fatto quello che potevo».

All’arrivo dei Carabinieri di Novellara, l’adulto e alcuni giovani sono stati identificati. «Per gli altri saranno determinanti le telecamere», aggiunge Teveri, dimesso dall’ospedale e ascoltato lunedì pomeriggio come testimone.

Resta soprattutto l’amarezza. «Da insegnante questa vicenda mi colpisce profondamente. La pista andrà avanti fino alla fine della stagione, non vogliamo darla vinta ai violenti. Ma per l’anno prossimo dovremo riflettere seriamente: se un genitore reagisce così, invece di dare il buon esempio, significa che a livello educativo abbiamo fallito un po’ tutti».

G.G. 

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