Toson d’Oro a Gianluigi Buffon: “L’uomo vale sempre più del mito”
A Sabbioneta Buffon si mostra oltre il mito sportivo: il Toson d’Oro diventa occasione per parlare di calcio, debolezze, valori, amicizia e nuovi obiettivi
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“Non credo ai miti, credo agli uomini. L’uomo vale sempre più del mito”. È forse questa la frase che meglio racconta il Gianluigi Buffon visto a Sabbioneta in occasione della decima edizione del Premio Nazionale Toson d’Oro. Davanti al pubblico del Teatro all’Antica, l’ex capitano della Nazionale si è mostrato lontano dall’immagine irraggiungibile del campione, raccontandosi invece con autenticità e senza filtri.
Dai sogni di bambino nelle notti magiche di Italia ’90 fino a quelle vissute da protagonista con la maglia azzurra, passando per gli anni al vertice del calcio italiano tra Parma e Juventus, Buffon ha ripercorso i momenti chiave della propria carriera affrontando anche temi che vanno oltre il campo: la pressione del successo, la crisi del calcio italiano, il futuro professionale, la fragilità personale e il valore dell’amicizia. Un lungo dialogo tra ricordi, aneddoti e riflessioni che ha mostrato non solo il campione, ma soprattutto l’uomo
Notti mondiali e l’esordio con il Parma
Nel corso della serata Buffon ha ripercorso molti momenti della sua carriera e della sua vita sportiva. L’ex capitano azzurro ha raccontato la folgorazione nata durante i Mondiali del 1990 osservando le parate del camerunese Thomas N’Kono: “Scattò una scintilla in me. Mio padre mi diede subito il suo avallo e fu fondamentale”.
Molto emozionante il passaggio dedicato all’esordio in Serie A con il Parma, a soli 17 anni, contro il Milan: “Per me era come toccare il cielo con un dito. A 12 anni sognavo e a 17 raccoglievo già quei sogni. Quel giorno provavo più eccitazione che paura. Mi dissi: adesso vi faccio vedere che esisto anch’io”. Nel raccontare le tappe della propria carriera, Buffon ha citato le città dei due club in cui ha militato in Italia: “Parma mi ha cresciuto e protetto, Torino mi ha preparato ai massimi livelli”. Con ironia ha ricordato anche il suo trasferimento: “Il Parma mi comprò a 12 anni per 15 milioni di lire e mi vendette nel 2001 a 105 milioni. La plusvalenza l’ha fatta”.
I record, la Juventus e la pressione del successo
Parlando delle sue parate più celebri, Buffon ha citato quella su Zidane nella finale mondiale del 2006: “È stata iconica, ma io sono affezionato anche a interventi meno conosciuti, magari un’uscita o un rinvio, perché alcune giocate mi hanno restituito fiducia nei momenti difficili”. L’ex bandiera bianconera ha affrontato anche il tema della Juventus attuale: “Dopo tanti anni di vittorie serve un anno zero. Non puoi pensare di vincere subito, bisogna capire se hai seminato bene. Spalletti? Al di là dei risultati, ha dimostrato di voler costruire un progetto”. Curioso anche il retroscena sul record di imbattibilità stabilito nella stagione 2015-2016: “Dopo 974 minuti senza subire gol mi portarono persino dallo psicologo. Nelle ultime partite la pressione era incredibile: tutti non vedevano l’ora di segnarmi. Quando presi gol mi tolsi cento chili dalle spalle”.
La maglia azzurra
Infine il ricordo più intenso, quello della Nazionale: “Indossare la maglia azzurra significava rappresentare tutti gli italiani, juventini e non. Per un momento il Paese sotterrava l’ascia di guerra. Era una responsabilità enorme ma anche un orgoglio immenso”.
Crisi del calcio italiano e futuro personale
Buffon ha affrontato anche il tema della crisi del calcio italiano, soffermandosi soprattutto sull’evoluzione tattica del gioco: “Noi eravamo forti perché, accanto a grandi talenti, avevamo una superiorità tattica evidente. Oggi gli altri Paesi sono cresciuti, ci hanno studiato e tatticamente il mondo si è livellato”. L’ex capitano azzurro ha poi ridimensionato il dibattito sulla presenza degli stranieri nei club italiani: “Dire che ci sono troppi stranieri non regge, perché abbiamo tanti italiani che giocano nei campionati più forti, come la Premier League. Sicuramente si può migliorare sul settore giovanile, ma il problema non è solo quello”.
Parlando invece del proprio futuro professionale, Buffon ha spiegato di voler scegliere soltanto esperienze capaci di entusiasmarlo davvero: “Devo trovare persone che mi facciano sognare. Devo capire che sfida c’è davanti e se riesce a smuovermi dentro. Se questo non succede, non accetto”. L’ex numero uno azzurro ha confermato di avere già alcune proposte sul tavolo: “Ci sono due o tre opportunità, ma deve essere qualcosa di forte. Ho vissuto talmente tante emozioni che oggi ho bisogno di trovare qualcosa che mi coinvolga davvero”.
“L’amicizia per me è sacra”
Molto personale anche il passaggio dedicato all’amicizia, tema affrontato con grande sincerità da Buffon: “Per me l’amicizia è sacra, a volte persino superiore all’amore. Se ti tradisce un amico può fare ancora più male che una donna”.
Buffon ha spiegato di aver sempre avuto buoni rapporti con tutti nel mondo del calcio, ma di distinguere nettamente tra compagni e amici veri: “I ragazzi del calcio sono amici di campo, ed è diverso. Quando penso agli amici penso alle sei o sette coppie con cui da trent’anni andiamo in vacanza insieme. Un grane amico è Alessandro Nista, portiere con me e Parma e punto di riferimento anche fuori campo. Mio testimone seconde nozze. Poi Chiellini, Barzagli, Bonucci e Andrea Pirlo. Cannavaro e Thuram, loro ci sono sempre anche se amici di campo.
“I grandi allenatori? Prima di tutto uomini di carisma”
Buffon ha parlato anche degli allenatori incontrati durante la sua carriera, sottolineando come il carisma sia stato l’elemento comune ai tecnici più vincenti: “Ho sempre giocato in grandi squadre e quindi inevitabilmente ho avuto grandi allenatori. Conte, Capello, Lippi: tutti avevano una personalità fortissima. Gestire certi spogliatoi non è semplice”.
L’ex numero uno azzurro ha poi raccontato un aneddoto legato a Enzo Maresca: “Quando lasciò Parma gli dissi di “denunciare” i dirigenti, perché era un grande allenatore ma non gli avevano dato le condizioni per esprimersi. Credo che il tempo mi abbia dato ragione”.
“Oggi Donnarumma e Courtois sono i migliori”
Parlando dei portieri attuali, Buffon non ha avuto dubbi: “Per me i più forti oggi sono Donnarumma e Courtois. Ma aggiungo anche Martinez dell’Aston Villa”.
L’ex capitano azzurro ha spiegato quanto il ruolo del portiere sia una continua sfida con sé stessi: “Lo sport mi ha insegnato a combattere ogni giorno sui dettagli: il tempo dell’uscita, quando buttarsi, il posizionamento. Finita ogni stagione guardavo prima gli errori e i gol subiti, perché volevo migliorare”. Secondo Buffon, il calcio gli ha insegnato anche ad accettare il valore degli altri: “Se un mio concorrente era più bravo di me, già a 25 anni riuscivo a riconoscerlo serenamente. Questo mi ha aiutato a spostare più avanti i miei limiti”.
“Ai giovani dico: mettete passione in quello che fate”
Tra i messaggi rivolti ai più giovani, Buffon ha insistito sul valore della passione: “Qualsiasi cosa fai, mettici passione. Non vale solo nello sport. La passione è un’energia che parte dallo stomaco e poi contagia gli altri”. Ha poi ricordato quanto fosse forte in lui il desiderio di affermarsi: “Volevo che i miei amici di Carrara dicessero: io conosco Buffon. Il momento più difficile era a fine stagione, quando aspettavi la riconferma nel settore giovanile del Parma. Tornare a casa avrebbe significato una sconfitta”.
Le fragilità del campione
Buffon ha affrontato senza reticenze anche il tema della fragilità personale: “C’è stato un periodo della mia vita, circa un anno, in cui ho vissuto una forma di depressione e un forte disagio esistenziale”. L’ex portiere ha spiegato come sia riuscito a uscire da quella fase: “Mi ha aiutato non vergognarmi delle mie debolezze. L’unico modo era riconoscere il problema e parlarne, senza fingere di stare bene. Io raccontai il mio disagio, non solo ai familiari”. Fondamentale anche la ricerca di nuovi interessi fuori dal calcio: “Per uscire dalla routine mi creai hobby alternativi. Ricordo per esempio una mostra di Chagall: cose così aiutavano a stimolare un cervello che sentivo inaridito”.
“I miei figli? Prima ho smontato il mito del papà”
Molto personale anche il passaggio dedicato alla famiglia. “Mi sono scelto una grande moglie”, ha detto parlando di Ilaria D’Amico. “Chi fa una vita come la mia non può essere sempre presente in casa. Io spesso ero quasi un ologramma per i miei figli”.
Buffon ha raccontato di aver cercato subito di ridimensionare la figura del “papà campione”: “I bambini crescono pensando che il padre sia un supereroe. La prima cosa che ho detto ai miei figli è che sono stato bravo, ma ho avuto anche una fortuna incredibile”. Parlando del figlio Louis, che gioca a calcio, Buffon ha spiegato: “Sono felice che faccia sport, perché al di là dei risultati è una scuola di vita”.
“Non credo ai miti, credo agli uomini”
Sul futuro, Buffon ha detto di non volersi porre limiti: “Mi vedo con mia moglie, ed è già un punto fermo importante. Per il resto mi vedo ovunque, pronto a ricoprire qualsiasi ruolo”. Poi un autoritratto sincero e autoironico: “Sono una persona contraddittoria, è nella mia natura. Però credo di essere vero, con pochi filtri e pochi fronzoli. Vado d’accordo con quasi tutti perché quello che penso lo dico”. L’ex portiere ha aggiunto: “Mi sono preso in giro per tutta la vita e mi sono divertito. Sono un grande dissacratore: non credo ai miti, credo agli uomini. L’uomo vale sempre più del mito”.
In chiusura ha voluto ringraziare le persone decisive nel suo percorso: “Devo molto alla mia famiglia, che mi ha cresciuto come io avrei voluto crescere i miei figli. Poi ringrazio me stesso per quello che ho fatto tra i venti e i trent’anni e alcuni amici importanti. E infine Ilaria D’Amico, che con grande amore ha fatto emergere una parte bella di me che forse nemmeno io conoscevo”. Sul conferimento del Toson d’Oro: “Quando sono stato chiamato per questo premio ci ho riflettuto e ho pensato che fosse una cosa bella. Non vivo soltanto nel mondo del calcio e per questo sono stato davvero felice dell’invito. Ho percepito il desiderio sincero di stare insieme agli altri, di condividere qualcosa, e ho accettato con il cuore”.