Mondiale, ci siamo! L’emozione di Fernando, messicano di Viadana: “Io all’Azteca da bimbo”
"L'ho già detto anche ai miei figli: questa sera la televisione è tutta per me. Seguirò la cerimonia inaugurale e la prima partita del Messico"
Li chiamano i fantasmi dell’Azteca: Italia-Germania 4-3 ai Mondiali del 1970, la “Mano de Dios” di Maradona contro l’Inghilterra nel 1986. Ma per Fernando Valencia, messicano residente a Viadana, i ricordi legati allo stadio Azteca sono altri: quelli di Messico-Bulgaria 2-0 negli ottavi di finale del Mondiale del 1986.
Che effetto ti fa vedere il Mondiale tornare in Messico? «Lo vivo da lontano, ma sicuramente con grande emozione. Adesso che ci sarà anche la cerimonia inaugurale allo stadio Azteca, mi tornano in mente tanti ricordi. Nell’86 mio padre mi portò a vedere proprio quella partita del Mondiale e mi considero fortunato per aver vissuto quell’esperienza. Sono immagini che porto ancora nel cuore».
Continui a seguire il calcio messicano? «Sì, anche se oggi un po’ meno. Sono lontano da quello che succede in Messico e inevitabilmente seguo meno la nazionale rispetto a un tempo. Però sono molto contento. L’ho già detto anche ai miei figli: questa sera la televisione è tutta per me. Seguirò la cerimonia inaugurale e la prima partita del Messico».
Per il Messico sarà un record: nessun Paese aveva mai ospitato tre edizioni della Coppa del Mondo, anche se questa volta in coabitazione con Stati Uniti e Canada. Un pronostico sul Messico e sulla squadra favorita per il titolo? «Naturalmente mi piacerebbe vedere il Messico vincere il Mondiale, ma credo sia piuttosto difficile. Arrivare agli ottavi di finale sarebbe già un buon risultato. Per quanto riguarda la favorita, vedo bene la Francia, la Spagna e anche il Portogallo. Insomma, penso che una nazionale europea abbia grandi possibilità di vincere».
Hai parenti o amici in Messico? Che atmosfera si respira lì? «Mio fratello vive in Messico, così come mia madre. Lei segue meno il calcio, ma sento spesso gli amici che ho lasciato ai tempi dell’università. Mi raccontano di un clima di grande entusiasmo, gioia e festa. Due miei amici sono riusciti a trovare un biglietto e saranno allo stadio Azteca. Non vedo l’ora di ricevere foto e video, oppure una telefonata in diretta per farmi vivere un po’ quell’atmosfera».
Da quanto tempo vivi in Italia? «Vivo in Italia dal 2010, quindi ormai da parecchi anni. Torno in Messico quando posso. Vivo quello che provano tante persone lontane dal proprio Paese: la mente e il cuore divisi tra due mondi. Da una parte c’è la vita costruita qui, dall’altra ci sono gli affetti e i ricordi. Mi considero fortunato perché riesco a tornare almeno una volta all’anno per vedere amici e familiari. Insomma, a volte il cuore è qui in Italia, altre volte è in Messico».
Di quale città sei originario? «Sono nato a Città del Messico e lì ho vissuto per gran parte della mia vita. Per lavoro ho trascorso alcuni anni anche a Monterrey, una città molto importante dal punto di vista calcistico e che ospiterà alcune partite del Mondiale. Monterrey ha una grande tradizione e squadre molto competitive».
Intanto prende il via il torneo di calcio più importante del mondo, il più grande di sempre, con 48 nazionali partecipanti. Un’edizione storica che, ancora una volta, vedrà l’Italia assente. Che effetto ti fa non vedere gli Azzurri al Mondiale? «Mi dispiace tantissimo. Sono ormai diversi Mondiali che l’Italia non riesce a giocare e da messicano che vive qui ormai tifo anche per gli Azzurri. Purtroppo, ancora una volta, non li vedremo protagonisti in questa competizione».