Da Viadana a Rai 3: Amurt e Centro Family Coaching protagonisti a SpazioLibero
Le telecamere di Rai 3 accendono i riflettori su Amurt Viadana e Family Coaching. A "SpazioLibero" il racconto di un progetto che coinvolge educatori, volontari e famiglie per accompagnare la crescita dei giovani
Non un semplice servizio educativo, ma un luogo dove relazioni, educazione e comunità diventano strumenti di crescita. È questo il messaggio emerso dalla puntata di martedì 16 giugno di “SpazioLibero“, la trasmissione di Rai 3 dedicata al mondo del volontariato e dell’associazionismo, che ha acceso i riflettori sull’esperienza di Amurt Viadana e del Centro Family Coaching.
IL MODELLO VIRTUOSO DI VIADANA RACCONTATO A SPAZIOLIBERO SU RAI 3
Attraverso interviste e testimonianze raccolte sul territorio, il programma ha raccontato un progetto nato nel 2022 e sviluppato per accompagnare adolescenti e famiglie attraverso percorsi educativi, relazionali e comunitari. Un modello virtuoso costruito grazie al lavoro congiunto di educatori, volontari, artisti, professionisti e istituzioni, capace nel tempo di diventare un punto di riferimento per molti giovani del comprensorio.
Ai microfoni Rai Cosimo De Cillis, presidente di Amurt Italia, ha ricordato come l’associazione operi sia a livello internazionale che nell’ambito di progetti sociali sviluppati nel contesto locale. Un ambito in cui spicca proprio il Family Coaching di Viadana. “Ci siamo resi conto che c’era bisogno di intervenire sul territorio e quindi abbiamo intercettato i bisogni delle persone e dei ragazzi”, ha raccontato De Cillis, spiegando come dall’ascolto delle problematiche emerse negli anni sia nato un metodo di lavoro orientato a costruire risposte concrete e calibrate ad ogni specifico progetto.
LA FORZA DEL LAVORO DI RETE
Nel corso del servizio è emerso il ruolo centrale della rete che sostiene il progetto. Moreno Orlandelli, direttore dell’Azienda Speciale Consortile Oglio Po, ha evidenziato come il Family Coaching parta da un presupposto preciso: “I ragazzi sono una fonte di cose positive e non sono mai considerati un problema”. Un approccio che si basa sulla collaborazione tra educatori, professionisti, volontari formati e artisti educatori.
L’ARTE COME STRUMENTO DI INCLUSIONE E CRESCITA
Proprio il contributo dell’arte rappresenta uno degli elementi distintivi dell’esperienza viadanese. Stefano Donzelli, artista educatore in arti performative, ha spiegato come teatro, musica e attività creative aiutino i ragazzi a mettersi in gioco e a costruire qualcosa di cui andare fieri. Accanto a lui, Juan Andres Sarzi Amadè ha raccontato un recente laboratorio di videomaking che ha portato i giovani partecipanti a realizzare un videomusicale partendo da un’idea condivisa fino al prodotto finale. In seguito è intervenuta Iris Caffelli, presidente di Formattart. “Non basta essere un volontario, non basta avere buone intenzioni, bisogna avere competenze specifiche”, ha affermato, spiegando come i linguaggi artistici possano diventare strumenti preziosi per aprire nuove opportunità nei contesti più fragili.
“ESSERE, STARE, FARE”: IL CAMBIAMENTO PASSA DALLE RELAZIONI
Cuore del progetto resta però la relazione educativa. In questo ambito è significativa l’esperienza di una volontaria che, dopo una carriera nell’ambito dei servizi sociali, ha deciso di mettere la propria esperienza a disposizione del progetto e dei ragazzi coinvolti.
In studio Lisa Pessina, referente del Family Coaching, ha sintetizzato gli obiettivi del centro in tre parole: essere, stare e fare. “Per noi essere significa provare a essere credibili ai loro occhi e presenti anche nei momenti più difficili”, ha spiegato. Lo “stare” rappresenta invece la continuità della presenza educativa, mentre il “fare” prende forma quando i ragazzi riescono a trasformare idee ed esperienze in qualcosa di concreto, trovando attraverso l’arte una voce e un’identità.
Particolarmente significativa la testimonianza di Frenkli Shaqja, che ha raccontato il cambiamento vissuto grazie al percorso intrapreso nel centro. “Ho iniziato nel 2021 e da lì è iniziato tutto il mio cambiamento“, ha spiegato. Oggi lavora come aiuto cuoco, ma guarda al futuro con un obiettivo preciso: “Spero di continuare come educatore, mettendo a disposizione degli altri l’esperienza maturata negli anni”.
La trasmissione ha mostrato come il Family Coaching non si limiti a fornire assistenza o a prevenire potenziali situazioni di disagio, ma punti a rendere i ragazzi protagonisti del proprio percorso. “È un lavoro di squadra, è un lavoro di rete”, ha concluso Pessina. “I ragazzi prendono parte attiva, diventano protagonisti. Questo genera il cambiamento“. Un messaggio che da Viadana è arrivato fino alle telecamere della Rai, portando all’attenzione nazionale un’esperienza che continua a investire su educazione, inclusione e partecipazione.